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    Lettera a Fassino da Finmek

    Posted on lunedì 29 gennaio 2007

    Riceviamo da un nostro lettore e pubblichiamo

    "Caro Fassino – che venerdì hai constatato, de visu, le macerie del Polo
    Elettronico- e caro D’Alema: sappiate che anche L’Aquila ha il suo "Libano" che è rappresentato
    da 4000 posto di lavoro persi in soli 10 anni.
    Da quando, cioè, ci fu l’avventurosa
    privatizzazione di Telecom, che si è dovuta fare, purtroppo, solo per fare
    cassa, ma ora però si può giudicare come i Francesi, che nel settore
    delle telecomunicazioni, con le privatizzazioni ci sono andati molto più
    cauti, sono stati molto più accorti di  noi. L’abbandono nelle mani precarie
    dei privati, da parte dello Stato, di questo settore strategico nella società
    moderna è stato, quantomeno, mal gestito.
    Fassino, nella fabbrica vuota e ferma, ai lavoratori ha fatto promesse circa una futura ipotetica soluzione industriale,
    ma ha anche detto che nessuno ha la bacchetta magica. Qualcuno gli  ha ricordato
    che il 30 Agosto, termine ultimo in cui scade la cassa integrazione si avvicina…

    Intanto i sindacalisti Finmek dell’Aquila gli hanno rivolto la richiesta di poter
    essere presenti all’incontro del 7 Febbraio, quando Bersani incontrerà i loro
    colleghi campani, che con le loro proteste durante il vertice di Caserta, hanno
    strappato la promessa di quel tavolo ministeriale. C’è da fare anche un discorso generale
    sull’utilizzo delle poche risorse finanziarie che sarebbe utile vedere quantificato.
    Dunque il governo Berlusconi aveva mandato 3000 soldati in un paese in guerra come l’Iraq,
    adesso sono stati tolti da lì e mandati in Libano, perchè da una parte si sparano
    razzi sugli israeliani e dall’altra  reagiscono bombardando…Ma noi che c’entriamo in
    questa loro diatriba, e quanto ci costa tutto questo, e non dovrebbero essere loro
    a sostenere il costo economico delle nostre missioni di pace. E’ notizia di ieri che l’Italia,
    contribuisce, con ulteriori 100 milioni di euro, alla ricostruzione del Libano.
    Con tutto il rispetto per le iniziative umanitarie, non bisogna però dimenticarsi
    delle tante aree italiane dove c’è una crisi occupazionale spaventosa… e i dipendenti
    di Finmek ne sanno qualcosa. All’ Aquila, oltre ai call center, c’è ormai solo l’industria
    della grande distribuzione, che per funzionare deve avere a monte una diffusione della ricchezza,
    che quì non esiste più. Almeno da quando Telecom e Siemens si disimpegnarono da Italtel
    provocando nel nostro comprensorio un vero e proprio cimitero di posti di lavoro.

    Orsù dunque, si gestiscano con maggiore attenzione le risorse anche in un settore strategico, quello
    delle telecomunicazioni e dell’elettronica, che rappresenta il futuro stesso di una nazione moderna."

    MpL Comunicazione @ 00:00
    Filed under: News MpL

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