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    Le tasse bellissime…

    Posted on venerdì 16 luglio 2010

    “Le tasse sono una cosa bellissima” – disse il ministro dell’economia Padoa Schioppa, una battuta che scatenò un putiferio. Una battuta  assai infelice e molto urticante per il comune sentire.  Immagino cosa ne possono pensare gli oltre 8milioni di quasi poveri certificati dall’Istat, assistiti solo dal volontariato ed abbandonati dallo Stato,  che non riescono a campare  e sopravvivono in perenne equilibrio sul filo del baratro e della disperazione. E cosa ne possono pensare i contribuenti onesti  che pagano davvero tasse insopportabili per fornire praticamente gratis servizi pubblici (come l’Università) ai figli dei ricchi.  E sale un  mugugno sordo di chi sopporta tariffe sempre più salate per servizi pubblici sempre più scadenti  o viene spremuto dal fisco per retribuire con stipendi d’oro  “manager” pubblici incompetenti ed ignoranti… Chissà poi se, passato Padoa Schioppa, c’è ancora qualcuno che   pensi che siano “bellissime” le tasse pagate per i 180.000 italiani che vivono di politica,  un esercito al servizio dei partiti che  appare sempre più una oligarchia insaziabile ed una caricatura ingorda del servizio al bene comune che gli amministratori dovrebbero perseguire.

    Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ma una cosa è certa: la grande maggioranza degli italiani non  pensa che le tasse siano bellissime.   Ed anche l’ultima Finanziaria   ha aumentato la pressione fiscale e, nei primi anni del governo Berlusconi,  è cresciuta pure l’idrovora della spesa pubblica.  In altri paesi europei lo Stato tassa e spende di più, in altri di meno. Il problema vero è che la nostra spesa è troppo squalificata,  non aiuta i cittadini che più ne avrebbero bisogno come in Inghilterra, non aiuta le famiglie come in Francia, non stabilizza i precari e non finanzia borse di studio come in Svezia, non realizza infrastrutture degne di un’Italia moderna, non fa  nulla per i poveri e non premia i meritevoli.

     In compenso, spendiamo 4miliardi di euro per le auto blu, abbiamo 10miliardi di euro per mandare in pensione i cinquantottenni, aumentiamo i contributi a carico dei giovani precari e tra un pò potremo andare in pensione a 90 anni (ma a proposito, a cosa serve più versare i contributi, se la pensione non la prenderemo mai?).  

    Anche per questo l’evasione fiscale è altissima: la maggior parte degli italiani pensa  che le tasse siano spese malissimo. Sgombriamo il campo da equivoci: noi non giustifichiamo gli evasori. Solo l’1% degli italiani dichiara redditi superiori ai 100.000 euro/anno. Una clamorosa "bugia", un vero e proprio furto.  E’ insopportabile che l’ 87% del gettito Irpef derivi dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.  

    Ma se vediamo i numeri,  scopriamo molti luoghi comuni.  L’imponibile evaso ogni anno in Italia è di poco inferiore ai 250miliardi di euro. L’evasione che riguarda i lavoratori autonomi è pari ad un imponibile di circa 3,7miliardi di euro. I lavoratori autonomi quindi evadono il fisco  ma il problema dell’evasione fiscale è ben altro. La maggior parte dell’evasione fiscale viene generato da flussi di reddito prodotti da lavoratori ed imprese che sfuggono completamente allo Stato. L’economia sommersa e l’economia criminale sottraggono al fisco la prima, 200miliardi di euro, e la seconda 100miliardi di euro. Nel sommerso operano tre milioni di lavoratori che, per il fisco, semplicemente non esistono. Spesso si tratta di dipendenti pubblici che fanno il doppio lavoro, e poi c’è l’economia criminale che occupa, spesso in attività lecite avviate però con denaro "sporco", centinaia di migliaia di italiani.  Anche le grandi imprese fanno la loro bella parte: circa 7miliardi di euro di imponibile evaso ogni anno.
     
    La questione dell’evasione è più vasta della mancata ricevuta del dentista, dell’elettricista e dell’idraulico. In Italia le tasse sono eccezionalmente elevate: chi può cerca di evadere (i lavoratori autonomi e le imprese); chi non può paga malvolentieri solo perché non può evadere (la maggior parte dei lavoratori dipendenti); chi riesce ad inserirsi nel circuito vastissimo dell’economia sommersa lavora in contante e non paga un euro di imposte. Esiste poi il grande problema dell’economia criminale, che muove un qualcosa pari al 3% del PIL/anno: la lotta a questi fenomeni (riciclaggio di denaro sporco proveniente in buona sostanza dal traffico della droga, ma anche dalla prostituzione)  appare appannata e deve essere assolutamente rinvigorita.

    E per concludere due considerazioni. Prima considerazione:  a tassazione invariata, contrastare efficacemente il fenomeno dell’evasione porta la pressione fiscale a un livello insostenibile data la scarsa qualità della spesa.  Senza evasione, insomma,  il sistema economico italiano non sarebbe competitivo. La strada da intraprendere allora è una sola: ridurre sia l’evasione sia il carico fiscale sia la spesa improduttiva. E questo lo si predica da anni, ma nessuno lo fa.

    Seconda considerazione: il “senso dello Stato” del cittadino è fortemente decaduto negli ultimi venti anni. Chi può evade le tasse, pur fruendo furbescamente dei servizi pubblici. Quando l’evasione fiscale raggiunge le abnormi proporzioni italiane, è la spia di una profonda malattia, della mancanza di un rapporto di fiducia tra la politica ed il cittadino. La forma più efficiente di lotta all’evasione consiste quindi nel far pagare poche tasse (più leggere sono le imposte, maggiore è l’incentivo a pagare) e nel ricostruire alle fondamenta il rapporto fiduciario tra amministratori ed amministrati. La lotta all’evasione non può esaurirsi nel solo momento repressivo, ma occorre accompagnarla con azioni incisive che recuperino il rapporto fortemente incrinato tra i "sudditi" ed il "principe". 

    In Italia le autorità hanno perso ogni autorevolezza agli occhi della gente.  Gli sprechi di una politica dotata di apparati sempre più ingordi, il clientelismo ed il familismo amorale dilaganti, il parassitismo e l’inefficienza che si annidano nell’impiego pubblico, la scarsa qualità dei servizi,  la giustizia inesistente, costituiscono le ragioni più potenti per cui l’evasione fiscale, in ampi settori sociali, non solo è tollerata ma anzi è pure ritenuta eticamente corretta, come unica forma di reazione contro la cattiva amministrazione e la cattiva qualità della spesa pubblica. Non è giusto, non è etico, ma è così: le tasse sono bellissime solo se la spesa è utilissima.  Se sprechi e ruberie sono diffusissimi, allora le tasse sono bruttissime.
    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 12:37
    Filed under: News MpL

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