• Calendario/Archivio

  • novembre: 2019
    L M M G V S D
    « Ott    
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    252627282930  
    Lavori infiniti

    Posted on martedì 30 giugno 2009

    Percorrendo le autostrade abruzzesi non si può non fare i conti con i disagi provocati dagli infiniti  lavori di manutenzione. Ne sanno qualcosa i terremotati aquilani che, ogni giorno, percorrono la Mosciano-L’Aquila o la Mosciano-Roseto e viceversa: un incubo.  Possibile che tali lavori, che provocano gravi disagi agli utenti-vittime,  siano davvero tutti utili e necessari ed improcrastinabili?  La cosa strana è che questi cantieri si sono moltiplicati negli ultimi anni, tant’è che spesso percorrendo la Teramo-L’Aquila-Roma o la Pescara-Popoli si trovano cantieri praticamente ininterrotti.   Siamo costretti a notarli: il percorso diventa troppo spesso ad una sola corsia, e si formano lunghe code non appena il traffico supera soglie minimali.  

    Ora, i casi possono essere solo due: o si tratta di lavori fatti dal gestore per rispettare standard qualitativi minimi, e come tali non vanno ad alzare il livello dei pedaggi. Oppure si tratta di lavori concordati con l’Anas (ovvero con il regolatore)  e vanno remunerati con idonei adeguamenti tariffari.  La prima ipotesi è illogica, quindi logicamente da escludere:  poiché i lavori sono continui, esagerati ed ininterrotti, i costi aggiuntivi per il gestore troppo zelante sarebbero semplicemente rovinosi, data la durata dei lavori e le risorse impegnate.  Resta la seconda ipotesi: si tratta di lavori concordati dal gestore con il regolatore,  per spuntare incrementi tariffari compreso un "giusto profitto".  Si tratta in definitiva di costi sostenuti dal gestore, ma  debitamente remunerati con generosi adeguamenti delle tariffe. 

    Insomma, noi paghiamo pure per il disagio sopportato, perché spesso i lavori svolti risultano essere incomprensibili sotto ogni profilo. Oppure  vi è qualche gigantesca responsabilità da appurare, qualche macroscopico errore di progettazione, se queste autostrade hanno bisogno di continui e ripetuti investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria.   Chi ha pagato in passato, e perché ha pagato, per tale catastrofica progettazione o erronea esecuzione dei lavori?  Ma anche questa ipotesi non regge: per quanto difettose, le nostre autostrade non possono aver bisogno di lavori infiniti. In un decennio di continui lavori, qualsiasi difetto è correggibile, e qualsiasi difetto avrebbe dovuto ormai essere corretto.

    Ma a cosa servono insomma questi lavori?  Soprattutto, a chi servono? Sono stati sbagliati pure i  progetti di manutenzione? Si fanno lavori su lavori per correggere errori continui? E se sono stati fatti errori su errori, si chiede l’utente-vittima, forse l’Anas dovrebbe chiedere il conto a qualcuno.  E chi risponde degli ingenti danni causati all’utenza, in termini di tempo perduto nelle code? Pure sarebbe interessante calcolare i costi delle Autostrade, tra tempo perso e lavoro infinito.

    Ne risulterebbe conveniente tornare alle statali che, almeno, sono senza pedaggio.

    Ma torniamo alle Autostrade. Un’ipotesi possibile è che l’ammontare annuo dei lavori di manutenzione che vanno remunerati con aumenti di tariffa sia, per il gestore,  una costante da mantenere nel tempo. Questo  per evitare che il pedaggio diminuisca, una volta ammortizzata l’opera. Infatti in Abruzzo, ma anche nel resto dell’Italia, i pedaggi aumentano sempre e non scendono mai, a differenza degli altri paesi civili, laddove i pedaggi si riducono sensibilmente una volta ammortizzato il costo iniziale dell’opera.

    Ma si sa che, appunto, gli altri paesi sono civili, mentre l’Italia per molti aspetti non lo è.

    Infatti paghiamo pedaggi a salasso, per servizi certamente non migliorati. Basti pensare alle ricordate code, ai continui disagi, alle colonnine  SOS spesso guaste ed alla massiccia sostituzione degli operatori ai caselli con Telepass o con macchinette automatiche che non accettano banconote superiori ai 50 o 100 euro. E perché? Così accade che se nel portafoglio ho solo una banconota da 100 o 50 euro, legale ed in corso, il gestore si arroga il diritto di impedirmi di uscire da un casello ad "elevata automazione", dove sono chiamati ad "elevata automazione" quei caselli muniti esclusivamente di porte automatiche.

    Come dire, un modo per essere quasi obbligati a comprare il Telepass.

    Il caso dei lavori infiniti e del servizio sempre uguale se non peggiore, rispecchia una situazione tipica italiana. L’impegno della Regione e del Governo nazionale dovrebbe essere quello di meglio controllare l’Anas ed i  contratti che l’Anas stipula con i gestori. Una questione non  più procrastinabile, per pagare pedaggi giusti, evitare lavori inutili e liberare risorse pubbliche per interventi urgenti nel settore. Tra i quali è anche l’assunzione di qualche  casellante.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 11:29
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *