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    Lavorare insieme per lo sviluppo delle aree interne

    Posted on lunedì 25 marzo 2019

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    Sindaci, associazioni, corpi intermedi, partiti, cittadini. Lavorare insieme per la crescita delle aree interne è la chiave del successo.

    Raramente la politica ragiona concretamente, al di là delle nebbie convegnistiche,  su un tema importante come  quello del binomio “comunità e sviluppo locale”.  La “comunità” si esprime nel protagonismo e nella capacità di visione strategica degli attori locali, nella vivacità dei “corpi intermedi” quali sono le associazioni nelle varie forme,  nell’impegno condiviso a costruire un  futuro possibile del territorio di appartenenza.  Elemento essenziale della  “comunità” è il senso di appartenenza, ovvero quel mix unico di tradizioni, culture, dialetti, ecc., che identificano un territorio ben oltre la morfologia e fanno la vera ricchezza dell’Italia. Le aree interne abruzzesi non sono “comunità” da almeno 30 anni, si beccano come i capponi di Renzo,  e per questo declinano. 

    In un territorio coeso, quando la comunità funziona, le differenze  non sono barriere ma diventano opportunità, i politici non esprimono interessi particolari ma sono direttori d’orchestra di un disegno condiviso di sviluppo radicato nello specifico contesto locale.  Ed allora i vivaci  “corpi intermedi”, come le associazioni civiche e di categoria, interpretano un ruolo fondamentale: costruire relazioni forti tra “cittadini” e istituzioni locali.

    Questa è, in estrema sintesi, la vision che è alla base del successo di alcune comunità rispetto ad altre.  Una comunità si sviluppa e cresce se riesce a valorizzare tutte le sue espressioni e  disegnare strategie di sviluppo dal basso capaci di cogliere le distinte dimensioni che costituiscono il “Capitale Territoriale Locale” e che consentano quindi alla comunità di affrontare le sfide globali, aumentando la capacità di adattamento al cambiamento anche nell’attuale scenario di uniformante globalizzazione.

    In questa prospettiva diviene importante la sinergia  a “cerchi concentrici”  tra istituzioni e  “corpi intermedi” che, lavorando insieme,  devono facilitare le relazioni e sviluppare le competenze finalizzate alla promozione di alleanze che sappiano valorizzare le risorse (umane, ambientali, culturali…) proprie del contesto locale.

    Questa esigenza di creare reti di attori, integrando i diversi approcci ed esperienze di sviluppo locale anche delle aree interne, costituisce il presupposto per una crescita economica solida e duratura, proprio perché centrata sulle specifiche suscettività locali.

    Le trasformazioni avvengono: possiamo gestire o subire, sta a noi decidere. Alcuni territori crescono, altri declinano: possiamo gestire o subire, sta a noi decidere.  Alcune città si sviluppano, altre muoiono:  possiamo gestire o subire, sta a noi decidere

    Il primo compito che politici ed amministratori illuminati dovrebbero svolgere è quello di coinvolgere i “corpi intermedi”  nell’elaborare e proporre qualsiasi progetto rilevante di trasformazione della città.  Piano regolatore generale,  nuovi insediamenti industriali, progetti di sviluppo da proporre alla Regione o al Governo, progetti europei di rilievo, piani di mobilità urbana, opere pubbliche importanti,  progetti di qualità urbana: sono tutti argomenti che trovano nei corpi intermedi la naturale Agorà che deve coinvolgere il territorio nella discussione delle piccole e grandi scelte che faranno il futuro.

    Il valore della cooperazione è anche questo: mettere insieme  le associazioni di persone per uno scopo comune. Se in Abruzzo le aree interne declinano è perché da almeno 30 anni esprimono una classe politica litigiosa mentre le aree costiere sono state molto più intelligenti nel cooperare.

    E’ un lavoro impegnativo ma di sicuro successo, quello di  coinvolgere i portatori di interessi – come Associazioni di categoria, Fondazioni, Aziende, Banche oppure singoli cittadini –  che si impegnino per dare vita ad una qualità urbana diffusa.  E’ un lavoro impegnativo ma di sicuro successo, quello di stimolare  forme originali di partecipazione pubblico-privato, aventi ad oggetto progetti di cooperazione allo sviluppo, solidarietà sociale, progetti pubblici, eccetera.

    Valorizzare il vitalismo e la creatività dei “corpi intermedi” verso esiti coesivi; contrastare tendenze dissolutive; costruire un tessuto istituzionale, sociale ed economico più coeso e competitivo; fare massa critica per rappresentare e promuovere gli interessi della comunità locale a tutti i livelli; selezionare una classe politica di qualità; aumentare la capacità di competere negli scenari della globalizzazione.  La crescita o la decrescita di una “comunità” da questo dipendono: dalla sua capacità di coesione e di fare sistema, nella capacità degli attori locali di non perdersi in  distruttive polemiche e tattiche di Palazzo, ma di coordinare azioni positive  verso un disegno condiviso di futuro. 

    In tal modo si costruisce e accumula capitale sociale territoriale, un bene immateriale motore primo della crescita civile e economica.

    Come diceva il grande Giorgio La Pira “amministrare una  città è importante, ma ancora più importante è darle un ruolo”.  La globalizzazione dei mercati impone un cambiamento nel ruolo del Pubblico: il Comune è il primo attore del territorio, perché è fatto da noi cittadini, ed abbiamo  una rinnovata responsabilità di indirizzo. Di qui il  bisogno di rafforzare cornici di dialogo territoriale affinché vere e proprie partnership di progetto possano svilupparsi su più fronti (economico, sociale, culturale ecc.).

    Le aree interne  hanno enormi potenzialità di crescita ma vengono punite anzitutto da mancanza di vision da parte della classe dirigente e da eccessiva litigiosità. I Sindaci ed i politici tutti devono cooperare, sono obbligati a farlo, al di là della bandierina di appartenenza.  Superare gli egoismi e gli steccati, avviare davvero  il metodo della condivisione e della cooperazione. Solo così potremo ghermire gli obiettivi del riequilibrio  territoriale nell’ottica di un sempre migliore qualità della vita.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 13:35
    Filed under: News MpL

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