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    I tassi strangolano l’economia

    Posted on giovedì 29 novembre 2007


    Settore immobiliare in crisi. Gli USA non crescono. Per l’Europa sarebbe l’ora dello sviluppo. Ma chi lo fa, lo sviluppo?

    Gli Stati Uniti sono da molti anni la locomotiva del mondo. L’economia americana cresce ormai ininterrottamente da venti anni, mentre l’Unione europea langue anemica e la Banca centrale europea (Bce) continua ad aumentare il costo del denaro, vittima di un’impostazione monetarista della propria politica. L’Europa  è debole, subisce e non gestisce lo strapotere delle banche, e le perduranti dificoltà dell’Unione dipendono in buona parte dall’incapacità dell’Unione stessa. Purtroppo l’Unione continua ad essere guidata dal Patto di stabilità, che non distinguendo investimenti e spese correnti, ha avuto un effetto perverso sugli investimenti pubblici.  In uno stato di assenza dell’Europa politica,  per i governi nazionali  è stato più semplice non realizzare le infrastrutture, piuttosto che tagliare le spese correnti e riformare in profondità sistemi pensionistici ormai insostenibili. Si sono così ridotti anno dopo anno gli investimenti in centrali elettriche, ferrovie, strade, formazione,  ricerca,  innovazione, ovvero sono state tagliate proprio le spese più  importanti ai fini della generazione di reddito futuro.

    Gli investimenti pubblici in Europa sono ormai prossimi allo zero. E nonostante tale situazione, l’Europa continua ad aumentare i tassi di interesse: l’aumento dei tassi deciso la scorsa estate, il quarto in otto mesi, fa sentire i suoi effetti. Il denaro costa sempre di più: una pessima notizia per chi si è indebitato per comprare casa, per chi vorrà farlo nei prossimi mesi, per le imprese che vogliono investire. Tutta l’economia europea, già poco brillante, ne sta risentendo. Il mercato immobiliare si è fermato, anche se i mutui sono alle stelle.  La Banca centrale europea (Bce) è troppo rigorosa nella difesa del dogma monetarista, ed è sempre meno interessata alla crescita economica. Anche il Fondo monetario internazionale invita la Bce a seguire una linea più accomodante, ma la Banca europea ha imperniato la propria politica non già sullo sviluppo bensì sulla difesa del valore dell’Euro, costi quel che costi.

    Alle difficoltà dell’Europa si aggiungono i primi segni di un rallentamento dell’America: la crescita USA rallenta da un anno, ed il rallentamento è stato accelerato dalla grave crisi dei mutui. Si riducono di conseguenza anche gli investimenti e i consumi delle famiglie.  Cosa significa tutto questo per noi? Che l’economia americana non sarà più la locomotiva che, assieme a quella asiatica, ci ha tirato fuori dalla crescita zero. Dovremo fare da soli, cercando di ritrovare al nostro interno i meccanismi e la ricetta dello sviluppo. Tassi più alti non aiutano certamente la crescita e l’Unione europea dovrebbe iniziare a pensare allo sviluppo, al lavoro, ai giovani.  Per l’Italia ci sono due difficoltà in più: l’elevatissimo debito pubblico e la bassissima crescita della produttività. Per la nostra regione una ulteriore difficoltà: la frenata del mercato immobiliare si ripercuote con maggiore intensità in Abruzzo, dove il 27% degli addetti opera direttamente nelle costruzioni, cui va aggiunto un importante indotto.  L’aumento dei tassi sposterà ulteriori risorse non solo dalle tasche delle famiglie ma anche dalle casse dello Stato mentre, in una situazione in cui l’inflazione cresce (causa bolletta petrolifera), si potrà distribuire ricchezza solo a fronte di un aumento della produttività.

    Il che significa far girare bene l’Italia…ma chi la fa girare?

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 07:10
    Filed under: News MpL

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