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    La svolta

    Posted on venerdì 30 novembre 2007

    Hanno dovuto ricredersi coloro che ipotizzavano che la tempesta politica innescata dal Cavaliere con la svolta del predellino si sarebbe esaurita nell’arco di pochi giorni: a distanza di quasi due settimane, i toni tra gli ex inquilini della CdL restano aspri e l’orizzonte appare sempre più fosco. Le reazioni e le previsioni scatenate dall’iniziativa di Berlusconi hanno spaziato dal dileggio assoluto (si veda l’articolo di Eugenio Scalfari su la Repubblica di domenica scorsa) all’entusiasmo persino eccessivo, da parte di chi – Capezzone, ad esempio – ha dichiarato di vedere nella scelta del Presidente di Forza Italia “la più grande innovazione dal 1994 a oggi”.
    Non è difficile intravedere le motivazioni, strategiche e di schieramento, se non di vero e proprio opportunismo politico, che si celano dietro atteggiamenti tanto trancianti – sebbene su opposte sponde – rispetto all’ultima trovata berlusconiana. Più convincente, da questo punto di vista, ci sembrano le posizione espresse dal Presidente dei Riformatori liberali, On. Benedetto Della Vedova, che ha salutato come una buona premessa il fatto che il nuovo soggetto sia stato preannunziato come un partito articolato e virtuosamente plurale, fermo restando che, proprio a partire da questa premessa e da quanto le aspettative sapranno tradursi in realtà, dipenderà la concreta possibilità di dispiegare una efficace azione riformatrice in chiave liberale.
    Per parte nostra, ferma restando la fluidità della situazione e la concreta possibilità che tutto abbia a modificarsi (ivi compreso il nulla, secondo una consolidata tradizione italiana), per adesso non possiamo nascondere qualche perplessità in ordine alla manovra messa in atto da Berlusconi.
    La prima riguarda la critica – ormai divenuta quasi d’uopo – al bipolarismo, anzi, come adesso usa dire, a questo bipolarismo. Pur nella convinzione che questo bipolarismo non fosse il migliore possibile (tutto incentrato com’era attorno alla figura di Berlusconi, linea di demarcazione invalicabile per gli appartenenti ai due schieramenti, non possiamo non registrare che proprio il bipolarismo (questo) ha regalato al Paese la possibilità dell’alternanza e la stabilità dei governi, se è vero come è vero che il trascorso esecutivo è stato il primo, nella storia repubblicana, a completare l’intera legislatura.
    E ancora: il bipolarismo (sempre questo, per intenderci) era – e sospettiamo sia tuttora – un dato acquisito dalla stragrande maggioranza dell’elettorato, prevalentemente poco incline al ritorno a scenari confusi e perennemente votati all’inciucio quali quelli che ci si potrebbe dover trovare a fronteggiare.
    Meglio sarebbe stato, allora, interrogarsi su quale bipolarismo costruire in sostituzione di questo, così da evitare il rischio – ad oggi assai concreto – di gettar via l’acqua sporca con tutto il bambino.
    A cascata, va da sé, le perplessità vanno estese alla volontà di dismettere qualsiasi vocazione maggioritaria per il sistema elettorale da costruirsi, con la dichiarata volontà di ritorno ad un sistema proporzionale, per giunta senza premio di maggioranza né indicazione preventiva del premier e senza coalizioni precostituite: uno scenario molto più adatto ad un ritorno al passato della prima repubblica che non all’apertura di una fase davvero innovativa. In un quadro tanto incerto, in cui ancora una volta il sistema ha mostrato tutta la propria capacità di distruzione dell’esistente ma non altrettanta vocazione all’edificazione di un solido futuro istituzionale, ci pare che l’unico punto su cui poter fare affidamento sia, oggi come quindici anni fa, il referendum elettorale.
    Lo strumento bistrattato da molti, abusato da alcuni e snobbato da quelli che “le riforme le facciamo in Parlamento”, ancora una volta si pone (fermo restando l’esito sull’ammissibilità che dovrà esprimere la Consulta) come l’unico certo punto di riferimento su cui poter fare affidamento per voltare pagina. E per certi aspetti questo appuntamento referendario potrebbe rivelarsi più importante di quelli che l’hanno preceduto, se è vero come è vero che d’un colpo riuscirebbe a spazzare via tutti i veti incrociati, i ricatti trasversali ed i giochi delle parti, rompendo gli indugi ed affidando agli elettori un sistema (forse rozzamente ma) efficacemente bipartitico.
    Un referendum che non va per le spicce, sostenuto fin dall’inizio da Alleanza Nazionale, a cui il Cavaliere è certamente favorevole nell’intimo pur senza poterlo esternare pena la rottura definitiva con Umberto Bossi. Questo è il quadro: nel Paese in cui tutto cambia perché nulla cambi, ancora una volta l’unica possibilità sembra quella affidata alla scheda semplice, quella con un SI’ ed un NO barrando i quali sarà possibile imporre alla politica la svolta che da sola, purtroppo, non sa darsi.
    Alessio di Carlo
    MpL Comunicazione @ 16:02
    Filed under: News MpL

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