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    La burocrazia uccide l’agricoltura

    Posted on giovedì 17 gennaio 2019

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    Come dice Arthur Bloch,  se c’è una maniera di rinviare una decisione importante, il burocrate la troverà sempre. La burocrazia uccide anche la nostra agricoltura. La Regione deve cambiare.

     

    Il “mostro” della burocrazia uccide l’agricoltura. Il problema principale dei nostri agricoltori è proprio il cattivo funzionamento della macchina pubblica. Negli ultimi cinque anni la situazione non è migliorata, la regione “facile e veloce” è rimasto un vuoto slogan e sono forti le aspettative del mondo agricolo nei confronti dell’amministrazione che verrà dalle elezioni del 10 febbraio.

    La cattiva burocrazia ha costretto molte imprese agricole a chiudere sotto il peso opprimente della farraginosità dei rapporti con la Pubblica amministrazione e segnatamente della Regione. Ritardi, disservizi e inefficienze pubbliche costano alla singola azienda due euro per ogni ora di lavoro, 20 euro al giorno, 600 euro al mese, 7.200 euro l’anno. Un fardello asfissiante che costringe ogni imprenditore agricolo a produrre nei 365 giorni materiale burocratico cartaceo che, messo in fila, supera i 4 chilometri e ha un peso che sfiora i 25 chili.

    Occorrono otto giorni al mese per riempire i moduli richiesti dalla Pubblica amministrazione centrale e locale. In pratica, cento giorni l’anno. Un compito che difficilmente l’imprenditore agricolo puo’ assolvere da solo e, quindi, nel 60 per cento dei casi e’ costretto ad assumere una persona che svolge questa attivita’ o, per il restante 40 per cento, a rivolgersi a un professionista esterno, con oneri facilmente immaginabili. Un costo sociale enorme che, ridotto del solo 25 per cento, comporterebbe un aumento del Pil abruzzese del 2 per cento.

    Il 90% degli agricoltori denuncia ostacoli e difficolta’ per la propria attivita’ a causa della burocrazia e chiede con forza una forte semplificazione amministrativa e fiscale che e’ ritenuta un fattore indispensabile per lo sviluppo. Asfissiate da questo “peso”, il 25% delle aziende agricole rinuncia a investimenti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 20% preferisce non investire nulla piuttosto che chiedere incentivi pubblici, il 18% è stato costretto a ridurre le coltivazioni o addirittura a chiudere.

    Ogni mese le aziende agricole sono costrette, in media, a impiegare dalle cinque alle sei giornate di lavoro per svolgere gli adempimenti amministrativi. Pesanti anche i “costi” dovuti al fisco e alla sicurezza sul lavoro.

    Il dato più sconfortante: il 75% delle imprese ritiene la regione ed il settore pubblico non un aiuto bens^ un ostacolo alla propria attività produttiva, sia per la burocrazia asfissiante sia per la pressione fiscale e gli oneri previdenziali-contributivi.

    La macchina pubblica in generale e segnatamente regionale costituisce quindi un freno importante allo sviluppo e alla competitività. La riforma della macchina regionale applicata all’agricoltura si impone quindi come una priorità. Il settore agricolo soffre di una eccessiva burocratizzazione, che rende difficile la corretta gestione delle misure del Piano di Sviluppo Rurale da parte di imprese agricole di piccole e medie dimensioni o aumenta i costi di applicazione per quelle di medio/grandi dimensioni. La rivisitazione del PSR si impone pure per scongiurare il rischio di restituire i fondi inutilizzati e rallentare la crescita da parte delle aziende agricole abruzzesi. L’apertura di linee di credito dedicate alle imprese agricole andrà prevista anche in ottica premiale per favorire processi di aggregazione orizzontali e verticali. Irrisolti e da affrontare con urgenza i problemi di gestione dei danni da fauna selvatica.

    C’è molto da fare. L’Abruzzo è rimasto indietro, anche su questo aspetto siamo tornati ad essere Sud.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 21:46
    Filed under: News MpL

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