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    L Foundry cambia padrone ma resta cinese

    Posted on martedì 2 aprile 2019

    Risultati immagini per immagine di un chip wafer a 200mm

    La cessione di LFoundry suscita speranze ed insieme apprensione. Nella foto: i wafer di silicio, sui quali vengono costruiti i circuiti integrati

    LFoundry (componentistica elettronica) è la principale azienda della provincia dell’Aquila e tra le principali abruzzesi.  LFoundry rappresenta un’azienda tecnologica fondamentale per il territorio, sul piano occupazionale, economico e qualitativo, ma anche un’importante azienda per il settore della microelettronica nel nostro Paese. Per queste ragioni bisogna fare il massimo sforzo per tutelare il sito abruzzese e salvaguardare l’occupazione, il lavoro di qualità e la professionalità delle persone. Il nostro Paese ha una sola scelta, se vuole mantenere un ruolo protagonista nell’alta tecnologia e nel confronto con i sistemi industriali degli altri paesi, quella di sostenere con determinazione il rilancio delle  eccellenze industriali, LFoundry tra queste. Ciò premesso, è ovvio che la cessione della proprietà, avvenuta in questi giorni, susciti contemporaneamente apprensione e speranza.

    Ma andiamo con ordine. LFoundry  cambia padrone ma resta cinese.  L’azienda e la Smic (Semiconductor Manufacturing International Corporation) annunciano di aver stipulato l’accordo  per il quale il 100% delle quote di LFoundry viene venduto a Jiangsu Cas-Igbt Technology Co., Ltd,   un gruppo che opera nel settore dell’High-Tech.  Come si legge sul Web, la compagnia ha come il business principale nella ricerca, del design e dello sviluppo di nuovi chip in ambito power, quali IGBT (Insulated Gate Bipolar Transistor) e FRD (Fast Recovery Diode).

    Il management si esprime con entusiasmo sull’accordo: “Stiamo preparando il terreno per l’inizio di una nuova era e ne siamo soddisfatti” dichiarano Sergio Galbiati e Guenther Ernst, rispettivamente vice-Chairman and Ceo di LFoundry. La capacità tecnologica e produttiva dello stabilimento di Avezzano (soprattutto focalizzato nel settore automobilistico, ma anche nella sicurezza e nel campo industriale, con applicazioni come sensori di immagine CMOS, smart power, memorie integrate e altro) fornirà a Jiangsu CAS-IGBT una piattaforma unica attraverso la quale far crescere le linee di business esistenti e quelle nuove che consentiranno un potenziale futuro di sviluppo per Avezzano potendo servire un insieme più diversificato di applicazioni”.

    In queste ore si avviano gli incontri di rito  tra management e dipendenti, in sede Confindustria, per rendere noti nel dettaglio i contenuti dell’accordo. La Regione, inoltre, dovrà chiedere il riavvio del tavolo presso il Governo (MISE) per monitorare gli impegni presi e  avere garanzie sull’effettiva disponibilità delle promesse agevolazioni nell’ambito dei programmi Industria4.0, credito d’imposta sulla formazione e sulla ricerca.

    Molto caute le reazioni delle  parti sociali, che  hanno appreso la notizia domenica a cose ormai fatte.  “Non c’è nessuna chiarezza sull’operazione”, ha commentato Roberto Di Francesco, (Fiom – Cgil), “anzi vengono fuori tutte le preoccupazioni che come Fiom – Cgil avevamo manifestato sin dall’inizio. Le dichiarazioni dell’azienda sono estremamente contraddittorie rispetto a quello che ci avevano detto in passato”.  La Fiom Cgil lamenta il silenzio della Regione e del Governo su una operazione di tale rilievo strategico nazionale. “ Rimangono tutte le nostre perplessità e siamo ancora in attesa di una convocazione da parte del Ministero che ci deve dare delle garanzie rispetto al futuro occupazionale e al piano industriale”.

    Un ulteriore aspetto preoccupa il sindacato: la cessione delle quote da pare dei manager italiani.  La vendita ha interessato il 100 per cento delle quote e di conseguenza anche quelle in mano per il 15 per cento ai tedeschi, e per il 15% circa nelle mani del management italiano sono state vendute.  “Sapevamo che ci sarebbe stata la vendita, ma non ci aspettavamo che sarebbe avvenuta in questi termini”, ha precisato Luigi Abruzzo (Fismic), “proprio oggi (lunedì per chi legge) Galbiati ha iniziato gli incontri con i dipendenti dicendo subito che i posti di lavoro sono salvi. La nuova società cinese è nuova, una realtà in espansione della quale per ora sappiamo poco. Il fatto che le quote siano state vendute al 100 per cento non ci convince molto, vogliamo saperne di più. Ci aspettavamo di essere parte integrante di questa operazione invece siamo stati tirati fuori”.

    “La notizia della vendita di LFoundry alla cinese Jiangsu CAS-IGBT Technology Co. non ci coglie certo impreparati, del resto erano note le oggettive difficoltà dell’azienda di far fronte a una fase di crisi congiunturale legata al costo delle materie prime tra cui il wafer di silicio, che hanno avuto un aumento del 20 per cento e di un costo del lavoro elevato per una strategia di competizione globale. Tant’è che era stato firmato un contratto di solidarietà”. Così commenta Rocco Palombella, Segretario generale Uilm. “A oggi – continua – non possiamo però dare giudizi affrettati sui nuovi acquirenti, aspettiamo di capire nel merito quali sono gli sviluppi e le prospettive che vogliono assicurare all’azienda abruzzese e a tutti i lavoratori.  Un’azienda come LFoundry ha bisogno di investimenti, di puntare sullo sviluppo delle nuove tecnologie e su industria 4.0. Il nostro compito resta quello di monitorare e vigilare affinché vengano salvaguardati tutti i livelli occupazionali”.

    “Per fortuna che abbiamo i contratti di solidarietà aperti perché così far fronte alle problematiche che ci sono”, ha precisato Antonello Tangredi (Fim-Cisl), “il nuovo software deve funzionare quanto prima altrimenti ci saranno disagi futuri. Bisogna vedere ora quali clienti rimarranno e quali arriveranno. Il sito a mio avviso non è sotto tutela, se non per la parte finanziaria”.

    Insomma, occorre capire meglio prima di esprimere valutazioni. In particolare occorre leggere il Piano Industriale dei nuovi proprietari: là si capirà se hanno intenzione di investire, per restare al passo con la incessante evoluzione tecnologica del settore, o se si andranno a valorizzare al massimo le linee produttive esistenti sino alla fine della loro vita utile.

    MpL Comunicazione @ 13:28
    Filed under: News MpL

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