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    Incapienti e non udenti

    Posted on giovedì 29 novembre 2007

    Sono rimasto molto colpito nel leggere la Finanziaria 2008: i poveri sono stati cancellati. Il Governo ha mutuato un termine squisitamente tecnico in uso negli asettici trattati finanziari ed i “poveri” sono stati ribattezzati “incapienti”. Eppure sono altri, e ben più efficaci, i sinonimi di “povero” che la straordinaria lingua italiana mette a nostra disposizione: indigente, bisognoso, inope, privo di mezzi, ecc., per non arrivare ai ben più espressivi disperato, infelice, meschino e miserando. Perché utilizzare al posto del comprensibile ed efficace “povero”, il termine “incapiente” che neppure esiste nella lingua italiana? Infatti ho girato e rigirato il mio "Devoto-Oli", ma “incapiente” proprio non si trova. In qualche manuale di diritto fallimentare in effetti viene utilizzato, nel senso di “somma di danaro ricavata da una procedura esecutiva, che non riesce a coprire una passività”. Ma di un aggettivo si tratta che mai viene riferito alle persone.
    Ed allora mi sono detto: è la solita storia italiana. Tanti anni fa i ciechi furono sostituiti con i “non vedenti” ed i sordi con i “non udenti”. Con l’eccezione dei muti, che chissà perché sono restati muti e non sono ancora diventati “non parlanti”. Ora tocca ai poveri. Per legge vengono cancellati e diventano “incapienti”. Sempre poveri restano, ma volete mettere. Ad insultarsi dicendosi “tu sei un incapiente” risulta molto più elegante del dire “tu sei povero”. Povero è una brutta e conturbante parola, fatta apposta per mettere addosso un senso di colpa. Molto meglio l’asettico “incapiente” per lavarsi la cattiva coscienza.
    Si tratta di una vera presa in giro. Se, come spero tutti pensiate, non c’è niente di male nell’essere poveri, perché dovrebbe essere brutto dire che una persona è povera? Casomai dovremmo preoccuparci di aiutarli, i poveri, invece di battezzarli con epiteti dolciastri e falsi eufemismi. Definire un povero come incapiente è in effetti pura ipocrisia e non indica affatto un maggiore rispetto per la persona in questione. Inventando “incapienti” al posto di “poveri”, la mistificazione piccolo borghese tipica del politicamente corretto ha raggiunto il vertice assoluto dell’ipocrisia. Una perversione lessicale che rivela in pieno la deviazione ideologica che la sostiene. Apparentemente l’intento del legislatore è quello di evitare l’uso di termini detrattivi, tali da far sentire discriminato o umiliato chi ne è indicato. In realtà l’effetto ottenuto, speriamo in buona fede, è esattamente l’opposto. Chiamare un cieco non vedente ed un povero incapiente, significa cancellare le identità o gli status anomali e sgradevoli degli individui. Così facendo si aboliscono le differenze, si normalizzano i diversi, si edulcorano le devianze rispetto al “normale”. Ammettere l’esistenza e la sempre maggiore numerosità dei poveri dà molto fastidio alla politica. La povertà è un termine che si riteneva archiviato, sgradevolmente evocativo, carico di risonanze di un passato di miseria ancora troppo vicino per poter essere riammesso.
    Credo insomma che questi eufemismi servano ai politici a sollevarsi la coscienza, mentre non aiutano certo chi vive nel disagio e nei problemi. La cosa davvero triste è che questa edulcorazione ipocrita della realtà sia proprio venuta da un governo di sinistra che un tempo faceva dei “poveri” la propria bandiera. E senza chiamarli "incapienti".
    Piero Carducci
    MpL Comunicazione @ 00:00
    Filed under: News MpL

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