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    Il ricatto dello spread

    Posted on mercoledì 10 ottobre 2018

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    Il ricatto dello spread. Il sistema finanziario globale destabilizza governi per imporre la propria linea.

     

    L’ultima volta fu in occasione del Referendum costituzionale del 4 dicembre,  quando la grande maggioranza degli italiani respinse il testo di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi.  Lo spread fu agitato e minacciato per influenzare il voto degli italiani, predicendo come sempre  carestie, guerre e sventure ove il Referendum fosse stato bocciato.

       A pochi giorni dal voto referendario,  le stesse truppe che scendono in campo in questi giorni contro la manovra economica del Governo – ovvero “analisti” della grande stampa, agenzie finanziarie, esponenti delle lobbies europee, etc. –  interpretarono  l’agitazione dei mercati e l’innalzamento dello spread come un “segnale di preoccupazione” e cercarono di orientare il voto degli italiani a favore del “sì”.   Un “sì” contro l’incertezza – si disse enfaticamente –  che ovviamente avrebbe dovuto consigliare ad approvare la Riforma costituzionale Renzi-Boschi  in quanto “punto di partenza per poter impostare il futuro e far svoltare il paese” (parole di Renzi).

    Eppure la riforma Renzi-Boschi fu sonoramente respinta, e lo spread dopo qualche sussulto tornò nel dimenticatoio. Non ci furono alluvioni né guerre né carestie né morti né disastri…

    Allo stesso modo lo spread fu agitato nel 2011, e quella volta andò bene a chi lo agitò, tant’è che cadde un governo legittimamente eletto per fare prepotente spazio ai tecnici nominati di Mario Monti.  Nel 2011 agenzie di rating importanti  contribuirono a destabilizzare il mercato dei titoli di Stato italiani facendo impennare  lo spread. L’aumento del famoso differenziale Btp-Bund fu direttamente proporzionale all’accrescersi, nell’opinione pubblica, di un malessere diffuso nei confronti del governo Berlusconi, considerato responsabile di quella crescita (in quei mesi si superarono i 500 punti base).  Dopo la caduta di Berlusconi,  gli stessi ricattatori dello spread nulla dissero quando, nonostante le dure riforme intraprese dal governo Monti –  tra cui  la contestatissima riforma  Fornero –  lo spread era tornato praticamente ai livelli che aveva toccato prima della caduta del governo, ovvero a più di 500 punti base.

    Tutti distratti allora…

    E siamo ad oggi. La triste storia dello spread si sta ripetendo:  lo spread ed i mercati tornano a minacciare per influenzare la politica economica del Governo.  Le forze conservatrici e deflazionistiche, saldamente al comando dell’UE, non tollerano gli accenni di politica keynesiana e di tutela sociale che il Governo gialloverde sta provando a proporre.

    E riparte lo spread.  Non c’è decisione importante della politica che sfugge alla chiave di lettura dei mercati ed i mercati sono la chiave di lettura per comprendere le scelte politiche.  Cambiano i contesti politici, cambiano gli avvenimenti e gli scenari ma ci saranno sempre “analisti” (più o meno obiettivi) che sulle prime pagine dei giornali esprimeranno le  preoccupazioni degli investitori per  l’innalzamento dello spread, richiamando la solita tiritera sul crollo delle borse e vari imminenti disastri.

    Si innesca così la profezia autoavverante: una previsione di rialzo dello spread  che si realizza, almeno in parte,  per il solo fatto di essere stata espressa, amplificata e ripetuta ossessivamente dai mezzi di comunicazione di massa.

    Predizione (aiuto, aiuto, lo spread si innalzerà!) ed evento (disastro! lo spread si alza!)  sono in un rapporto circolare, secondo il quale la predizione almeno in parte genera l’evento e l’evento verifica la predizione. E’ lo stesso meccanismo che si verifica in  Borsa quando iniziano a circolare notizie, più o meno vere, sulle difficoltà di una azienda:  ad una convinzione diffusa dell’imminente crollo di un’azienda, gli investitori possono perdere fiducia e mettere in atto una serie di reazioni che possono causare veramente il crollo della stessa. Allo stesso modo, in una campagna elettorale  un candidato che dichiari di non credere nella sua vittoria può indurre rassegnazione nei suoi potenziali elettori, che si concretizzano in una diminuzione dei voti ed alla probabile sconfitta.

    Ancora una volta, in questi giorni, potenti lobbies si sono messe in moto per sovvertire, come nel 2011, il voto degli italiani, utilizzando il ricatto dello spread.  Fresca di oggi la dichiarazione di un alto dirigente Moody’s, che intervistato da La Stampa ha detto che “È logico aspettarsi che le preoccupazioni sull’Italia manifestate in questi giorni dai mercati si rifletteranno anche nelle prossime valutazioni delle agenzie di rating”.   E Fitch, sempre oggi: “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019″.   Fitch già sancisce che gli obiettivi messi nero su bianco dal governo nella Nota di aggiornamento al Def sono troppo ambiziosi.  Sono dichiarazioni che non faranno certo bene allo spread!

    Le agenzie di rating sembrano comportarsi come veri e propri soggetti politici, lanciando allarmi di declassamento, nei momenti in cui il Paese si ritrova a dovere prendere decisioni politiche importanti.  E se il voto non esprime la volontà dei mercati, avvertono,  potrebbero essere delle conseguenze negative.

    Oggi come nel 2011 rischiamo il  golpe finanziario.   Un’altra ragione per tirare dritto e non farsi influenzare dall’ennesimo ricatto. L’economia reale alla fine vince, e l’economia italiana non potrà mai crollare per 670mld di debito detenuto da Fondi e  banche estere. Il debito italiano è assolutamente sostenibile, il Paese non ha bisogno di diete ma di crescita. Non avremo carestie, guerre e sventure.

    Questa volta il ricatto dello spread non passerà, ne va di mezzo la democrazia !

     

    MpL Comunicazione @ 21:51
    Filed under: News MpL

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