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    Il Comune (non) macina

    Posted on lunedì 31 marzo 2008

    Il governo comunale, che pure ha ereditato una situazione difficile,  non ha saputo dare in quasi un anno alcuna risposta ad alcun problema rilevante. Il Comune sembra dominato  da una casta amministrativa prima ancora che politica. Nulla cambia e nulla si muove, a parte i proclami del Sindaco e le operazioni di maquillage sul bilancio 2008. Cresce le delusione degli aquilani nei confronti del Sindaco,  della sua piccola giunta e del vertice amministrativo. L’Aquila, già in declino economico, è ora in pieno declino politico-istituzionale.

    Dopo la primavera delle aspettative e delle speranze, è arrivato l’inverno della delusione. Il Comune dell’Aquila continua nell’andazzo del passato,  è dunque una macchina che macina male. Molti problemi vengono certamente da lontano, né si può pensare di raddrizzare la situazione in poco meno di un anno.  Ma è l’impostazione che non va, è la svolta che è mancata, è la strategia che non c’è, è la capacità di gestione che risulta essere del tutto carente. 

    Il Sindaco non può pensare di continuare a “governare” a colpi di  interviste  e di proclami.  Il  bilancio 2008 è la palese dimostrazione della difficoltà di Cialente e della sua "giuntarella" ad amministrare.  Al di là delle svolte epocali annunciate dal Sindaco, il continuismo rispetto alla politica di Tempesta è sostanziale; le modifiche apportate al precedente bilancio sono in effetti soltanto piccoli e furbeschi maquillage.  E’ mancato da parte del Sindaco il coraggio (o la volontà) di fare chiarezza nelle zone d’ombra della precedente gestione. Gli aquilani si attendevano davvero che Cialente avrebbe fatto luce negli angoli bui dell’amministrazione cittadina, ed invece il Sindaco ha del tutto disatteso la promessa, pure solennemente fatta, di “cambiare l’aria" a Palazzo Margherita.  Eppure sarebbe stato indispensabile, come premessa ad un nuovo corso, tirare fuori la troppa polvere nascosta sotto i tappeti del Palazzo. Il che avrebbe significato mandare a spasso qualche dirigente, farne ruotare altri, non badare ai cognomi di altri ancora, fare maggiore attenzione nella nomina di qualche assessore, reclutare un direttore generale con solidi e fumanti  attributi,  nominare un nucleo di valutazione dello stesso livello della importanza dei  problemi della città. E poi  auspicare quantomeno il “mea culpa” di chi, nell’amministrazione,  ha sottovalutato e minimizzato accadimenti gravissimi come lo scandalo della Perdonanza e le voragini  nelle casse comunali dovute a gestioni disinvolte se non dissennate, sulle quali non risulta che Cialente abbia avviato azioni di responsabilità nei confronti di chicchessia. 

    Bisognava fare chiarezza, e non confondere tutto in una indistinta melassa, provare a fare qualche aggiustamento organizzativo,  peraltro senza alcuna logica scientifica, e nella sostanza lasciare tutto come prima. Bisognava fare chiarezza su tutto:  operazioni spericolate e mancati controlli, cattiva amministrazione e partecipazioni collusive, strapotere di alcuni dirigenti e accondiscendenza della politica.  Una brutta sensazione che circola tra gli aquilani – certamente infondata – è che in fondo il Sindaco non abbia alcuna volontà di cambiare nulla, al di là dei proclami settimanali, e si autotuteli per la sua perpetuazione, rinunciando in partenza ad ogni tentativo di rinnovamento della classe dirigente “comunale”, un blocco di interessi che costituisce una impermeabile classe feudale.  Nessuna formula organizzativa o gruppo di lavoro potrà supplire  al deficit di impostazione dimostrato dal Sindaco in questi mesi opachi di governo. Nessuna prestigiosa società esterna potrà supplire all’inefficienza ed inefficacia della giunta ed alle improvvisazioni creative del vertice amministrativo.

    Al declino economico della città si aggiunge ora  il declino istituzionale. Il Comune di centro-sinistra, pur dello stesso segno della Regione,  pesa poco sulla bilancia della politica regionale (lo stesso dicasi per la Provincia).   La politica abruzzese ha sede a Pescara, il segretario del Partito Democratico è il Sindaco di Pescara.  E’ quel Luciano D’Alfonso che all’Aquila sproloquia sulle “magnifiche sorti e progressive” del capoluogo, presenta un progetto di legge al quale poi i consiglieri del PD fanno mancare il numero legale, e si impegna invece con “rabbia e determinazione” (sono le sue parole) a portare avanti il progetto delle Torri dell’amministrazione regionale a Pescara, progetto che all’Aquila capoluogo di diritto ma non di fatto assesterà il colpo decisivo.  La classe dirigente aquilana è pure divisa e rissosa (con le dovute eccezioni), incapace di fare sistema e trovare l’unità d’intenti neppure su temi di importanza strategica; in definitiva, non riesce a determinare alcuna scelta di politica nazionale o regionale di qualche impatto sulla città. Una decadenza diffusa della quale la Giunta Cialente è soltanto l’ultima espressione, ma che coinvolge pure molta politica e, non potrebbe essere altrimenti, pure  la classe dirigente imprenditoriale e finanziaria (anche qui con le dovute eccezioni).

    Il tempo s’è fatto breve, per arrestare il declino, e nessuna rinascita de L’Aquila potrà prendere forma da un cumulo di macerie. La rinascita aquilana deve dunque essere anche e soprattutto rinascita morale.  Se per troppi anni sono saltate le regole ed i controlli, e l’andazzo è diventato norma, questo coinvolge indubbiamente responsabilità personali da appurare,  ma pure responsabilità politiche diffuse sulle quali si dovrà meditare. Solo dopo aver chiarito questi punti morali, che vengono prima del concreto amministrare, si potrà parlare di una nuova stagione e di una nuova giunta comunale, di quella vera.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 11:01
    Filed under: News MpL

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