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    Il frullatore di Cialente

    Posted on sabato 19 aprile 2008

    La Magistratura indaga dopo le denunce. Cialente ha annunciato una visita al Procuratore, ma nulla sappiamo. Intanto su ordine del Nucleo industriale di Bazzano l’impianto di triturazione deve chiudere, come era ampiamente prevedibile e come previsto da diversi osservatori. L’area non è idonea. Riproponiamo un nostro pezzo, addirittura del 22 gennaio,  che già sollevava molti dubbi sul frullatore di Cialente. L’ennesima figuraccia del Comune. Ormai parlare male del Sindaco è come sparare sulla Croce Rossa.

    Pubblicato il 22 gennaio 2008 su www.mpl.it – Una settimana, un proclama. Giusto per non smentirsi. Tanto per coprire, con una comunicazione battente e prolissa, il quasi nullismo della sua giunta. Il proclama del Sindaco, questa settimana, è sui rifiuti. Ho risolto l’emergenza dei rifiuti all’Aquila, dice Cialente a destra ed a manca, ripetendolo fino alla nausea a TelePezzopane ed alla solita più che accondiscendente "giornalista". Se poi andiamo al succo della questione vediamo che, secondo il Sindaco, il problema dei rifiuti sarebbe stato risolto perché è stato attivato un "frullatore" a Bazzano che, oltre a triturare il pattume, in futuro (ma non oggi)  separerà il ferro dal pattume urbano. Punto e basta, questo è stato fatto, cioè la sola triturazione. L’adeguamento parziale  ad un obbligo di legge: infatti il ferro non può essere più conferito alle discariche e dovrà essere separato prima. Una cosetta buona, ma un semplice adempimento amministrativo. Davvero pochino, quasi nulla in termini di riduzione della Tarsu. Anzi addirittura qualcuno ha fatto conti, non smentiti ancora dal Comune, secondo i quali il frullatore – ammesso e non concesso che possa operare là dove si trova –  andrà ad aumentare e non a diminuire i costi di smaltimento (e questo a causa del costo eccessivo di trattamento)….

    Insomma, soliti proclami a parte,  siamo ben lontani dall’aver risolto  il problema dei rifiuti all’Aquila. Il Movimento per L’Aquila ha affrontato da tempo la questione, producendo uno studio articolato. Perché all’Aquila paghiamo la TARSU e non la TIA?  Eppure tutti gli studi evidenziano i vantaggi della Tariffa Igiene Ambientale (TIA) sulla Tarsu. Lo studio, finalizzato ad individuare alcune misure di semplice ed immediata applicazione per la riduzione della Tarsu, ha messo in evidenza come i cittadini aquilani potrebbero trarre un notevole risparmio se le autorità preposte mettessero in atto alcuni piccoli accorgimenti. Dall’analisi sono emerse gravissime inefficienze nel processo di raccolta dei rifiuti che potrebbero essere eliminate in pochissimo tempo. Lo studio suggerisce innanzitutto di sostituire la Tarsu, aumentata nell’ultimo anno del 35%, con la Tia (Tariffa igiene ambientale), già adottata da molti comuni italiani (soprattutto al Nord). Il punto di forza della Tia si basa sul principio dell’equità:  gli importi da pagare sono correlati alla reale produzione dei rifiuti da parte dei  singoli cittadini, e si opera una netta distinzione tra rifiuti domestici e non domestici. Mentre la Tarsu è applicata unicamente sul parametro della superficie utile degli insediamenti, la Tia introduce anche il criterio della valutazione del numero dei componenti del nucleo familiare. In poche parole la Tia aumenta per chi  produce più rifiuti ed per le famiglie più numerose. “Tutti i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura e provenienza giacenti sulle strade e aree pubbliche soggette ad uso pubblico – afferma Piero Carducci presidente MpL – sono coperti dai comuni mediante l’istituzione di una tariffa denominata Tia.  La Tariffa di Igiene Ambientale è dovuta nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, a qualsiasi uso adibiti, o aree scoperte ad uso privato esistenti nelle zone del territorio comunale. Gli enti locali individuano il costo complessivo del servizio e determinano la tariffa, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio e tenuto conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato. La Tariffa – continua – risponde a tre principi fondamentali: sostenibilità ambientale, perché auspica comportamenti virtuosi rispetto all’ambiente, sostenibilità economica, con un equilibrio fra entrate ed uscite, ed equità contributiva, poiché si paga solo per il servizio effettivamente fornito. Per raggiungere questi obiettivi è stato stabilito un metodo unico a livello nazionale e sono state elaborate e definite tabelle da applicarsi per la determinazione dei rifiuti prodotti nelle abitazioni e nelle imprese. La tariffa è composta da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti e allo spazzamento, e da una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti raccolti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. La tariffa Tia di riferimento è determinata dagli Enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio ed è applicata e riscossa dai soggetti gestori. La tariffa è articolata – continua – in fasce di utenza domestica e non domestica oltre che articolata a livello territoriale sulla base delle caratteristiche delle diverse zone del territorio comunale, ed in particolare alla loro destinazione a livello di pianificazione urbanistica e territoriale, alla densità abitativa, alla frequenza e alla qualità dei servizi da fornire. Le conseguenze dell’applicazione della TIA sono facilmente immaginabili – conclude Piero Carducci –  specie se si pensa alle gradi utenze commerciali che ovviamente hanno da smaltire quantità di rifiuti che non possono essere paragonati a quelli domestici. E’ chiaro che la quantità di rifiuti domestici da smaltire non dipende dalla superficie occupata ma dalle persone che occupano la superficie. Il regolamento che introdurrà la TIA potrà prevedere sconti per le famiglie numerose ma povere.

    L’Aquila ha uno dei  costi più alti d’Italia per lo smaltimento rifiuti  Per una tonnellata da smaltire in discarica gli aquilani pagano 142 euro contro gli 80 euro che pagano in media gli altri cittadini italiani. Tale costo così elevato dipende da diversi fattori: L’Aquila non è dotata di una discarica, i rifiuti vengono ammassati a Lanciano; i bilici che si dirigono verso Lanciano sono colmi di rifiuti totalmente indifferenziati (a parte il ferro) che costano ai cittadini, in termini di ecomulta, circa un milione di euro l’anno e una perdita pari alla somma che le aziende del circuito-consorzio Conai pagherebbero per acquistare ciò che differenziamo (ad esempio, la carta viene pagata da CONAI 90euro/t; l’alluminio 300euro/t).

    Le conclusioni del gruppo di lavoro dell’MpL possono essere quindi riassunte nei seguenti punti: aumentare la raccolta differenziata non domestica (è sufficiente un’ordinanza del sindaco che obblighi i grandi utenti e gli esercizi commerciali a differenziare); aumentare la raccolta differenziata domestica; rimettere in funzione le isole ecologiche e differenziare l’alluminio; introdurre subito la Tia ed abolire la Tarsu;  realizzare la discarica e l’impianto di differenziazione vera. Secondo lo studio dell’MpL,  l’applicazione di tali misure porterebbe a risparmi stimati dal 30 al 60%

    MpL Comunicazione @ 16:30
    Filed under: News MpL

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