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    Il cucchiaino d’oro

    Posted on sabato 6 agosto 2011

    Leggevo ieri su un giornale americano che una delle ultime (folli) mode dei nababbi della finanza di Wall Street, una specie di squali che si arricchisce speculando sulle disgrazie altrui, quella di gustare una coppa di gelato in un locale di Manhattan. La coppa viene servita con un cucchiaino d’oro massiccio che l’avventore, gustata la fresca delizia alla frutta esotica o al cacao equadoregno, pu portare via. Costo di una coppa media: 1000 dollari, ovvero pi dello stipendio mensile di un operaio addetto alla catena di montaggio. Questo il bel mondo capitalistico: i ricchi sono sempre pi scandalosamente ricchi, i poveri sono sempre pi disperatamente poveri. Un mondo semplicemente osceno. Un mondo da cambiare.
    La crisi una parola sconosciuta per i papaveri della finanza mondiale: grandi banchieri, grandi speculatori, manager delle famigerate agenzie di rating, ecc. ecc. Non pi di 100.000 persone in tutto il mondo. Questi signori senza etica e senza regole, che guadagnano 700 o 1000 volte pi di un loro dipendente, non sanno fare altro che far ripetere ai mass media da loro controllati la stessa storia: per uscire dalla crisi occorrono sacrifici, ovvero pi tasse e meno spesa, meno debito e pi liberalizzazioni. E’ il mercato, dicono loro, che rimette le cose a posto. Ma il mercato funziona in un solo senso: nell’aumentare dualismi e differenze, in una maniera ormai intollerabile. I sacrifici non riguardano mai operatori della finanza, banchieri e speculatori, mai la finanza selvaggia e gli odiosi speculatori su cibo e petrolio. I sacrifici sono sempre per gli stessi: disperati del terzo mondo, lavoratori dipendenti gi allo stremo, contadini ai quali le merci vengono pagate 100 volte di meno del prezzo finale, precari che non avranno mai la pensione, pensionati sotto i 500euro/mese che neanche la mortadella possono mangiare… sacrifici, tasse e poi ancora sacrifici.
    I grandi gruppi finanziari controllano i fondi speculativi (hedge fund) che a loro volta sono azionisti delle agenzie di rating che, con i loro giudizi non sempre tecnici ed obiettivi, determinano la vita o la morte degli Stati nazionali (vedi Irlanda, Grecia, Portogallo ed ora tocca all’Italia). La finanza domina pure una politica debole se non inesistente che sa solo balbettare e nulla proporre di alternativo ai sacrifici imposti dai monetaristi al potere. Mai una tassa sulla finanza speculativa, l’unico mercato dove consentito di vendere beni che non si possiedono (principio base della speculazione), viene proposta da governi succubi se non complici dei “papaveri”. Eppure i fondamenti dell’economia sono solidi, il petrolio disponibile in abbondanza, ci sarebbero le condizioni per lavorare tutti con soddisfazione. Ma i “papaveri” devono mantenere la casa alle Bahamas, viaggiare in elicottero e mangiare il gelato con il cucchiaino d’oro. E’ la finanza speculativa a rovinarci, a provocare la crisi con i mutui subprime e lo scandaloso, vergognoso, truffaldino mercato dei derivati. Ma nessuna tassa viene proposta sui grandi patrimoni e sulle transazioni. Nessun impegno concreto sullambiente. Poco per la povert e per ridurre le diseguaglianze tra popoli e nazioni.
    Le economie avanzate si impegnano soltanto sui sacrifici, ovvero a dimezzare entro il 2013 i loro deficit. La principale priorit del mondo ormai dominato dalla finanza, quella di ridurre i deficit pubblici.

    Nessun impegno per loccupazione: in molti Paesi dicono i papaveri ed i loro servi politici resta ancora a livelli inaccettabili e limpatto sociale della crisi ancora ampiamente sentito. Basta cos. Chiacchiere, insomma. Nessuna reale decisione. Si continuer come prima: i deficit saranno pagati dai cittadini, ovvero da noi, e non dai delinquenti che li hanno generati.

    Saranno anni durissimi, e la Grecia insegna. E’ il sistema che non va. Dovremo risanare i conti pubblici in pochissimi anni. Gli ulteriori obiettivi dei papaveri (ovvero maggiore crescita ed occupazione) non saranno naturalmente raggiungibili, poich i drastici tagli dei bilanci avranno effetti negativi sulla crescita e deprimeranno i consumi delle famiglie. Leccessiva disciplina sul debito sta uccidendo la debole ripresa economica. Ma i papaveri hanno altro a cui pensare. Aragoste, champagne, lussi sfrenati e stipendi di milioni di euro/anno. Ed il gelato con il cucchiaino d’oro.
    Piero Carducci
    MpL Comunicazione @ 15:51
    Filed under: News MpL

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