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    I veri Vip sono i cittadini

    Posted on mercoledì 13 agosto 2008

    Un articolo di Marco Travaglio descrive con delle parole che possono essere confuse con la polemica il diverso trattamento che i cittadini ricevono di fronte alla legge. A seguito della scarcerazione di Del Turco si sono susseguite visite ed attestazioni di solidarietà. Io non esprimo nessuna solidarietà senza sapere se sono o non sono stati commessi reati nei confronti della pubblica amministrazione….

    Condivido le parole di Travaglio che esprimono un sentimento sempre crescente che vuole il cittadino suddito da una parte e il politico Vip dall’altra. Una distinzione che questo governo ha contribuito ad accentuare attraverso un comportamento e leggi ai limiti della costituzionalità.

    Io sostengo che i "Very important people" dello stato sono i cittadini. Invito tutti i politici a ricordarsene prima di esporsi con esternazioni e manifestazioni di solidarietà nei confronti di un indagato.

    Riporto in seguito l’articolo di Marco Travaglio, pubblicato il 12 agosto sull’Unità, dal titolo "Arresti di prima classe":

    "Poniamo che arrestino un tizio, uno sconosciuto che non è Vip e non ha amici Vip, con l’accusa di aver rubato 6 milioni di euro alla collettività rapinando una banca o rubando nelle ville. E che poi lo scarcerino dopo 28 giorni.
    Giornali e tg sarebbero pieni di commenti indignati di politici e opinionisti contro l’ennesima «scarcerazione facile». «Rubò 6 milioni, già a casa». «La polizia li mette dentro, i giudici li mettono fuori». «Alfano, ispettori contro le toghe buoniste». «Pdl e Pd uniti: tolleranza zero contro ladri e rapinatori». Difficilmente a qualcuno verrebbe in mente che il tizio è solo un sospetto rapinatore e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza. Poniamo invece che il tizio accusato di aver sottratto 6 milioni al prossimo sia un politico sospettato di mazzette sulla sanità. Più precisamente un governatore, magari dell’Abruzzo. Ieri ha ottenuto i domiciliari dopo 28 giorni di carcere per cessato pericolo di inquinamento probatorio (ma non di reiterazione del reato). A nessuno è venuto in mente di gridare alla scarcerazione facile, di protestare perché è uscito dopo «appena 28 giorni». Anzi, qui «facili» erano le manette. Quei 28 giorni sono parsi eccessivi a chiunque si sia espresso sul caso. Parve eccessivo anche il primo giorno di custodia, tant’è che un minuto dopo lo scattare delle manette era già tutto un coro: «Era proprio necessario arrestarlo?». Eppure, per la Costituzione e la legge, tra il tizio e Del Turco non c’è alcuna differenza: entrambi sono sospettati di aver derubato la cittadinanza della stessa somma, entrambi devono restare in cella per un po’ onde evitare che concordino versioni di comodo con testimoni e coindagati. Possibile, allora, che politici e media li trattino in modi così diversi, anzi opposti? L’unica spiegazione è il razzismo sociale che è venuto montando in Italia, creando una Costituzione materiale che ritiene intoccabili «a prescindere» i membri della Casta, in barba al principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Se il tizio accusato di aver rubato 6 milioni avesse ricevuto in carcere decine di visite di parlamentari e membri (o ex) del governo, di destra e di sinistra, alcuni dei quali latori di pizzini inviati da altri politici, compreso il premier, tutti graniticamente convinti della sua innocenza (e della colpevolezza dei giudici), la notizia avrebbe destato enorme scalpore. Tutti si sarebbero domandati a che titolo tanti politici (ammesso e non concesso che li avessero fatti entrare) solidarizzassero in cella con un signore sospettato di reati tanto gravi e cos’avessero da spartire con uno così. Invece il pellegrinaggio di amici e colleghi nella cella di Del Turco (ufficialmente «in isolamento»!) è passata come una normale, quasi doverosa testimonianza di solidarietà all’illustre recluso. Anzi, è bastato che Veltroni manifestasse la sua fiducia nella magistratura, evitando di emettere sentenze che non gli competono, per esser bollato di «ipocrisia» e «antisocialismo». Ieri, sul Corriere, Pigi Battista ha fornito un catalogo completo del razzismo sociale applicato alla giustizia, in un memorabile commento dal titolo «E se Del Turco fosse innocente?». Il prode Pigi lacrima perché Del Turco fu «prelevato dalla sua casa all’alba, come il peggiore dei malfattori». Frase rivelatrice quant’altre mai del doppiopesismo classista di cui sopra: se non ne ricorrono i presupposti di legge, non si arresta né all’alba né al tramonto, né prima né dopo i pasti; ma, se i presupposti ci sono, l’orario e le modalità dell’arresto sono del tutto secondari rispetto ai fatti che l’hanno originato. Invece, per tutti i Battista d’Italia, i «signori» – se proprio si vuole arrestarli – meritano le manette di prima classe, quelle di velluto, possibilmente precedute da una telefonata di cortesia. Infatti Pigi chiede addirittura un risarcimento per Del Turco, scarcerato – a suo dire – «con 48 ore di ritardo causa introvabilità del gip», rientrato ieri dalle ferie per esaminare l’ok dato sabato dalla Procura ai domiciliari. In realtà non c’è stato alcun ritardo, visto che il gip aveva 5 giorni di tempo per rispondere ai pm e ne ha impiegati solo 2. Seguono le solite giaculatorie sulla «presunzione di innocenza», che non c’entra nulla: la custodia cautelare riguarda sempre i «presunti non colpevoli», altrimenti non sarebbe cautelare, ma definitiva. In carcere ci sono 30 mila persone nelle condizioni di Del Turco, ma naturalmente Battista si muove solo per Del Turco. E lo paragona addirittura a Enzo Tortora sol perché non s’è ancora scoperto «dove sono andati a finire i proventi» delle presunte mazzette. Ci sarebbe pure la possibilità, sostenuta dai pm, che i soldi siano finiti in alcuni immobili e/o in qualche conto cifrato nei paradisi fiscali. Ma lo Sherlock Holmes di Via Solferino non sente ragioni: se uno – puta caso – nasconde bene la refurtiva, vuol dire che è innocente. Attendiamo con ansia un editoriale dal titolo rovesciato: «E se Del Turco fosse colpevole?». Cioè se fosse come Craxi, come Contrada, come Mambro e Fioravanti, per citare solo alcuni dei condannati definitivi che Battista e il Corriere continuano a trattare da innocenti. Come pure i 18 pregiudicati, da Dell’Utri in giù, che popolano il Parlamento. Ecco: se Del Turco fosse colpevole, sarebbe innocente lo stesso."


    Antonio Di Pietro

    MpL Comunicazione @ 22:17
    Filed under: News MpL

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