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    I Re Mida al contrario

    Posted on domenica 1 giugno 2008

    Il Re Mida trasformava in Oro tutto quel che toccava. Cialente non è Re Mida, e lo abbiamo ben capito dopo un anno di (non)governo della città. Quel che tocca invece di diventare oro, diventa altro. Diventa qualcosa brutto di aspetto e maleodorante…. Lo stesso dicasi per Benedetti:  i due si sono occupati della legge speciale dell’Aquila per poche ore, ed ecco che una strana maledizione ha immediatamente colpito il provvedimento. L’Aquila è stata impallinata per mano di Camillo Cesarone, esecutore materiale, ma i mandanti siedono in Comune, questo è sicuro e tutti lo hanno capito. I due strani Re Mida si sono detti: noi non riusciamo a fare nulla di significativo, non combiniamo granché per questa decadente città, non sappiamo amministrare né gestire i problemi indubbiamente complessi dell’Aquila. Non possiamo permetterci che Antonio Verini metta il cappello sulla legge per L’Aquila, dimostrando di riuscire a fare qualcosa di buono. E quindi ammazza la legge, dagli al Verini, crocifiggi L’Aquila, e la mano assassina in Consiglio regionale è stata armata. I consiglieri del PD hanno poi eseguito gli ordini di scuderia, arrivando al paradosso estremo: il relatore della legge (D’Alessandro, PD) ha votato contro sé stesso. Roba da manicomio, ma tant’è…questa è la politica nell’era di Cialente e della Pezzopane e del PD.

    Ora è successo che i nostri strani Re Mida si sono occupati, ahimé, pure della Metro. Ed anche in questo caso è stato (un caso?) un vero disastro. Ormai è certezza: i 12 mln di euro per la Metro aquilana non ci sono più. Il Governo li ha ritirati. Ora la linea difensiva di Cialente è ovvia: il governo di destra, cinico e baro, ha cancellato i dindini per il mio rosso e post-comunista trenino. Ma le cose non stanno così. L’unica cosa vera della conferenza stampa del Sindaco è che i soldi non ci sono più, anche questo è sicuro.

    Ma i motivi sono molto diversi: il Comune dell’Aquila non è riuscito, in oltre quattro mesi di tempo, a presentare un progetto esecutivo, credibile ed alternativo. E’ quindi rimasta appesa la conseguente richiesta dei fondi, peraltro stanziati dal governo "in via d’urgenza" per la prosecuzione dell’iter della Metro. Ed è arrivata la scure di Tremonti. Il decreto che abbatte l’ICI sulla prima casa ha riassorbito le provvidenze di cui sopra, in quanto "risorse non utilizzate e disponibili per interventi di politica economica". Questi sono i fatti e questa è la realtà. Realtà e non chiacchiere, alle quali ci hanno abituati Cialente ed i suoi benedetti. Fatti e non lamentele quotidiane sulle colpe di Tempesta. Sui 12mln di euro persi, Tempesta non c’entra nulla, anche questo è sicuro.

    Ed ora? Ed ora il disastro.

    Dovranno aumentare le tasse comunali. Si dovranno finalmente tagliare le spese correnti  per la corte del Sindaco e per quella dei suoi benedetti. Non si potrà completare la Metro, mentre le riserve per il contenzioso e per Iannini crescono, crescono, crescono… Si dovranno reperire finanziamenti alternativi, magari di fonte comunitaria. Ma, come sappiamo, il nostro Comune non parla l’inglese e non è di casa a Bruxelles.

    Insomma, l’affare s’ingrossa. Sempre in peggio, però.

    Cialente dovrebbe dimettersi. La misura è colma. L’incapacità ad amministrare palese ed acclarata. L’Aquila è nel fosso: manca solo qualcuno a buttare qualche palata di terra. Chissà se ci penseranno i benedetti di Cialente…

    E.T.

    MpL Comunicazione @ 10:05
    Filed under: News MpL

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