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    I camaferi

    Posted on giovedì 6 marzo 2008

    Il “camafero” è quel personaggio che, inserito in una banda musicale, porta uno strumento ma non suona. Finge di farlo e marcia insieme agli altri, di solito munito di trombone o di qualche strumento a fiato. Perché uno che non suona, per evidente incapacità di farlo, viene messo in una banda? Semplicemente per far numero e per far fare bella figura al maestro, quando a sfilare sono un bel numero di musicanti. Grazie alla legge elettorale con cui andremo al voto anche la politica ora ha i suoi camaferi, inseriti nelle liste per far numero e, in qualche caso, per dare un po’ di lustro alla squadra che viene presentata. Già, ci sono tante donne, e poi professionisti, operai, rappresentanti della società civile… Il rischio però è che siccome poi a suonare saranno davvero pochi, possano venir fuori melodie per nulla piacevoli per i cittadini elettori, probabilmente fatte anche di molte stecche. Fuor di metafora è francamente sconcertante in questi giorni assistere alla presentazione delle liste dei candidati così numerose, con enfasi ed entusiasmi che ci sembrano decisamente fuori luogo, perché si capisce che è qualcosa di artefatto, di falso, di mistificatorio. Con pochissima percentuale di errore si può già sapere chi sarà eletto e chi invece non ha la minima speranza, relegato in partenza al ruolo di figurante senza nemmeno la possibilità di dire qualche credibile battuta. Che senso ha questa rappresentazione del gioco politico? I partiti dovrebbero rendersi conto di una situazione che di certo non aiuta a recuperare un migliore rapporto con i cittadini elettori. E’ chiaro che dal loro punto di vista questa maniera di proporsi è la migliore possibile: infatti sono loro, i partiti, a tenere in mano il pallino del gioco, con la possibilità di indirizzarlo dove meglio credono, senza che ci possa esser alcun errore. Hanno un potere di vita o di morte sui partecipanti, un potere detenuto poi da oligarchie che è pressocchè impossibile far uscire dalla stanza dei bottoni, alla faccia di ogni discorso di rinnovamento. Devono però capire, i signori dei partiti, che la partita è truccata e che vincerla in questo modo non risolve né il rapporto tra politica e cittadini, né può fermare la marea dell’antipolitica. I problemi restano e sono destinati a crescere sempre di più, perché le premesse non sono certo positive. La verità è che cambiare regole e comportamenti nella politica ormai è una pura ed assoluta emergenza.

    Gino Di Tizio

    MpL Comunicazione @ 13:23
    Filed under: News MpL

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