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    Goletta Verde: male l’Abruzzo

    Posted on mercoledì 19 agosto 2015

    Presentati oggi a Roma i risultati conclusivi di Goletta Verde 2015. Su 266 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, il 45% è risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa. Si tratta di un punto inquinato ogni 62 km di costa.

    Le differenti condizioni metereologiche riscontrate nei tratti di costa durante i campionamenti, i periodi in cui sono stati effettuati i prelievi e le caratteristiche morfologiche che variano di regione in regione, non consentono la realizzazione di una classifica nazionale ma i dati confermano ancora una volta la buona performance della Sardegna, con qualche criticità riscontrata solo in corrispondenza di foci di fiumi o canali. Poche le criticità riscontrate anche nelle regioni dell’alto adriatico (Veneto e Friuli Venezia Giulia), complice anche il periodo di campionamento (ad inizio giugno quindi a stagione balneare appena cominciata). Le situazioni maggiormente critiche si registrano, invece, ancora una volta lungo le coste di Marche e Abruzzo, penalizzate anche dall’elevato numero di corsi d’acqua, canali e fossi che sfociano in mare. Situazione difficile anche in Sicilia: su 26 punti monitorati ben 14 sono risultati inquinati o fortemente inquinati.

     “Per il secondo anno consecutivo l’Abruzzo si registra come regione fortemente critica – dichiara Giuseppe Di Marco, pres. Legambiente Abruzzo – e alla luce di quanto sta accadendo negli ultimi giorni su Pescara, Francavilla e altre località regionali, è ormai evidente che il problema non è più rinviabileOccorre un approccio di sistema. Non siamo di fronte ad una criticità dei singoli comuni o di singole responsabilità, l’intero sistema di depurazione abruzzese è in crisi e occorre accelerare sull’impiego dei 170 milioni di euro a disposizione. Bisogna mettere in campo una strategia che prenda in considerazione l’intero scenario della gestione dei corsi d’acqua, dal sistema di depurazione alla nuova legge sui fiumi, ai contratti di fiume, alla gestione rifiuti, ecc. Solo con una visione d’insieme si può aggredire il problema alle sue radici. E non può sottrarsi a questa azione una riflessione sulle attività svolte da società come Sasi e ACA e della stessa ARTA, che nelle parole del direttore generale Mario Amicone lo scorso luglio, dopo il passaggio di Goletta Verde, affermava che se avessimo confermato per l’Abruzzo i dati positivi sulla balneazione riscontrati dall’Arta, molto probabilmente la nostra “passeggiata sull’Adriatico” non avrebbe avuto tanta eco. Non possono sottrarsi alla discussione neanche le associazioni di categoria degli operatori turistici, sempre attenti a discutere il metro di spiaggia o i volumi in più nei piani demaniali o sulla direttiva Bolkestein: non può esserci un turismo di qualità senza un ambiente di qualità! Ci auguriamo quindi una maggiore attenzione da parte di tutti e chiediamo alla regione e alla politica TUTTA di farsi parte attiva nella soluzione del problema, mettendo in campo tutti gli strumenti utili e funzionali alla causa, al fine di garantire la qualità ambientale del nostro mare e la salute di cittadini e turisti (da tempo chiediamo un tavolo regionale sui contratti di fiume).”

    Per chiarezza, occorre sottolineare che il lavoro di Goletta Verde non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegnare patenti di balneabilità, ma restituire un’istantanea utile per individuare i problemi della depurazione e ragionare sulle soluzioni. I tecnici di Legambiente effettuano un monitoraggio scientifico a caccia dei punti più critici, denunciando le situazioni di insufficienza depurativa che mettono maggiormente a rischio le nostre acque. Quando si parla di foci di fiumi e canali si immaginano sempre corsi d’acqua di grossa portata, invece nel mirino di Goletta Verde finiscono soprattutto i canali più piccoli, i rigagnoli apparentemente innocui che arrivano sulle nostre spiagge, spesso luoghi preferiti dei bambini.

    L’inquinamento rilevato da Goletta Verde è causato essenzialmente da scarichi non depurati che attraverso fiumi, fossi e piccoli canali si riversano direttamente in mare – ha dichiarato Giorgio Zampetti –. Una conseguenza diretta della mancanza di un trattamento di depurazione adeguato, che ancora riguarda il 42% degli scarichi fognari del nostro Paese. A conferma del deficit depurativo ci sono le due sentenze di condanna arrivate dalla Commissione europea rispettivamente nel 2012 e nel 2014, e il parere motivato del marzo 2015 relativo alla terza procedura d’infrazione aperta nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della direttiva 91/271 sulla depurazione degli scarichi civili. Procedimenti che riguardano un agglomerato su tre. La grave inefficienza depurativa dell’Italia non rappresenta solo un danno all’ambiente ma anche all’economia: si stima, infatti, che le sanzioni UE siano pari 476 milioni di euro l’anno dal 2016 e fino al completamento delle opere”.

    Sono 1.022, il 32% del totale, gli agglomerati coinvolti dai procedimenti europei. Le Regioni maggiormente interessate sono la Campania, con l’81% degli agglomerati a livello regionale condannati o interessati in procedure d’infrazione, la Sicilia, con il 73% (rappresentando il numero assoluto più elevato con 244 agglomerati coinvolti) e la Calabria con il 62%. Le regioni costiere con il minor numero di agglomerati coinvolti sono il Veneto (17%), la Toscana (18%) e il Friuli Venezia Giulia (24%).

    Il 50% dei punti inquinati sono presso spiagge (quasi sempre libere) con un’alta affluenza di bagnanti, dove di fatto la balneazione è abituale. Dei 120 punti inquinati e fortemente inquinati secondo il giudizio di Goletta Verde, ben il 49% risulta non campionato dalle autorità competenti, cioè non sottoposto a nessun tipo di controllo sanitario. Addirittura il 38% dei punti scovati dai tecnici di Legambiente, nel Portale delle Acque del Ministero della Salute risulterebbero balneabili, talvolta in classe eccellente. Forse perché il criterio principalmente utilizzato nel definire i punti di prelievo da parte delle autorità competenti è quello del “maggior afflusso” e quasi mai quello del “maggior rischio” (utilizzato dai tecnici di Goletta Verde) sebbene entrambi siano previsti dalla Direttiva.

    Solo in 14 casi su 120, i punti campionati risultano vietati alla balneazione dalle autorità preposte. “Peccato però che nessuno lo segnali ai bagnanti – ha dichiarato Serena Carpentieri -, nonostante la normativa sia rigida circa l’obbligo dell’informazione da parte delle amministrazioni comunali. Presso i punti campionati lungo tutto lo stivale, abbiamo trovato solo 21 cartelli di divieto di balneazione su un totale di 112 zone interdette o non campionate (ad esempio in prossimità di foci di fiumi e canali dove la balneazione, in assenza di controlli, andrebbe comunque sconsigliata). Va ancora peggio se consideriamo lacartellonistica informativa circa la classe di qualità delle spiagge (eccellente, buona, sufficiente, scarsa), nonostante da quest’anno sia definitivamente scattato l’obbligo per i Comuni di apporre pannelli informativi, secondo uno specifico format europeo, con tutte le informazioni sulla qualità delle acque, i dati degli ultimi prelievi e le possibili criticità della spiaggia stessa. Da questo punto di vista la situazione è davvero sconcertante: a 5 anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva sulla balneazione, solo nel 3% dei casi abbiamo potuto rilevare la presenza dei cartelli informativi”.

    Occorre segnalare, in tal senso, che durante questa stagione estiva sono arrivate a Goletta Verde più di 200 segnalazioni SOS, senza contare le innumerevoli telefonate di bagnanti preoccupati per casi di problemi gastrointestinali e febbri alte a seguito di bagni “sospetti” . La maggior parte delle segnalazioni sono arrivate da Calabria e Lazio ma, in generale, si registra un preoccupante disorientamento dei cittadini che non sanno a chi segnalare i problemi, a chi chiedere controlli o dove consultare i dati ufficiali sulla qualità delle acque. Anche questo è un aspetto disatteso dalla Direttiva vigente e dal Portale delle Acque gestito dal Ministero della Salute che non è mai stato oggetto di campagne pubblicitarie né, come era previsto al suo esordio, di fare da sportello per le lecite richieste da parte dei bagnanti.

     

    Ma non è solo la mancata depurazione a danneggiare il nostro mare e le coste. Sono state ben 14.542le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto per reati inerenti il mare e la costa nel corso del 2014. Circa 40 al giorno, 2 per ogni chilometro di costa, lievemente in crescita rispetto al 2013, quando le infrazioni erano state 14.504.

    18mila le persone denunciate o arrestate con 4.777 sequestri eseguiti dalle autorità competenti. Numeri impressionanti che evidenziano la gravità delle attività illegali lungo le coste e nei mari del nostro Paese.

    A guidare la poco onorevole classifica sulle illegalità sul mare c’è la Puglia, con 3.164 infrazione accertate (il 21,8% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia con 2.346 (16,1%), dalla Campania con 1.837 (12,6%) e dalla Calabria con 1.370 (12,6%); l’elenco delle infrazioni rilevate per chilometro di costa, su scala regionale, vedono la Campania prima con 3,9, seguita dalla Puglia con 3,7, tallonata dal Molise con 3,1, dalla Liguria con 3 e dalle Marche con 2,9.

    Nello specifico, le infrazioni accertate per problemi di inquinamento del mare sono state 4.545(il 31% del totale nazionale), che hanno visto il coinvolgimento di oltre 7mila personetradenunciate e arrestate (il 40% a livello nazionale), con conseguenti sequestri per 2.741strutture corrispondenti al 57,4% del dato nazionale. Anche l’illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo ha numeri importanti, con 2.363 infrazioni accertate (il 16% nazionale),3.109 persone denunciate e 940 sequestri effettuati.

    Le principali tipologie di reato quindi vanno dalle illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo all’inquinamento del mare dovuto a mala depurazione, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi, sversamento di rifiuti di vario tipo, anche se non mancano i casi di pesca di frodo e le infrazioni della nautica da diporto – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Per fortuna, non mancano nemmeno i casi di successo, di rivincita della bellezza e della legalità sull’arroganza dell’abusivismo, come testimonia il recente sequestro di due pontili abusivi a Favignana ottenuto grazie alla Procura di Trapani e al Direttore della Riserva Marina protetta, dove l’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, in spregio alla mancanza delle autorizzazioni necessarie, aveva appena rinnovato la concessione per la gestione dei pontili”.

    Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il non corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. Attivo da 31 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, che vengono poi avviati al recupero. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare.

    La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L’operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese.

    Il Monitoraggio scientifico

    I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dai tecnici di Legambiente che anticipano, a bordo di un laboratorio mobile attrezzato, il viaggio dell’imbarcazione. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità/salinità). Le analisi chimiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo.

     

     

    I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE 2015

    Prelievi effettuati dal 08 giugno al 08 agosto 2015

     

     

    Regione

    Km di costa

    Punti

    monitorati

    Totale oltre

    i limiti

    Dati di dettaglio punti inquinati

    Fortemente
    inquinati

    Inquinati

    Foci &

    Punti Critici*

    Spiagge

    Friuli Venezia Giulia

    118

    8

    2

    1

    1

    2

    0

    Veneto

    160

    11

    1

    0

    1

    1

    0

    Emilia Romagna

    163

    11

    3

    1

    2

    3

    0

    Marche

    173

    12

    10

    9

    1

    9

    1

    Abruzzo

    126

    9

    7

    7

    0

    7

    0

    Molise

    35

    3

    2

    1

    1

    1

    1

    Puglia

    865

    30

    9

    8

    1

    8

    1

    Calabria

    714

    27

    17

    15

    2

    16

    1

    Sicilia

    1.484

    26

    18

    15

    3

    12

    6

    Basilicata

    62

    3

    2

    1

    1

    2

    0

    Campania

    470

    30

    14

    13

    1

    12

    2

    Lazio

    361

    24

    15

    13

    2

    13

    2

    Sardegna

    1.731

    27

    4

    4

    0

    4

    0

    Liguria

    349

    23

    9

    7

    2

    7

    2

    Toscana

    601

    22

    7

    5

    2

    7

    0

    TOTALI

    7.412

    266

    120

    100

    20

    104

    16

     

     

    *questo dato si riferisce a prelievi effettuati in corrispondenza di foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi, scarichi sospetti

    LEGENDA

    Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:

    INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml

    FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

    Su www.legambiente.it/golettaverde in sezione Analisi, è possibile visualizzare la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

     

    Le Regioni in procedura d’infrazione europea sulla mancata depurazione

    REGIONE

    Numero di agglomerati in procedura d’infrazione e condannati*

    agglomerati in infrazione o condannati sul totale regionale(%)

    Quota di carichi inquinanti civili trattati (%)

    Abitanti equivalenti ** non serviti (migliaia ae)

    Abruzzo

    28

    20,4

    58.5

    1014

    Basilicata

    41

    48,2

    62.6

    344

    Calabria

    148

    61,9

    51.6

    1806

    Campania

    122

    80,8

    58.6

    3590

    Emilia-Romagna

    10

    4,8

    67.1

    2416

    Friuli-Venezia Giulia

    20

    23,8

    47.9

    1105

    Lazio

    8

    4,1

    59.6

    3569

    Liguria

    18

    30,0

    60.9

    1184

    Lombardia

    127

    32,5

    57.4

    6570

    Marche

    46

    50,5

    49

    1324

    Molise

     –

    63.1

    207

    Piemonte

    4

    2,3

    70.9

    2041

    Bolzano/Bozen

    2

    5,9

    98.2

    17

    Trento

    2

    3,5

    49.7

    648

    Puglia

    44

    25,7

    66.3

    2324

    Sardegna

    66

    27,5

    61.4

    1183

    Sicilia

    244

    72,6

    40.4

    5065

    Toscana

    42

    18,3

    51

    3196

    Umbria

    9

    23,7

    70.2

    412

    Valle d’Aosta

    3

    15,0

    58.2

    155

    Veneto

    38

    17,1

    48.8

    4231

    Italia

    1.022

    32,4%

    57,60%

    42.401

    Fonte: Elaborazione Legambiente su dati Unità di missione Italia Sicura, Istat (Censimento acque giugno 2014 (dati 2012) –

    *Le procedure e le condanne a cui si fa riferimento sono:

    Condanna 565-10

    Procedura d’infrazione 2004/2034 (Causa C 565/10): relativa agli agglomerati con almeno 10.000 a.e. che scaricano in aree cosiddette “sensibili”. La Sentenza della Corte di Giustizia del 19 luglio 2012 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano.

    Condanna 85-13

    Procedura d’infrazione 2009/2034 (Causa C-85/13): relativa allo stato di attuazione per gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000. La Sentenza della Corte di Giustizia del 10 aprile 2014 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano.

    Proc. Infrazione 2014-2059

    avviata all’inizio del 2014, all’esito della raccolta di informazioni EU Pilot 1976/11/ENVI, relativa agli agglomerati con carico generato di almeno 2.000 a.e.. La contestazione riguarda la non conformità agli articoli 3, 4 e 5 e la non conformità all’articolo 5 per 55 aree sensibili.

    ** Abitante Equivalente: L’Abitante Equivalente è l’unità di misura basilare per il dimensionamento e la scelta dell’idoneo Sistema di Depurazione delle Acque Reflue domestiche e/o assimilate, secondo i parametri indicati nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, “Norme in materia ambientale – all’ART. 74 parte terza : 1 Abitante Equivalente = al carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno”.

    Agglomerato: Area in cui la popolazione ovvero le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile, e cioè tecnicamente ed economicamente realizzabile anche in rapporto ai benefìci ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane o verso un punto di scarico finale. (D. Lgs.n.152/06.).

    il quadro del mare illegale in Italia regione per regione

     

    Regione

    Infrazioni

    accertate

    percentuale

    sul totale

    Km di costa

    Infrazioni

    per km

    Persone denunciate

    e arrestate

    Sequestri

    effettuati

    Abruzzo

    301

    2,1%

    125,8

    2,4

    360

    47

    Basilicata

    29

    0,2%

    62,2

    0,5

    38

    12

    Calabria

    1.370

    9,4%

    715,7

    1,9

    1.475

    540

    Campania

    1.837

    12,6%

    469,7

    3,9

    2.104

    616

    Emilia Romagna

    341

    2,3%

    131

    2,6

    451

    130

    Friuli Venezia Giulia

    317

    2,2%

    111,7

    2,8

    319

    46

    Lazio

    972

    6,7%

    361,5

    2,7

    1.096

    196

    Liguria

    1.042

    7,2%

    349,3

    3

    1.100

    107

    Marche

    495

    3,4%

    173

    2,9

    538

    103

    Molise

    110

    0,8%

    35,4

    3,1

    96

    31

    Puglia

    3.164

    21,8%

    865

    3,7

    3.331

    2.007

    Sardegna

    1.053

    7,2%

    1731

    0,6

    3.441

    229

    Sicilia

    2.346

    16,1%

    1484

    1,6

    2.433

    465

    Toscana

    729

    5%

    601,1

    1,2

    794

    115

    Veneto

    436

    3%

    158,9

    2,7

    533

    133

    Totale

    14.542

    100%

    7.355,3

    2

    18.109

    4.777

    Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2014)

    MpL Comunicazione @ 10:01
    Filed under: News MpL

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