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    Germania sulla ricostruzione: sono fatti vostri

    Posted on mercoledì 26 giugno 2013

    Si è conclusa male la lunga giornata dell’Aquila al Parlamento Europeo. La delegazione aquilana ha partecipato all’audizione sul tema “Risposta del fondo di solidarietà dell’Unione Europea per il terremoto in Abruzzo nel 2009”. Presenti dall’Italia il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, il presidente della Regione Gianni Chiodi, il capo della Protezione Civile, prefetto dell’Aquila dopo il sisma, Franco Gabrielli che sono intervenuti sul tema della scelta di realizzare il progetto Case, il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, il capo dipartimento dei Vigili del fuoco Francesco Paolo Tronca e il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo.

    L’audizione è nata dalla posizione della Corte dei Conti Europea che ha eccepito sulla correttezza della pesa per il progetto Case.

    Scioccante l’intervento della rappresentante tedesca, Ingeborg Grassle, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo Ppe, presidente dell’audizione e stretta collaboratrice della Merkel. “A L’Aquila durante il G8 – ha detto tra l’altro la Grassle – feci domande su investimenti per L’Aquila da parte dell’Italia, la ricostruzione dell’Aquila è un compito della nazione italiana. Non esiste una base giuridica per la ricostruzione. Non esiste un diritto alla ricostruzione a livello europeo. Il problema è grave ma lo dovete risolvere voi. Ho notato toni eurocritici, voglio ricordare l’Europa siamo tutti noi”.  Quindi un sostanziale “me ne frego”, la ricostruzione è un fatto locale, un problema vostro, ha detto la Germania.

    Duro pure Sweet: “Il fondo di solidarietà riguarda il sostegno finanziario e di bilancio alle popolazioni colpite da calamità, non è fondo per le emergenze. Arriviamo 6 mesi e un anno dopo la calamità. La commissione ha altri servizi che lo fanno il Fondo di solidarietà, è come l’assicurazione, quando si fa un incidente c’è l’ambulanza, la polizia, poi solo dopo arriva l’assicurazione che rimborsa i danni. Noi arriviamo dopo, dopo il terremoto in Emilia in maggio 2012 siamo riusciti a versare i pagamenti a dicembre 2012 grazie ad eccellente cooperazione della protezione civile, è stato un record otto mesi. Il fondo di solidarietà non è un soccorso di emergenza. Il bilancio dell’Unione Europea offre aiuti a chi ha subito calamità gravissime, ma questi soldi non possono migliorare le condizioni di vita delle persone colpite, dobbiamo essere giusti ed equi, verso tutti. La Corte dei Conti ha questo ruolo. Ultimo commento: quanto può fare la Commissione e quanto le autorità territoriali. Vogliamo che la spesa sia decisa a livello locale, la conseguenza di questo è che se l’unione europea bonifica un importo e li giriamo poi dobbiamo chiedere contabilità precisa. Qualcuno di noi potrebbe essere contento, ma sono soldi di tutti i contribuenti europei, e noi dobbiamo tutelarli. Dobbiamo seguire tutte le norme, la Corte dei Conti interviene con le sue verifiche”

    Roba da restare annichiliti. Il rischio è che L’Aquila sia abbandonata dall’UE e che l’Italia debba restituire i 350 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea per la costruzione delle abitazioni del Progetto Case e l’apertura di una procedura di infrazione.

    Il problema, riscontrato dalla Corte dei Conti, è anzitutto relativo ai costi al metro quadro del Progetto Case, che sarebbero stati eccessivi con un rialzo del 43 per cento rispetto alla media europea.

    Nessun rilievo è stato invece mosso sul capitolo dei 144 milioni per i Map, moduli abitativi provvisori realizzati nelle frazioni. Tra l’altro, sotto accusa è finita la delibera del consiglio comunale numero 172 del 29 dicembre del 2011 ai punti 4 e 4 bis, con la quale il Comune intende mettere sul mercato il 20 per cento di queste case, edificate su terreni di proprietà del Comune stesso. Per la Corte questo significa vendere quelle abitazioni, soluzione che però non è attuabile per le norme sui finanziamenti europei.

    L’audizione ha permesso alla delegazione italiana di spiegare il perché del Progetto Case e al Sindaco Cialente l’utilizzo futuro degli alloggi.

    E’ il presidente della Regione Gianni Chiodi in audizione a Bruxelles che spiega come “non si poteva immaginare di alloggiare i 70 mila sfollati in tende e poi baracche”.

    Chiodi ha spiegato che “il terremoto dell’Aquila ha colpito soprattutto il centro storico, di una particolare complessità urbanistica, e di straordinaria rilevanza artistica. Per la ricostruzione siamo stati subito consapevoli che ci volevano tantissimi anni per la ricostruzione, anche se la comunicazione era più ottimistica, anche per dare speranze. Pensare ad una strategia ordinaria per ricoverare degli sfollati, non sarebbe stato solo sbagliato tecnicamente ma avrebbe assunto valore di prova di non aver compreso la situazione. Come si poteva immaginare di alloggiare i 70mila sfollati in tende e poi baracche? – chiede Chiodi ai membri del Parlamento Europeo- Il territorio aquilano è montuoso con temperature rigidissime, capimmo che la devastazione sociale rendeva concreto il rischio di spopolamento, e che l’approntamento di aree per baracche avrebbe occupato territorio vastissimo. Il Progetto Case è ad oggi un esempio di efficienza di reazione a calamità come quella dell’Aquila”.

    A fronteggiare per primo l’Europa è stato il capo della Protezione civile Franco Gabrielli che è intervenuto in risposta al principale accusatore: l’esponente della Corte dei Conti, il finlandese Ville Itala che durante la fase del dibattito ha spiegato che le somme assegnate e spese per L’Aquila dal Fondo di solidarietà europeo, ci sono i 350 milioni per il progetto C.a.s.e.

    “Sulla base del nostro audit, siamo giunti alle seguenti conclusioni: le spese per aiuti immediati e piccole unità abitative sono in linea alle regole, il progetto C.a.s.e., che ha usato la maggior parte delle somme, non corrisponde. Di fatto sono case permanenti anziché alloggi provvisori.

    Inoltre genereranno delle entrate in futuro anche se il regolamento del Fondo non prevede alcuna disposizione in merito. Sono lieto che la Commissione chiarirà l’idea di alloggio temporaneo e si occuperà anche delle entrate quando verrà rivisto il regolamento. Queste abitazioni sono state molto più onerose rispetto a quelle standard”.

    Franco Gabrielli, ha replicato: “Riconosco l’onestà di chi mi ha preceduto, ma non si può capire quello che dico se non si capisce ciò di cui si parla, uno dei più devastanti terremoti di questo Paese.

    Per conto della Commissione Europea interviene David Sweet Adviser della Commissione: “Mi trovo in una posizione delicata non so quando sarà il testo definitivo del provvedimento che dovrà essere adottato dal Parlamento. Quello che posso dire è che l’orientamento è questo: deve essere introdotta definizione funzionale di “temporaneo” vuol dire utilizzato ai fini per i quali è stato costruito, ma non che dopo un certo numero di anni possa cambiare parametro. Temporanei significa utilizzabile fino a quando non si torna nelle proprie case”.

    E’ Cialente che torna a parlare sollevando il tema del patto di stabilità e del rapporto con l’Europa: “L’Europa non si pone il problema che di fronte a questi tragedie si hanno pezzi di popolazione. Al regolamento basterebbe aggiungere un articolo “in caso di calamità naturale per la quale la commissione europea abbia stanziato fondi, lo stato membro è autorizzato per ricostruire, a usare somme 15 volte superiore a quanto stanziato dall’Europa”, ma queste somme non devono essere conteggiati ai fini del patto di stabilità, che è un limite disumano”.

    All’audizione  Del Corvo  ha sottolinato come:” la ricostruzione si sta bloccando per l’obbligo al rispetto del patto sabilità, i fondi trasferiti non possono essere spesi. Ci sono casi in cui fondi destinati alla ricostruzione dei propri palazzi la Provincia non può usarli”.

    In definitiva, un’Europa lontana e matrigna. Non è questa l’Europa che volevamo. Emerge però la vera natura dell’istituzione europea, che ha scaricato la ricostruzione del capoluogo a ‘questione locale’ di cui l’Italia deve occuparsi, senza chiedere un Euro all’Unione. L’Unione serve ormai solo ad arricchire banche, banchieri ed agricoltori tedeschi.

     

     

    MpL Comunicazione @ 22:32
    Filed under: News MpL

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