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    Formazione sfasciata

    Posted on venerdì 31 luglio 2009



    Gli ultimi dati disponibili confermano il declino dell’Abruzzo, dovuto in buona sostanza alla progressiva discesa della produttività del lavoro. Declina rapidamente in Abruzzo il prodotto per persona attiva, rispetto a valori medi nazionali già inferiori a quelli medi europei e notevolmente inferiori a quelli statunitensi. Se il prodotto per abitante è un indicatore sintetico di benessere, il prodotto rapportato agli attivi è un indicatore della produttività del lavoro: senza una crescita costante, sostenuta e duratura della produttività del lavoro, non c’è crescita economica di lungo periodo. La crescita della produttività del lavoro porta quindi alla crescita del prodotto di un sistema economico, e tale crescita dipende da vari fattori: dalla qualità delle risorse umane e del capitale fisico (macchinari, impianti, ecc.) impiegate nel ciclo produttivo, dalle innovazioni di prodotto e di processo, dalle forme di organizzazione del lavoro, dalla disponibilità di economie esterne (infrastrutture materiali ed immateriali), dall’efficienza dei servizi pubblici e dell’amministrazione.

    Se in Abruzzo la produttività del lavoro è strutturalmente calante, ciò dipende sostanzialmente da due fattori: dalla bassa produttività media degli occupati e dal più basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro. La bassa produttività del lavoro è il dato veramente preoccupante, poiché alla progressiva perdita di produttività del Sistema Abruzzo si accompagna un pari indebolimento della sua competitività sui mercati domestici (area dell’Euro) ed extra-Ue. La minore produttività del lavoro deriva principalmente dal fatto che, in Abruzzo, una quota elevata di lavoratori risulta occupata in piccole imprese a basso valore aggiunto, fortemente sottocapitalizzate, operanti in settori esposti alla concorrenza internazionale e quindi caratterizzate da una minore produttività del lavoro rispetto a settori ad elevata tecnologia (come ad es., la farmaceutica e chimica fine, l’elettronica, la metalmeccanica di precisione, le manifatture ed i servizi di telecomunicazioni).

    La questione della scarsa crescita della produttività del lavoro è molto seria, e deve essere affrontata con misure urgenti dal Governo regionale, se si vuole evitare l’ulteriore arretramento dell’Abruzzo dalle posizioni che attualmente occupa nella divisione internazionale del lavoro. Se esaminiamo le migliori esperienze, vediamo come la crescita della produttività sia strettamente correlata alla qualità delle risorse umane ed all’utilizzo massiccio delle nuove tecnologie dell’informazione. Il miglioramento dell’istruzione di base, della ricerca scientifica, della formazione, del trasferimento dell’innovazione, sono tutte misure indispensabili per incrementare il tasso di innovazione del sistema produttivo regionale e spostare il sistema della piccola impresa su livelli più elevati di produttività. In particolare, è la buona formazione alla base di ogni ricchezza attuale e futura. La centralità strategica della risorsa umana ai fini dello sviluppo è ormai acclarata; tuttavia, risulta ad oggi carente una pianificazione dell’investimento in formazione, nell’ottica dello sviluppo del territorio.

    La formazione professionale abruzzese è un disastro, e non solo per i tremendi scandali che la sconvolgono (vedi Ial). Gli investimenti in formazione si sono finora dispersi in una molteplicità di iniziative spesso clientelari e di scarsa redditività, mentre invece sarebbe necessario puntare su percorsi formativi legati agli obiettivi di politica economica, miranti cioè a soddisfare le necessità delle imprese e sostenere le specifiche vocazioni dei sistemi locali.  Questo è quanto promette l’assessore Gatti, ma senza cambiamenti nel vertice amministrativo che gestisce il sistema quale innovazione sarà mai possibile?  In tal senso, risulta incomprensibile la decisione di continuismo della giunta regionale, con la nomina della Rita Rossi a direttrice regionale del settore formativo e lavoristico. 

    Le idee camminano sulle gmbe degli uomini, e delle donne, e servono le persone giuste al poso giusto. Lo sviluppo dell’Abruzzo sarà sempre più nei vantaggi comparati che riescirà ad esprimere, nelle sinergie virtuose tra impresa, università, sistema della formazione, istituzioni e saperi locali. In effetti, i territori più dinamici trovano il loro punto di forza nella capacità di “fare sistema”, e per “fare sistema” occorrono le giuste competenze professionali ed i necessari meccanismi di integrazione.

    La competitività del “Sistema Abruzzo” dipende quindi dalla capacità di trasformare la conoscenza in produttività, in tutti i settori, grazie all’investimento nell’innovazione. Da ciò deriva, anche per l’Abruzzo, la necessità di sviluppare rapidamente nuove politiche, in grado di rendere possibile la rapida transizione della regione verso un’economia avanzata della conoscenza. La crescita futura dell’Abruzzo dipende dunque dalla nostra capacità di rinnovare ed alimentare la conoscenza, e le nuove conoscenze moltiplicano i ritorni di tutti gli investimenti. Così solo se l’Abruzzo sarà in grado di mantenere i suoi giovani sul territorio ed attrarre inoltre cervelli al elevato potenziale, gli investimenti arriveranno di conseguenza. Alla classe dirigente spetta il compito di creare le condizioni affinché questo possa avvenire.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 16:15
    Filed under: News MpL

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