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    Formazione inadeguata

    Posted on mercoledì 28 settembre 2011

    Il calo della produttività in Abruzzo è indice certo del declino.  Per far crescere la produttività è fondamentale riformare il sistema formativo regionale, del tutto inadeguato rispetto alle esigenze del mondo produttivo.  Occorre sopprimere l’inutile direzione lavoro e formazione ed accorparla alla direzione attività produttive, molto più vicina alle esigenze reali dei territori. Cambiare il sistema della formazione si può, è solo questione di volontà politica. Che Chiodi però non sembra avere, proclami a parte. La produttività scende da anni in Italia, ma ancor di più scende in Abruzzo, laddove è  nettamente più basso, rispetto ai valori medi nazionali,  il Pil per persona attiva.  Se il Pil pro-capite è infatti un indicatore sintetico di benessere, il Pil rapportato agli attivi è un importante indicatore della produttività del lavoro. La crescita della produttività è la fonte principale della crescita economica, e non c’è sviluppo di lungo periodo senza una crescita costante e sostenuta della produttività del lavoro. Se l’Abruzzo non scende ai livelli del Nord Africa, è solo grazie alla presenza di imprese esogene (come la Honda, la Sevel, la Micron e poche altre) che costituiscono isole felici di alta produttività in un mare di inefficienza. 

    La de-crescita della produttività del lavoro (e quindi del Pil pro-capite)  dipende da vari fattori: dalla  scarsa qualità delle risorse umane e del capitale fisico impiegate nel ciclo produttivo, dalle scarse innovazioni di prodotto e di processo, dalle antiquate forme di organizzazione del lavoro, dall’inefficienza dei servizi pubblici e dell’amministrazione pubblica.  Se in Abruzzo il Pil pro-capite è inferiore alla media nazionale, ciò dipende sostanzialmente da due fattori: dalla bassa produttività media degli occupati   e dal più basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro (drammatica soprattutto la partecipazione dei giovani e delle donne).

    La bassa produttività del lavoro è il dato più preoccupante, poiché alla progressiva perdita di produttività dell’Abruzzo si accompagna un  pari indebolimento della sua competitività.

    La minore produttività del lavoro deriva dal fatto che, in Abruzzo, una quota elevata di lavoratori risulta occupata in settori a basso valore aggiunto e quindi caratterizzati da una minore produttività del lavoro rispetto a settori ad elevata tecnologia (come ad es., la farmaceutica e chimica fine, la metalmeccanica di precisione, le manifatture ed i servizi di telecomunicazioni).

    L’Abruzzo arretra. La colpa non è solo della Regione (pesa il difficile contesto internazionale), ma è anche della Regione che spende male le ingenti risorse disponibili per la formazione.  Il crollo della produttività è indice della carenza di politiche moderne per lo sviluppo della risorsa umana. La struttura burocratica regionale è sempre la stessa, inamovibile ed impermeabile,  e non appare in grado di comprendere, quindi di gestire il cambiamento in atto nel mercato del lavoro.  Troppo continuismo nelle politiche formative. Sempre gli stessi nelle posizioni chiave. E questo vale parzialmente anche per le Province.

    La Direzione Lavoro e Formazione della Regione è una struttura a conduzione iperburocratica che dovrebbe essere immediatamente soppressa ed accorpata con la Direzione Attività Produttive.   Troppi uffici sembra che esistano non già per aiutare ed agevolare, bensì per ostacolare ed impedire. Occorre fare qualcosa, o tra qualche settimana piangermo l’ennesima perdita di produttività.

    Eppure l’evoluzione del mercato del lavoro insegna che l’unica difesa di lungo termine è l’investimento in formazione in linea  con   i bisogni delle imprese. Ma in Abruzzo non si investe in formazione;  più semplicemente,  e con  consistenti ritorni per pochi, si spende in formazione. E non è proprio  la stessa cosa. La regione spende, i consulenti e loro società sono contenti,  l’Abruzzo affonda.

    La regione produttiva attende da mesi un cambio di passo della Giunta Chiodi sui problemi del lavoro e della formazione. La  bassa occupabilità dei disoccupati è la prova provata del fallimento delle politiche del  lavoro e della formazione della Regione, da troppi anni ancorate a schemi antichi  e rallentate dalle ragnatele di una gestione troppo burocratica della Direzione Lavoro e Formazione. La grave crisi dell’Abruzzo è la cartina al tornasole della totale inadeguatezza della gestione del settore lavoristico e formativo sul piano della programmazione operativa, del raccordo con i reali bisogni delle imprese e dell’attuazione degli indirizzi del governo regionale.

    Chiodi cambi musica, prima di essere politicamente travolto dalle politiche del continuismo adotatte su servizi troppo importanti e strategici per essere lasciati a gestioni antiquate e fuori dalla storia (e non parliamo del post-terremoto per carità…).  Governare vuol dire avere la capacità di  eliminare i “lacci e laccioli” derivanti dall’operare di alcuni settori, vetusti ed autoreferenziali,  dell’apparato burocratico,  e definire un efficiente sistema pubblico attento al fatto più che all’atto, strettamente collegato con le realtà territoriali e produttive, responsabile ed efficace nell’azione amministrativa.

    L’alternativa è un lungo e doloroso declino,  già iniziato. Purtroppo.

    MpL Comunicazione @ 14:52
    Filed under: News MpL

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