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    F35, si infiamma il dibattito

    Posted on lunedì 8 luglio 2013

    In un Paese come l’Italia dove i poveri aumentano vertiginosamente ogni anno, dove giovani non trovano lavoro e le famiglie sono sempre più in difficoltà, si possono investire enormi risorse nell’acquisto di strumenti di guerra come gli F35? E le Camere possono essere esautorate dal parlarne? Oggi registriamo due interessanti  interventi pubblicati su Il Fatto Quotidiano: Fabio Marcelli  “F35, il Consiglio supremo di difesa contro legge e Costituzione!” e Stefano Rodotà.

    Fabio Marcelli: “Si parva licent, la pronuncia del Consiglio supremo di difesa dell’altro giorno a proposito degli F-35 costituisce un colpetto di Stato. Ed è estremamente emblematica del tipo di riforma costituzionale che il gruppetto di potere, estremamente omogeneo ai desiderata della finanza internazionale, raccolto attorno al governo Letta, vorrebbe imporre al nostro Paese.
    Che cos’ha detto il Consiglio supremo di difesa? La frase chiave del comunicato, pubblicato sul sito del Quirinale, è quella secondo la quale dati ” i rischi e le minacce che il contesto globale in rapida trasformazione prospetta per il nostro Paese e per la Comunità Internazionale”, la facoltà del Parlamento di sindacare le scelte del Governo in materia di difesa ” non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’Esecutivo”. Tradotto dal quirinalese, la politica di difesa e di guerra è cosa del governo, il Parlamento, tanto più perché pieno di elementi incontrollabili, tipo grillini, vendoliani e qualche piddino deviante se ne stia al posto suo.
    Un discorso che nulla a che vedere con la Costituzione repubblicana, ovviamente. Molto con lo Statuto albertino, vigente il quale i monarchi dell’epoca ci trascinarono per varie volte in guerra, l’ultima con effetti esiziali in combutta con il nazifascismo. L’art. 5 dello Statuto, ricordiamo, aveva il seguente tenore: “Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d’alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere”.
    Nostalgia? Si direbbe di sì. Almeno lo Statuto aveva il pregio di parlare chiaro. Altro che ingerenze inopportune dei parlamentari in questioni “tecniche” da riservare alle cricche militari e alle alte gerarchie di Finmeccanica e simili.
    Ma si tratta di discorso estremamente abborracciato che, nonostante i tentativi di qualche giurista di comodo di correre in soccorso, non sta in piedi. Ammesso e non concesso che esista una linea divisoria fra questioni tecniche e indirizzo politico, chi decide dove passa tale linea? A chi spetta, in altri termini, la competenza della competenza?
    Nessun dubbio che, nel sistema della Costituzione repubblicana, basato sulla centralità del Parlamento, tale potere spetti a quest’ultimo, che va considerato il luogo principe della sovranità popolare. Si aggiunga il chiaro dettato della legge 244, la quale, in particolare al suo art. 4, con riformulazione dell’art. 536 del Codice dell’ordinamento militare, riserva come logico il potere decisionale ultimo in tema di ristrutturazione delle Forze armate al Parlamento.
    Il fatto che il Consiglio supremo di difesa, organismo dal nome pomposo e altisonante presieduto dal presidente della Repubblica di cui fanno parte ministri e burocrati, civili e militari, d’alto bordo, contesti tale centralità è un davvero inquietante segno dei tempi. Altrettanto inquietante che lo faccia a proposito degli aerei F-35, il cui acquisto, oltre a sostenere un onere insostenibile per le finanze pubbliche nell’attuale momento di crisi, si pone di per sé in contrasto con la Costituzione repubblicana e il suo art. 11, che prevede il ricorso alla forza esclusivamente per la difesa del territorio nazionale. Ancora più inquietante che ciò avvenga nel momento in cui il governo Letta si rende responsabile di una gravissima violazione del diritto internazionale e di un atto illecito ed ostile nei confronti di un Paese amico, con la negazione del diritto di sorvolo all’aereo del presidente boliviano Evo Morales, allo scopo evidente di coprire l’illecita operazione di spionaggio su larga scala compiuta dall’amministrazione statunitense con la scusa del contrasto del terrorismo.
    Speriamo che almeno ciò serva ad aprire gli occhi a qualcuno sulla vera natura e i veri propositi dell’operazione di cambiamento della Costituzione che costituisce l’unica vera ragione d’essere del governo Letta, disperata operazione di una casta, politica, amministrativa e militare, pronta a distruggere i capisaldi dell’ordinamento democratico pur di restare in vita, nonostante e contro il popolo italiano.”

     

    Stefano Rodotà. Il Fatto Quotidiano – 7 luglio “È il governo a decidere sui caccia F-35: lo stabilisce il Consiglio supremo di Difesa, organo presieduto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una scelta su cui il professore Stefano Rodotà – che di Napolitano avrebbe potuto essere il successore come candidato del Movimento 5 Stelle – nutre “dubbi fortissimi”. Per varie ragioni, spiega l’ex garante per la Privacy. Che in questa estate passata al lavoro ha preso un paio di giorni per visitare la cattedrale di Trani, capolavoro dell’architettura romanica, e “tornare a riflettere, perché quello che ci diciamo non siano solo chiacchiere”.

    Cosa non la convince, professor Rodotà?

    Partiamo dal cuore della questione: il Parlamento. Un luogo che negli ultimi cinque anni, e forse anche di più, è stato azzerato, trasformato in un guscio vuoto che si limita soltanto a ratificare i provvedimenti già presi dal governo. E proprio ora che tenta di recuperare il suo ruolo costituzionale – quello rappresentativo e di indirizzo – viene ancora una volta esautorato. Eppure siamo ancora, o almeno dovremmo essere, in una Repubblica parlamentare.

    Una commissione parlamentare chiedeva di valutare meglio i pro e contro dei costosissimi cacciabombardieri. Ma questa prerogativa, si obietta dall’alto, non spetta alle Camere.

    Io invece sono convinto di sì. In più, il Parlamento non ha disdetto l’ordine di acquisto, ha solo chiesto di valutarlo come è normale accada nei piani d’investimento pluriennali. Si tratta già di un compromesso molto blando: per questo insisto nel dire che quello a cui stiamo assistendo è sintomatico di una profonda distorsione del meccanismo istituzionale. Si dà un privilegio eccessivo al governo: quello di rendere le sue decisioni insindacabili.

    Il Consiglio supremo di difesa, però, sostiene che, secondo la Costituzione, le decisioni sul-l’ammodernamento delle Forze armate spettino all’esecutivo.

    Innanzitutto ricordiamo che quando al Colle c’era come presidente Francesco Cossiga hanno voluto definire i poteri e le competenze del Consiglio supremo, che è un organo di informazione e consulenza del presidente della Repubblica, e indirettamente del governo . Non solo queste prerogative non si estendono al Parlamento, ma di certo non può essere il Consiglio a imporre veti alle Camere. Proprio non gli compete.

    Resta il fatto che ci sono dubbi interpretativi.

    Forse sì. Ma, ripeto, in una Repubblica parlamentare i nodi vanno sempre sciolti a favore del Parlamento. Ed è responsabilità costituzionale del governo quella di salvaguardare il proprio rapporto con il Parlamento.

    Il presidente Napolitano però sembra essersi profondamente irritato.

    Non me lo spiego, dato che non vedo tentativi del Parlamento di esautorare il governo né, tantomeno, il capo dello Stato. Ora serve una seria discussione perché ad uscirne davvero male, in questa vicenda, è ancora una volta proprio il Parlamento.

    Nella delibera del Consiglio si legge che, trattandosi di “decisioni operative e provvedimenti tecnici”, la competenza specifica per decidere l’acquisto degli aerei F-35 spetti proprio al governo.

    Non è così, per due motivi. È vero che il ministro della Difesa può intervenire con decreto, ma solo quando si tratta di provvedimenti finanziati da uno stanziamento di bilancio ordinario. In questo caso invece si tratta di ordini di spesa pluriennali, che devono essere rivisti di volta in volta e che di conseguenza devono essere sottoposti al Parlamento. Lo stabilisce una legge approvata nel 2012: è assolutamente legittimo che il Parlamento valuti piani pluriennali.

    Legge che, tra l’altro, porta la firma proprio del presidente Giorgio Napolitano.

    Infatti. E poi, soprattutto in un periodo di profonda recessione, mi pare difficile dare una lettura tecnica di queste spese. In questa fase di spending review, dove si tagliano i fondi a lavoro, scuola e salute, definire come impiegare le risorse è una decisione squisitamente politica. E in quanto tale spetta solo al Parlamento. E riflettere sull’acquisto di questi cacciabombardieri non può più essere un tabù”.

    MpL Comunicazione @ 13:02
    Filed under: News MpL

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