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    Emilia, gravissimi danni

    Posted on giovedì 31 maggio 2012

    E’ andato in fumo l’1% del PIL. A terra le imprese del comparto biomedico e quelle dell’agroalimentare, del meccanico e del ceramico. Perdite per i danni alle strutture, perdite per la produzione sospesa. Un danno complessivo dell’1% in una regione che da sola contribuisce per il 9% al reddito nazionale

    In un reportage sul Corriere della Sera i dati drammatici. «Non posso dire che le conseguenze del doppio sisma siano solo i capannoni lesionati. Quello nuovo, per esempio, lo avevamo inaugurato per i trent’anni dell’azienda, il 30 aprile, che coincidevano anche con il mio compleanno», racconta Claudio Sabatini, uno dei due soci della Cigaimpianti, manutenzione e costruzione di macchine in Italia e nel mondo, mentre sette operai in via Miari a Finale Emilia costruiscono casette di legno per venti colleghi che hanno perso casa e verranno a dormire qui. «Il mio problema non è soltanto il fatto che una parte dei 96 dipendenti non può rientrare al lavoro. Il guaio è che se anche rientrasse, di lavoro non ce ne sarebbe. Molti stabilimenti sono caduti, nel Bolognese alcuni preferiscono per prudenza l’evacuazione. A chi facciamo assistenza?».  La Cgil Emilia Romagna conta 3.500 aziende crollate o inagibili e ventimila persone senza lavoro: cinquemila nella meccanica, quattromila nell’alimentare, 4.000 nel biomedicale, duemila nella ceramica. E poi c’è l’agroalimentare, la «green economy». Soltanto il Grana Padano ha 70 milioni di danni tra le centomila forme cadute il 20 maggio e le oltre 260 mila danneggiate o distrutte l’altro ieri. Per l’aceto balsamico si parla di quindici milioni. Coldiretti e Cia fanno la stessa prima stima di mezzo miliardo di euro per l’intero comparto: macchinari distrutti, animali morti, crolli e sversamenti di prodotti nelle campagne, fienili, stalle, stabilimenti per la lavorazione della frutta danneggiati o inutilizzabili.

    MpL Comunicazione @ 10:19
    Filed under: News MpL

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