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    Elezioni. Parliamo di programmi?

    Posted on lunedì 14 gennaio 2019

    In Abruzzo tra 25 giorni si vota. Sarebbe il caso di iniziare ad approfondire i programmi dei candidati alla presidenza. O no? (nella foto la copertina del programma tecnico della Regione Sardegna)

     

    Tra 25 giorni saremo chiamati a scegliere il presidente della nostra Regione ed i membri del Consiglio regionale. Una scelta importante perché determinerà  grandi scelte che avranno un sensibile impatto sulla nostra qualità della vita: la Regione è l’Ente primario di programmazione, interlocutore del Governo centrale e dell’Europa, che decide le politiche su ambiti rilevanti, seppure nel rispetto delle leggi dello Stato, come la sanità, il welfare, i trasporti, le infrastrutture, la formazione, l’impresa ed il lavoro.

    A 25 giorni dal voto, giornali e mass media parlano quasi soltanto di fantapolitica e  gossip, di grane interne alle coalizioni,  dell’ex assessore e della di lui moglie, e se va bene delle visite dei big nazionali.  Eppure i programmi dei candidati presidenti sono stati consegnati in Tribunale insieme alle liste, e quindi sono di fatto pubblici. Ma quasi non se ne parla, se non di sfuggita, per sommi capi e sintesi eroiche,  a grana grossa e per titoli.

    L’Abruzzo non può permettersi di parlare “per titoli” delle enormi ed irrisolte questioni che lo attanagliano: le scandalose e lunghissime liste d’attesa nella sanità, le autostrade carenti in tutti i sensi, l’arretratezza della rete digitale e delle applicazioni professionali Internet, la mancanza di lavoro per i giovani,  le ferrovie più che antiquate, i porti arretrati, l’abbandono della montagna, un ambiente ostile all’intrapresa, la burocrazia regionale che male funziona….è lunghissima la lista dei problemi sui quali gli abruzzesi avrebbero diritto di saperne qualcosa di più dai candidati alla presidenza.

    La politica si fa con le parole. Perché le parole contengono le regole, e le regole sono la premessa dei Programmi. Ma dei Programmi i giornali e mass media ne parlano di sfuggita, quasi un fastidioso orpello al gossip del giorno. Programma viene dal greco, derivato da “prografo”, cioè “scrivo prima”. In un sistema democratico maturo i programmi sono essenziali, perché la regola di qualsiasi forza politica dovrebbe essere quella di “scrivere prima” e far conoscere ciò che si vorrà realizzare quando si arriverà, grazie al voto dei cittadini, nella stanza dei bottoni. Funziona esattamente come la musica: esiste uno spartito, “scritto prima” dell’esecuzione, e si suona davanti a un pubblico che già sa cosa ascolterà, e che normalmente non la prende bene se è andato per ascoltare Chopin ed invece si ritrova l’orchestrina di campagna.

    A 25 giorni dal voto, con i Programmi ufficiali già depositati in Tribunale, i cittadini abruzzesi non sanno ancora praticamente nulla. A parte le parole vuote e generiche, i totem ripetuti da tutti: più lavoro, più sviluppo, più servizi per tutti, più più più…titoli senza alcun ancoraggio alla sostenibilità economica e finanziaria, buone intenzioni prive di realismo e spesso pure di rilevanza.

    Come facciamo a votare tra 25 giorni senza conoscere i Programmi? Eppure i Programmi ci sono! Ce li fate vedere, conoscere, eviscerare, studiare, per cortesia? In tal modo, votando il Presidente X o Y saremo consapevoli di averne contemporaneamente condiviso gli obiettivi. In un’Italia sostanzialmente confusa e caotica, una volta tanto mettiamo da parte le vuote ciarle e parliamo di progetti!

    Figuriamoci se possiamo permetterci di andare a naso, là dove ci porta il vento e senza nemmeno il cuore. La gente oramai si aspetta, visto il momento liquido della politica, di conoscere le idee oltre che le facce che si confronteranno nel voto del 10 febbraio. L’elettorato cosciente di sondaggi e pettegolezzi ne ha le tasche piene e non sa più che farsene né dei proclami né dei termometri sociali.

    Basta girare un po’ per accorgersi che questo è il commento che si sente nei mercati e nei bar di nostri concittadini, i quali, in modo chiaro e tondo, fanno capire di voler sentir parlare di cose concrete da fare, per risolvere i troppi bubboni dell’Abruzzo che l’ultima legislatura non solo non ha alleviato ma ha addirittura notevolmente aggravato.

    Piacerà sì, no, vattelappesca, ma gli argomenti che i cittadini vogliono sentire si riferiscono a chi mette in campo idee nuove e non facce apparentemente nuove ma in realtà maschere vecchie, irrimediabilmente tarlate dalla loro matrice di origine.  Con i Programmi si capirà chi vuole avviare l’Abruzzo lungo un percorso solido e duraturo di crescita, e chi invece è in assoluta continuità con un devastante recente passato, ha le stesse idee vecchie, magari truccate con un po’ di rossetto, che ci hanno portati a questo punto, in mezzo al guado, ad essere la peggiore regione come crescita, reddito e occupazione del Centro-Nord dell’Italia.  E magari queste idee polverose sono espresse da camaleontiche mummie, da sugheri della politica che sono pure contenti di essere i migliori tra i peggiori….beati loro.

    Parliamo di Programmi, i cittadini lo vogliono e lo pretendono, il resto è noia.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 20:20
    Filed under: News MpL

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