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    DOMANDE SENZA RISPOSTA SULL’ECONOMIA

    Posted on lunedì 3 aprile 2006

    L’Abruzzo anello debole della debole economia italiana

    di Piero Carducci

    Una brutta campagna elettorale, troppe risse e troppi insulti. Ricette miracolose snocciolate come caramelle senza alcuna possibilità, da parte del cittadino, di verificarne l’effettiva realizzabilità. Promesse che non tengono in conto i vincoli esterni, ovvero il fatto che l’Italia si porta dietro un macigno di debito pubblico che toglie molta libertà di manovra alle politiche economiche. Vincolo esterno è pure l’appartenenza all’Unione Europea che, pur portando molti benefici in termini di stabilità finanziaria,  limita enormemente la possibilità di autonome politiche di bilancio e fiscali. Vincolo esterno è la globalizzazione dei mercati e l’estrema mobilità dei capitali: l’aumento della tassazione, ad esempio, in un Paese come l’Italia che già gode del privilegio delle tasse più alte del mondo in riferimento ai servizi resi, spingerà gli investitori istituzionali ad operare su altri mercati.

    Tra le molte domande che non hanno avuto alcuna risposta da parte della politica, c’è la gravissima questione degli effetti, sulla nostra economia, del progressivo aumento dei tassi d’interesse. Pressoché certo che nelle prossime settimane la Federal Riserve e  la Banca Centrale Europea continueranno ad alzare gradualmente i tassi di interesse. Sta finendo, per i cittadini e per le imprese,  il lungo periodo del denaro a buon mercato, dei bassi tassi sui mutui, della possibilità di fare debiti a lungo termine. Un lunghissimo periodo durante il quale i tassi europei sono rimasti fermi al 2 per cento e quelli americani quasi allo zero.

    Per capire quali saranno le conseguenze, anche per l’Abruzzo,  è utile partire da ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. L’aumento del prezzo del petrolio ha spinto verso l’alto i prezzi, l’inflazione americana cresce. La Fed ha quindi iniziato ad alzare i tassi di interesse un anno e mezzo fa. I redditi reali medi delle famiglie americane dovrebbero quindi ridursi, ma questo non accade:  i lavoratori stanno reagendo all’incremento dei prezzi lavorando più ore, in modo da mantenere invariato il reddito totale familiare. Lavorare più ore  è il modo in cui gli americani pagano la "tassa del petrolio", mantenendo livelli di produttività eccezionali. E così pure mantenendo il livello dei consumi.
    Anche la Banca centrale europea sta aumentando gradualmente il costo del denaro, per pagare la "tassa dello sceicco", ma le analogie tra Europa e Stati Uniti si fermano qui. Il mercato del lavoro europeo non è paragonabile a quello americano: gli europei lavorano sempre di meno, anche quelli occupati, e la produttività è declinante.  Insomma, l’economia reagisce poco e male, come capacità di adattamento, al vincolo esterno, e la Bce sarà costretta ad aumentare ancora i tassi. L’effetto probabile sarà un ulteriore rafforzamento dell’euro sul dollaro, con effetti nefasti sui timidi segni di ripresa dell’economia europea. Ciò che a breve accadrà sarà un Super Euro, quindi meno esportazioni e meno crescita. E per l’Italia, che dell’Europa è l’anello debole, saranno guai seri, perché diversamente dal resto d’Europa ci portiamo dietro una voragine di debito pubblico da colmare ed interessi più cari.

    Tra pochi giorni si vota, sarebbe il momento dei programmi e delle proposte concrete. Nessuno ha risposto alle questioni qui poste, fondamentali pure per l’Abruzzo. Sì, per l’Abruzzo. Perché se l’Italia è l’anello debole dell’Europa, l’Abruzzo, insieme a Molise e Calabria, è l’anello debole dell’Italia. Siamo l’ultima regione italiana per capacità di attrazione di investimenti esteri. Siamo una regione esportatrice, che risente immediatamente del Super Euro. In effetti, nell’ultimo semestre, la nostra piccola impresa torna a soffrire anche del problema del cambio, oltre che dei problemi atavici della nostra economia (pubblica amministrazione inefficiente, mancanza di infrastrutture materiali ed immateriali, ecc.). Aggiungiamo che in Abruzzo il Pil pro-capite è inferiore alla media nazionale, e ciò dipende sostanzialmente da due fattori: dalla bassa produttività media degli occupati e dal più basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro. La bassa produttività del lavoro è il dato più preoccupante, poiché alla progressiva perdita di produttività dell’Abruzzo si accompagna un  pari indebolimento della sua competitività.
    A fronte di una politica meno accomodante della Bce, l’Euro si sta rafforzando, e l’export abruzzese ne soffre per quanto detto in misura maggiore rispetto alla media delle regioni italiane.  Non le grandi imprese esogene (ad es. , la Micron o la Honda), molto più protette da tali dinamiche, poiché possono mettere in campo idonee strategie difensive, anche finanziarie, precluse alla piccola impresa endogena, sempre più in difficoltà.
    E le nostre domande sono destinate a restare senza risposta, a pochi giorni dal voto:
    1)quale voce del bilancio dello Stato verrà ridotta sostanzialmente per pagare i maggiori interessi sul debito? Con un rapporto tra debito e Pil del 106%, l’aumento di un punto dei tassi costa allo Stato, quindi alle nostre tasche, un  punto percentuale di Prodotto Interno Lordo;
    2)poco più di un anno fa, quando il cambio euro/dollaro toccò l’1,34, molte imprese raggiunsero il punto critico oltre il quale sarebbero state costrette a chiudere. Di fronte ad un cambio euro/dollaro che sarà presto a 1,5 che prospettive offre al mondo produttivo chi chiede i voti per governare?
    Domande senza risposta, appunto. Le amare risposte le avremo certamente dopo le elezioni.

    magister @ 16:49
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