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    Disservizi italiani

    Posted on domenica 20 gennaio 2008

    Nell’Italia in cui – dato per molti ormai assodato – una famiglia su due “non arriva a fine mese”, c’è ancora modo per dedicarsi ad hobby e passioni personali senza dilapidare ulteriormente il patrimonio familiare? Dalle nuove tecnologie viene una risposta positiva: non solo per la fruibilità di informazioni e materiali gratuiti di ogni tipo in rete, ma per la possibilità di fare acquisti on line da tutto il mondo a prezzi inferiori rispetto ai negozi.
    Un esempio banale: un cd in Italia costa intorno ai 20 euro, in America 15 dollari: al momento in cui scriviamo (18 gennaio), circa 10 euro. In poche parole, la metà del prezzo italiano. Certo, ci sono le spese postali, ma l’America è solo una delle opzioni offerte dal mercato della rete, e spesso le tariffe sono tanto basse da rendere conveniente un acquisto anche con spedizione oltreoceano. Senonché, siamo pur sempre in Italia, e il vantaggio per il consumatore può ridursi notevolmente una volta che una spedizione raggiunge il suolo nazionale. Sorvoliamo su assurdi problemi di sdoganamento, di pacchi prigionieri in aeroporti in base a regole che nessuno conosce. Tentiamo invece di valutare una situazione ordinaria, e prendiamo ad esempio un paese molto più vicino degli USA: l’Inghilterra. Ordiniamo con carta prepagata un cd da www.amazon.co.uk. L’oggetto acquistato in Italia costerebbe molto, dal momento che non ha una distribuzione e sarebbe necessario importarlo. Comprando via internet il prezzo diviene così basso che, anche includendo le spese postali, il costo è praticamente dimezzato. Così il pacco viene inviato il 26 novembre. Data di con- segna prevista: il successivo 30. Quattro giorni. Periodo sfortunato: coincide infatti con la protesta dei trasportatori, causa di forti ritardi nelle spedizioni. Fin qui, nulla di eccezionale. La politica di Amazon prevede che il cliente segnali il mancato recapito del pacco dopo alcuni giorni. Vista la situazione, pazientiamo fino al 12 dicembre per segnalare il ritardo. Prontamente, Amazon risponde spiegando che il pacco è probabilmente perso, e provvedendo a rispedire una copia sostitutiva. Consegna prevista: 19 dicembre. Superati di gran lunga i termini previsti, riscriviamo ormai imbarazzati al negozio, che provvede a restituire i soldi ricaricandoli sulla carta prepagata, nonostante sia con ogni evidenzia estraneo ad ogni colpa. Infine, a Gennaio, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, ecco arrivare i due pacchetti. Chiarita la faccenda con Amazon, e restituendo quindi quanto dovuto per l’acquisto originale, abbiamo finalmente potuto sederci in poltrona ed ascoltare il cd richiesto. Da un lato abbiamo un esempio di efficienza al servizio del consumatore, dall’altro un disservizio che rischia di vanificare e cancellare le possibilità d’acquisto offerte dalla rete. Non riusciamo a immaginare come tutto questo appaia agli occhi del resto del mondo: probabilmente immaginano lo spazio tra gli aeroporti italiano e l’indirizzo del destinatario come una sorta di buco nero, in cui il pacco rischia di perdersi, tornare indietro, subire metamorfosi, come in un film di fantascienza. Una volta ci chiedevamo come mai Amazon non aprisse una sede in Italia. Ora semmai c’è da chiedersi se non decideranno di escludere l’Italia dai paesi cui è aperto il servizio.

    Andrea Di Tizio

    MpL Comunicazione @ 01:09
    Filed under: News MpL

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