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    Dibattito sismico

    Posted on sabato 6 giugno 2009

    Oggi, presso il Centro Direzionale “Strinella 88” è stato inaugurato il ciclo “Convergenze”: un insieme di incontri con alte personalità della cultura internazionale e di confronti con esperienze provenienti da vari ambiti e discipline, sul post-terremoto e sul futuro del territorio aquilano. Iniziativa che fa capo al più ampio progetto “L’Aquila – Riconversione oltre la Ricostruzione” sviluppato dal Collettivo 99, un’associazione di promozione sociale nata nei giorni del post terremoto dalla volontà di giovani tecnici aquilani (una cinquantina fra ingegneri, architetti e geologi, sostenuti da esperti legali, sociologi e comunicatori tutti under 40) di partecipare alla ricostruzione della città. L’idea è quella di volgere lo sguardo al futuro con l’idea di ricostruzione a vantaggio di una più funzionale idea di riconversione dello spazio in base ad istanze finora troppo spesso ignorate per una città del domani,  quali la sicurezza, l’alto livello tecnologico, il basso impatto ambientale, la vivibilità e l’autosufficienza energetica e alimentare.

    La cifra 99 inserita nella denominazione di questa associazione fa chiaramente riferimento alla centralità simbolica che questo numero ha nella nostra città ed è indice di una costante attenzione al passato, usato come base per l’innovazione. Partendo dalle 99 chiese, piazze e fontane che urbanisticamente e socialmente hanno fatto dell’Aquila una città storicamente unica, il Collettivo99 punta infatti all’impianto delle più avanzate tecnologie strutturali, digitali, energetiche, bioclimatiche, dei materiali e della viabilità, del restauro e del recupero, che possano renderla nuovamente e diversamente unica e bella. In particolare il progetto avanzato dal Collettivo 99 si fonda su 5 concetti chiave destinati a caratterizzare l’intero processo di ricostruzione: Riconversione, Processo, Reversibilità, Costellazione di Innesti e Città-Campagna.


    Il primo incontro di Convergenze, denominato “Esperienze Giovani”, ha preso le mosse da un obiettivo molto ambizioso: “Guardare al futuro dell’Aquila come solo i suoi giovani sanno e possono fare confrontandosi con altri giovani professionisti, italiani e non, che già da anni trovano ascolto, convincendo, nel pensare spazi e territori colti e sperimentali, oltre la semplice contemporaneità, nel futuro”. All’incontro hanno infatti partecipato i rappresentanti di tre importanti studi di architettura: Andrea Boschetti del milanese Metrogramma, fortemente impegnato nell’attività di ricerca e sperimentazione a scala urbanistica; Carmelo Baglivo del romano IaN+, struttura multidisciplinare che si pone l’obiettivo di costituire un punto di incontro e di sovrapposizione tra la teoria e la pratica dell’architettura e Domenico Di Siena del madrileno EcosistemaUrbano, specializzato nella riqualificazione architettonica delle aree urbane.

    L’evento  è stato aperto dall’architetto Marco Morante del Collettivo99 che, mentre venivano proiettate le immagini della distruzione che ha subito la nostra città il 6 aprile,  ha subito chiarito: ”Questo primo incontro, al pari di quelli che seguiranno, sarà l’occasione per riflettere sull’importanza di ricostruire guardando fin da subito e coraggiosamente a scenari convincenti e lontani, pur preoccupandosi di fornire un rifugio confortevole e sicuro per ogni suo abitante e senza dimenticare di garantire l’equilibrio e la vivibilità di un “organismo” urbano in ogni sua fase. La città dell’Aquila deve essere costruita dov’era ma non come era, deve essere bella ma diversamente bella in modo da poter affrontare le sfide del III millennio”.

    Dopo l’intervento di Morante ha preso la parola Maura Scarcella che ha esposto le linee programmatiche del progetto del Collettivo99: “Il nostro è un progetto di processo – ha subito chiarito – e ciò permetterà di vivere la città anche nelle fasi intermedie di ricostruzione/riconversione. In particolare abbiamo classificato il territorio della città in tre tipologie  per le quali abbiamo progettato tre diverse modalità di intervento: la città storica, per la quale prevediamo interventi delicati come l’inserimento di innesti di architettura contemporanea, che ravviveranno il centro senza  però modificarne la natura; la città intermedia, cioè le zone di periferia che pensiamo digitalizzate, tecnologicamente avanzate, autosufficienti a livello energetico e caratterizzate da identità spiccate per contrastare l’usuale condizione di anonimato e piattezza delle aree limitrofe al centro; la città-campagna, ovvero la città dislocata che dovrà essere edificata in maniera strettamente regolarizzata e contenere spazi di autosufficienza alimentare. Nell’ambito del progetto verranno pertanto sviluppate mappe degli innesti, dell’energia e ambientali.”

    Concluso l’intervento del Collettivo99 hanno preso la parola i portavoce dei tre studi di architettura sovra citati che dopo aver manifestato il proprio cordoglio e dispiacere per la situazione dell’Aquila hanno esposto i loro progetti e le loro attività in varie città italiane ed europee, ed in particolare a Milano (Metrogramma), Roma (IaN+) e Madrid (Ecosistema Urbano).

    Durante questi interventi la platea ha cominciato a svuotarsi. Non tutti i presenti hanno compreso il senso di queste lunghe trattazioni, percepite come lontane dal contingente, nonostante i relatori avessero più volte ribadito l’esigenza di uscire dall’ottica dell’emergenza per pensare al futuro e la possibilità di cogliere dai progetti presentati spunti importanti per la città dell’Aquila.

    L’incontro si è concluso con un dibattito aperto al quale hanno partecipato, tra gli altri, i portavoce dei comitati “Aquilanus”, “Un Manifesto per l’Aquila” , “Osservatorio Nord-Ovest” , “3e32” e alcuni antropologi.

    Presenti anche il Sindaco Cialente e la Presidente della Provincia Pezzopane, assente invece il Presidente della Regione Chiodi, in riunione a Roma con Gianni Letta.

    Con il susseguirsi degli interventi il dibattito si è lentamente spostato sul Progetto C.A.S.E  e ciò ha determinato un confronto fuori programma tra l’architetto Vincenzo De Masi e il Vicepresidente del Consiglio Regionale Giorgio De Matteis.

    De Masi, per rispondere alle numerose critiche che gli sono state mosse negli ultimi giorni,  ha esordito dichiarando “l’8 aprile scorso il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lanciato l’ipotesi della New Town e dal quel momento il Comune dell’Aquila si è trovato a poter fare una sola cosa: battersi affinché non venisse creata un’unica New Town. Bisognava prendere decisioni in fretta e la situazione di stretta emergenza non ha certo aiutato, ma l’unica strada che ci parsa possibile è stata quella di combattere perlomeno per la creazione non di unico polo edilizio, ma di più poli dislocati nel territorio. Le aree atte ad ospitare i nuovi moduli abitativi sono state scelte dalla Protezione Civile sulla base di fattori sismici e idrogeologici ma il Comune dell’Aquila ha posto due importanti vincoli: la prossimità alle aree precedentemente abitate, per evitare poli isolati, e la vicinanza alle zone più colpite dal sisma. A questo proposito preciso che la zona di Onna non è stata scelta perché se ne sta occupando la Germania nell’ambito del suo progetto di solidarietà mentre nei dintorni di Paganica e Tempera, molto colpite dal sisma, non sono state individuate aree adeguate. Abbiamo tentato di fare al meglio quello che ci era possibile fare”.

    “Sono convinto che questa idea dei moduli abitativi ci sia sfuggita di mano –ha ribattuto De Matteis –questo territorio non è stato appaltato alla Protezione Civile, la riprogrammazione di una città non può essere completamente delegata. Il progetto C.A.S.E. non era l’unica soluzione possibile e di certo non è la migliore. Bisognava fermarsi a riflettere, l’emergenza non può giustificare questa scelta inopportuna. Con il progetto C.A.S.E. rischiamo di ritrovarci con una città diversa fatta di moduli abitativi brutti da abitare e da vedere, inoltre queste case con molta probabilità non saranno sufficienti e saranno consegnate in tempi troppo lunghi, gli ultimi collaudi saranno effettuati infatti a dicembre.”

    Alla fine dell’intervento si è creato un po’ di disordine in platea e si sono sollevate le urla sdegnate dei portavoce dei comitati che hanno chiesto provocatoriamente “Se il progetto C.A.S.E. non piace a nessuno, perché non viene bloccato?”

    Nelle battute finali hanno ripreso brevemente la parola Domenico Di Siena e Andrea Boschetti che hanno manifestato la loro contrarietà alle New Town, almeno nelle città Europee, così ricche di storia.


    Maria Chiara Zilli

    MpL Comunicazione @ 23:32
    Filed under: News MpL

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