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    Demagogia ricostruttiva

    Posted on martedì 18 gennaio 2011

    La mozione per la ricostruzione immediata dell’incrocio storico, che va dalla Villa comunale alla Fontana Luminosa e da Piazza Palazzo a San Bernardino, ha ottenuto 27 voti favorevoli, 3 contrari e due astensioni, registrando un’unica verità, e cioè che ai consiglieri piace ballare da soli o tutt’insieme, allo stesso livello verso le elezioni, per cui il fatto che Lombardi e Benedetti, con i due capigruppo di maggioranza e d’opposizione, Albano e Mucciante, abbiano portato la proposta in Aula senza consultarsi, ha prefigurato per molti penosissimi retroscena. "Guerre tra lobby" per D’Eramo, "Proposta non partecipata e condivisa dal Consiglio comunale" per Giuseppe Bernardi, "Un atto che genera solo false aspettative tra la gente" per Imprudente, "Contrario ad un processo democratico, quando parla di deroghe pur di essere veloce" per Antonello Bernardi. E cioè il restauro di quell’incrocio in dodici mesi, compresa la riapertura del relativo commercio, uffici ed attività professionali, annuncio che ha procurato applausi al senatore Lombardi, che ha illustrato la mozione, ed un bis quando ha chiesto come mai, ancora non riaprono al passeggio i portici di San Bernardino e di Corso Vittorio Emanuele II, nonostante il via libera del commissario Marchetti, perché totalmente in sicurezza. La gente plaude l’illusione, ha bisogno di demagogia, i consiglieri gliela devono dare, gliel’hanno data votando un atto per niente fattibile, seppur emendato, rinunciando a lavorare ad una prospettiva credibile e realistica per la ricostruzione, meglio ancora se con un’analisi sociologica e di sviluppo demografico, così da evitare errori. Ma le basi per credere in qualcosa di vero continuano a mancare, a partire dal fumoso disegno politico-urbanistico del Sindaco. Massimo Cialente, non farà i piani di ricostruzione per il cuore del centro storico, ha raccontato in Aula dello scontro scoppiato con tecnici e commissari "sulle linee guida per Santa Maria di Farfa, per cui è partito tutto un carteggio, correzioni varie e alla fine una lettera di Chiodi con cui ha rifiutato l’intesa ad un atto, che ho firmato ed ha avuto seguito". Un seguito che tuttavia solo i fatti potranno confermare, visto che solo dall’intesa con il commissario, lo dice la norma, partiranno i finanziamenti, ma Cialente va per la sua strada ed annuncia di far partire anche i lavori alla Villa comunale e a Porta Napoli, anticipando che forse, quando si chiarirà lo scontro sui piani di ricostruzione, allora Chiodi e Fontana, parteciperanno ai lavori del Consiglio comunale aquilano. Per Cialente ciò che può ripartire, anche nel cuore della città e delle frazioni, deve ripartire subito, la regia pubblica potrà andare di pari passo con questi lavori, altrimenti il rischio grosso è che tra dieci o vent’anni nessuno ci tornerà, in quel cuore. Ma su questo, non trova l’accordo con il commissario Chiodi e con il supertecnico Fontana, e non sappiamo neanche se l’abbia mai cercato veramente, Cialente rifiuta il progetto pilota sull’aggregato alla Prefettura, lanciato a sua insaputa, dice lui, da Fontana e Chiodi, e plaude alla proposta di Lombardi e di Benedetti, senza avere tuttavia la più pallida idea, di come dare sostanza vera al documento a partire da domani stesso. La gente ha bisogno del sogno, lui glielo regala, non importa che Chiodi ha storto il muso, quando ha saputo che il Comune dell’Aquila vorrebbe dotarsi di una propria struttura che lavori alla ricostruzione, il commissario non vuole doppioni e non li finanzierà di certo, d’altra parte non abbiamo avuto uffici speciali finora, continueremo tranquillamente a farne a meno: l’unico particolare che ancora ci sfugge, è però capire come ci organizzeremo, visto che vogliamo fare a meno di Fontana, di Chiodi, dei suoi decreti e delle sue norme, e chi amministra questa città, continua a fare di testa propria, senza mettere in conto le conseguenze. Non le mette in conto Cialente, non le mettono in conto i consiglieri, che provano a rialzare la schiena, rivendicando autonomia e competenze, solo a chiacchiere e senza un briciolo di realismo. C’è una struttura di un commissario del Governo, che proprio per questo, può dettare legge come meglio crede, mettere la testa sotto la sabbia non aiuterà certo L’Aquila a rinascere. Per ora, l’unica certezza è che riapriranno i portici.

    Alessandra Cococcetta per L’Editoriale
    MpL Comunicazione @ 20:32
    Filed under: News MpL

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