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    Decreto da rivedere/3

    Posted on mercoledì 29 aprile 2009



    La questione vera è: il Governo vuole ricostruire L’Aquila oppure no?  Vuole darci l’opportunità di un futuro oppure no? Perché una cosa deve essere chiara: con il decreto varato dal Consiglio dei Ministri a L’Aquila, L’Aquila resterà una città morta.
    Nessuno ha finora analizzato finemente le conseguenze del provvedimento, valutandone davvero il merito. Gli otto miliardi di euro previsti sono del tutto insufficienti se dovrà essere onorata la promessa solenne del premier, fatta sicuramente in buona fede, della “ricostruzione al 100%”. Una promessa sicuramente apprezzabile, ma non nuova, poiché anche in occasione del sisma delle Marche e dell’Umbria fu operata con altri governi la "ricostruzione al 100%".

    Sbagliata in primo luogo la ripartizione degli 8MLD: 1,5MLD per l’emergenza e 6,5MLD per la ricostruzione. Per l’emergenza del terremoto in Umbria che riguardò 30mila persone e quini il 50% degli sfollati aquilani (che sono 63mila) si spesero 140mln di euro. Quindi la cifra indicata per l’Abruzzo (1,5MLD) è assolutamente sproporzionata. Secondo i nostri calcoli l’emergenza costerà, in Abruzzo, circa 800mln di euro, ovvero la metà di quanto stimato dal Governo.

    Ancora sbagliata è la stima dei senza tetto: secondo il governo saranno circa 13mila all’inizio dell’inverno. Stavolta l’errore è al contrario, perché si tratta di una stima ottimistica, fatta sulla base dei primi rilievi di danno disponibili. In effetti la valutazione dell’agibilità è iniziata dalle aree meno danneggiate, e quindi il numero degli sfollati è destinato a salire notevolmente. Una stima che va corretta subito, perché altrimenti avremo migliaia di aquilani per i quali non saranno disponibili i famosi Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili (CASE) la cui necessità e la cui realizzazione sarà sottostimata come sono sottostimati oggi i numeri sugli sfollati.

    Ed ancora: se e quando queste CASE saranno abbandonate gradualmente dagli aquilani che torneranno nelle loro case ricostruite, che cosa faremo di queste abitazioni? Il premier ha detto che saranno trasformate in un campus universitario, il che avrà un impatto devastante sull’economia aquilana, laddove un buon 30% delle famiglie trae una quota importante del reddito dagli affitti agli studenti.

    Qualcuno sta pensando a queste cose? Permettetemi di esprimere qualche ragionevole dubbio in proposito.

    Ma arriviamo alla parte del decreto che proprio non sta in piedi: la ricostruzione. Saranno disponibili 6,5MLD di euro tondi tondi, poiché dall’emergenza “avanzeranno” almeno 800mln di euro che potranno essere utilizzati per le CASE.

    Qui parliamo della ricostruzione dell’Aquila, delle abitazioni distrutte o gravemente danneggiate. Limitiamoci alle abitazioni private. Il decreto concede un discreto contributo per la prima casa (150mila euro per la ricostruzione delle case abbattute ovvero 80mila euro per la riparazione). Ma non concede quasi nulla per la seconda casa: solo credito d’imposta e forse un mutuo agevolato.

    Il decreto non può funzionare. In primo luogo, ricostruire una casa con 150mila euro è praticamente impossibile, soprattutto se l’abitazione principale fa parte di un condominio dove sono presenti seconde e terze case (per le quali la contribuzione è davvero modesta). E poi perché un contributo fisso, indipendentemente dalle superfici interessate e dal reddito familiare? In Umbria 10 anni fa si scelse un contributo a metro quadro, un criterio molto più equo. Sempre in Umbria, la ricostruzione media delle case distrutte è costata 190mila euro. Evidentemente noi siamo di serie B, se dieci anni dopo ci toccano solo 150mila euro, pur avendo tutti riconosciuto la maggiore violenza e distruttività del sisma abruzzese.

    Con questo decreto per molti abruzzesi senza casa sarà impossibile ricostruire, a meno che non si contribuisca pesantemente di tasca propria. Il centro storico, inoltre, zeppo di seconde e terze case, sarà destinato a diventare una città fantasma. Gli aquilani già impegnati nella ricostruzione della prima casa non potranno esporsi finanziariamente pure sulla seconda, semplicemente perché non dispongono della necessaria liquidità e perché la contribuzione prevista dal decreto è assolutamente insufficiente. Chi ha lavorato e risparmiato anni ed anni, sobbarcandosi di pesanti mutui, per acquistare una seconda casa ed assicurare un po’ di futuro ai figli, vede questo sogno infrangersi miseramente. Con buona pace del principio costituzionale secondo il quale l’Italia è un Paese che tutela e promuove il risparmio…

    Ci attendono ruderi, macerie e feroci liti condominiali tra chi vuole giustamente ricostruire e chi, nello stesso compendio, non potendo contare sul contributo in quanto proprietario di seconda casa, non potrà partecipare alle spese. Cosa accadrà? Saremo espropriati delle seconde e terze case che non potremo ristrutturare per mancanza di soldi? Dovremo vendere i ruderi a prezzi stracciati a qualche immobiliarista alla ricerca dell’affare facile?

    Dobbiamo essere molto ma molto preoccupati. Il tempo per correggere il tiro c’è, almeno per quanto concerne i contributi alla ricostruzione che devono essere incrementati di almeno 4MLD di euro.

    E però la politica abruzzese è stranamente muta su tali macroscopiche carenze del provvedimento. E gli aquilani soprattutto dovrebbero far sentire con forza la loro voce.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 07:00
    Filed under: News MpL

    One thought on “Decreto da rivedere/3”

    1. aquilana ha detto:

      Salve, ieri (27.04.2009) ho ricevuto due email da persone che condividono il problema, di questo ne sono felice. Allora cosa aspettiamo diamoci da fare cerchiamo pi persone, per farci sentire con iniziative pacifiche, altrimenti rischiamo di non ottenere nulla.Il mio grido : ” Uniamoci presto per agire e difendere i nostri sacrifici “.
      P.S. Sono disponibile a ogni proposta e iniziativa valida. Non ci possiamo permettere di perdere tempo

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