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    Decreto, insomma

    Posted on sabato 23 maggio 2009

    L’aula del Senato ha dato via libera al dl terremoto con 135 voti favorevoli, zero contrari e 90 astenuti. Il Pd si è astenuto dal voto finale, la decisione era stata presa nel corso della riunione del gruppo, che aveva chiesto al Presidente Schifani una sospensione di mezz’ora prima delle dichiarazioni di voto e del voto finale. Ora il provvedimento passa all’esame dell Camera.

    L’aula del Senato ha dato via libera all’emendamento che prevede il diritto al rimborso a fondo perduto del 100% delle spese sostenute per ricostruire, riparare o riscquistare alloggi equivalenti alle prime case danneggiate dal sisma. Del tutto insoddisfacente la parte del decreto sulle seconde case (vedi precedenti articoli). Non si è compreso che all’Aquila l’impossibilità di ristrutturare la seconda casa, per mancanza di sufficiente sostegno pubblico, impedirà pure la ricostruzione delle prime case. Secondo Bertolaso, il contributo per la ristrutturazione/ricostruzione della seconda casa non potrà superare in ogni caso 80mila euro. Non è chiaro inoltre se si tratti di fondo perduto o credito d’imposta.

    E’ ovvio che con 80mila euro si potrà ristrutturare molto (se a fondo perduto) ma non si potrà ricostruire niente. Quindi chi ha risparmiato per una vita per comprare una seconda casa da affittare, dovrà mettere pesantemente mano al portafogli per rivedere la propria abitazione. E se tale abitazione fa parte integrante di un condomio distrutto, dovranno essere i proprietari della prima casa a sobbarcarsi anche la ristrutturazione delle seconde case?

    Bertolaso non chiarisce, e si limita a dire. "Dovranno essere i condomini ad esprimere una linea comune". Una posizione pressapochista ed inaccettabile: senza un indirizzo chiaro e preciso su come fare e su quali soluzioni adottare, le riunioni di condominio finiranno in liti feroci oppure in un nulla di fatto. Il decreto e le ordinanze devono fornire soluzioni e fornire assistenza tencica ai proprietari e non invece creare le condizioni, com’è oggi,  per cause civili e liti infinite. Se le cose si impostano lasciando ai condomini l’onere di trovare una soluzione introvabile, ladddove nei compendi siano presenti seconde e terze case, si creano le basi per rinviare "sine die" la ricostruzione della città.  

    Del tutto insoddisfacente pure l’orizzonte temporale della ricostruzione: 24 anni, un’eternità. Inaccettabile.

    MpL Comunicazione @ 00:59
    Filed under: News MpL

    One thought on “Decreto, insomma”

    1. vittorio ha detto:

      Ancora seconde case!
      Vorrei proporre la mia situazione: nel 2004 abbiamo acquistato, a Pianola, una casa per potervi far studiare i nostri tre figli, intestandola al figlio allora maggiorenne, iscrittosi ad Ingegneria, che per non vi ha trasferito la residenza!
      Il 6 di aprile 2009 ha subito le conseguenze del terremoto sua sorella di anni 21 (psicologia II anno).
      Adesso io vorrei chiedere, in primis a Berlusconi per poi scendere a Bertolaso e al sindaco Cialente: “Ma insomma, possiamo mai sperare che la nostra terza figlia, ora quattordicenne, possa sperare di studiare, un domani, nella casa acquistata con tanto sudore? Ma cos’ mai questa differenza tra prima e seconda casa? Nei terremoti precedenti, dall’Umbria in gi, c’era questa distinzione?”
      Spero solo in un ripensamento, ancora possibile, prima della conversione del decreto in legge. Vittorio

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