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    Cuore&ostacolo

    Posted on sabato 28 febbraio 2009

    Si allega il documento rimesso (pare dal Sindaco) alla maggioranza. No comment. Leggete, leggete….

    Il cuore oltre l’ostacolo
    "Il programma di mandato, prendendo le mosse dal programma elettorale, dà avvio alla pianificazione strategica per il quinquennio 2007/2012 vincolando gli strumenti della programmazione di breve, medio termine".  Con questa affermazione, contenuta nel programma di mandato del Sindaco che il Consiglio Comunale ha approvato il 18 settembre 2007, intendevamo realizzare la prima vera grande "discontinuità" dal metodo di governo adottato dalle amministrazioni di centrodestra che ci avevano preceduto nell’amministrazione del Comune dell’Aquila.
    Le precedenti amministrazioni avevano infatti improntato la loro azione per un verso lucrando "dell’eredità" (opere pubbliche, certezze finanziarie e di bilancio) dell’amministrazione di centrosinistra, per l’altro, diffondendo un messaggio mediatico di modernità mentre in realtà si stava dissanguando il bilancio comunale, perpetrando il sacco della città e alterando la vivibilità cittadina come è stato per la metropolitana di superficie ed il piano di Acquasanta.
    Un vivere alla giornata confuso e pericoloso senza minimamente interrogarsi su quale futuro andava incontro la città dell’Aquila.
    Noi ci siamo trovati a fare i conti con questo sfascio, in termini economici, organizzativi e sociali. Non abbiamo avuto, nella fase di start up, lo stesso vantaggio, giacché nel 2007 non abbiamo trovato nulla di avviato, ma problemi antichi e giganteschi.
    Questi elementi vanno messi lucidamente a fuoco per meglio capire l’avvio, irto di difficoltà, della nostra amministrazione.
    Difficoltà che sono cresciute con la caduta del governo Prodi e con la vittoria della destra alla guida della Regione Abruzzo.
    Quindi una riflessione politica ed amministrativa dopo 20 mesi dal nostro insediamento è, non solo opportuna, ma assolutamente necessaria, giacché il Sindaco è il capo del governo cittadino, ma soprattutto l’espressione di una coalizione politica.
    Perché in questi mesi è davvero accaduto di tutto.
    Alle difficoltà di natura amministrativa si è sommata una fase di grande instabilità della politica e per molti di noi è diventato difficile persino sciogliere il nodo della propria collocazione, della propria casa, talmente fragile e incompiuto appariva il quadro politico.
    Abbiamo affrontato la sfida di restituire un futuro a questa città, di riproporla dopo gli anni dell’ignavia e dell’arroganza, alla guida del territorio, di rimetterla sui binari di una sana ed onesta amministrazione, raccogliendo un’eredità ben più pesante di quanto i più attenti o i più pessimisti potevano prevedere.
    Questi mesi li abbiamo vissuti subendo il clima politico nazionale e regionale, passando da rari momenti di entusiasmo o di speranza a momenti di frustrazione, delusione, rabbia, sconcerto. Tutto ciò ha finito per causare rinunce, incomprensioni, isolamento, distinguo: quasi una fuga dal destino collettivo verso un destino di parte. Il Sindaco può farsi carico solo dei suoi limiti.
    Una utile riflessione andrebbe fatta su quanto sia stridente questo clima da quello che nei tanti anni ha accompagnato la nostra conoscenza reciproca, la fiducia di ognuno nell’altro, la volontà negli obiettivi nei quali si riconosceva il centrosinistra quando si presentava al voto degli elettori.
    Il Paese ha bisogno del centrosinistra per uscire dal vortice delle crescenti difficoltà in cui si trova e deve essere all’altezza del momento che impone il dover fare delle scelte. Bisogna ritrovare quello "spirito unitario" che chiedono i tanti elettori per uscire dal disimpegno o dall’astensione in cui si sono rifugiati.
    Il centrosinistra, noi, dobbiamo avere un grande cuore da lanciare oltre l’ostacolo prima che l’ostacolo diventi insormontabile, prima che tutto si trasformi in un ginepraio di idee confuse, prima che fuori si apprestino a cambiare i presupposti della nostra democrazia costituzionale e che si perda tutto ciò che faticosamente si è costruito in termini di diritti e tutele sociali, dal dopoguerra ad oggi.

    L’AMMINISTRAZIONE COME DESTINO COLLETTIVO
    Le amministrazioni locali, nel bene e nel male, rappresentano una sorta di destino collettivo. Laddove si è fallito, abbiamo riconsegnato, senza partita, il destino nella mani di una destra che si avvale di metodi spicci e di fare a volte arrogante, ma, soprattutto, che pecca di scarsa consapevolezza della grave crisi economica globale che rischia di stritolare le debolezze locali e di allargare la forbice tra la ricchezza e una crescente povertà.
    Non possiamo sfuggire dalla vergogna e dalla responsabilità se con tutte le nostre forze non saremo la parte dirigente che si oppone a un disegno elitario di società.
    Le amministrazioni locali da sole non bastano se intorno a loro non avranno la forza organizzativa, di idee, di popolarità, di progetto e di consenso dei partiti che a loro volta devono saper leggere la richiesta di fiducia e di modernità che sale dai cittadini.
    Noi possiamo riprendere con convinzione il nostro cammino avendo, dalla nostra parte, l’attualità del progetto di governo che oggi si arricchisce dei rinnovati contributi delle forze politiche che ho registrato durante gli incontri.
    Ma il cammino può proseguire solo se diamo una sterzata (lo chiedono in tanti ed io per primo) seria al nostro impegno:
    Non possono esserci più livelli, luoghi, soggetti a scarsa responsabilità. Le forze politiche nel momento in cui assumono su di loro la corresponsabilità del governo, devono avere rigore nel proporre le persone migliori, che assicurino il massimo dell’impegno e che si assumano la totalità del tempo da dedicare al governo cittadino. Non è accettabile il nascondersi dietro un simbolo per poi assicurare il minimo di se stessi. Di queste cose, a livello valutativo, se ne farà carico il Sindaco ed i partiti devono far prevalere lo spirito di lealtà al progetto e dell’obiettività delle situazioni.
    Dobbiamo caratterizzarci essenzialmente per la grande volontà del "fare", perché la città ne ha urgente bisogno. Sarà quindi importante confrontarci per capire come liberare le risorse economiche nel bilancio corrente, che si assicuri da una parte gli opportuni interventi manutentori sul patrimonio urbano oltre la realizzazione di nuove opere che realizzino il programma di mandato e aiutino la città ad uscire dal caos, mentre dall’altra si possano perseguire politiche di welfare, culturali, ecc. che rappresentino un investimento di giustizia sociale e di futuro.
    Facciamoci un’idea più giusta del luogo "città" dove coesistano tutti i corpi sociali e interagiscano spinte diverse di interessi. Teniamo insieme la complessità del presente, cercando di arrivare ad un punto di sintesi alto e condiviso. L’unità degli obiettivi è presupposto fondamentale perché si possano tagliare traguardi ambiziosi in tempi contenuti. I lunghi periodi che intercorrono tra il "pensiero e l’azione", mettono a rischio il risultato e con esso anche la serietà della politica. I tempi della politica sono diversi, più lenti di quelli della vita e siccome non possiamo incidere con forza sui tempi della vita, dobbiamo cambiare i tempi della politica, accorciando gli intervalli tra pensiero, azione, risultato. Per questo l’unità della città sugli obiettivi è presupposto indispensabile perché ci siano meno "opposizioni" e più "condivisione". Su questo la governance locale si gioca molto della sua credibilità.
    Ma soprattutto evitiamo di dare l’impressione ai nostri concittadini, e forse, a volte, addirittura anche a noi stessi, di essere accartocciati, confusi dall’autorefenzialità, intrappolati nelle logiche dei riti del "palazzo". Dobbiamo riprendere il gusto, a volte anche amaro, dell’ascolto di tutti, delle ragioni di ognuno.

    UNA RICERCA DI MODERNITA’
    Le interviste per la formazione del Piano Strategico, ci consegnano uno spaccato della città che dobbiamo considerare perché frutto di una profonda interrogazione dei vari corpi sociali.
    "L’Aquila è vissuta con preoccupazione per la scarsa dinamicità ed il debole spirito d’iniziativa del corpo sociale, per una sorta di sentimento collettivo di stanchezza. La città appare seduta, qualcuno l’ha definita "un lago senza onde" riferendosi al fatto che le risorse ci sarebbero, ma che occorrerebbe valorizzarle" (cfr PIANO STRATEGICO).
    La discussione e gli approfondimenti sul documento finale del Piano Strategico, sono rinviati ad altra sede, ma il richiamo vale per gli interrogativi che la politica ha posto e serve per dare un metodo di risposta ad essi.
    Innanzitutto ribadire il metodo dell’ informazione massima preventiva, consiglieri, capigruppo, sui maggiori atti che l’Amministrazione assume. Tanto più il metodo si affermerà, quanto più la partecipazione sarà massima o quantomeno apprezzabile, segnando una svolta dalle scarne ed a volte nulle partecipazioni che sin qui si sono avute. Di questo dobbiamo farne un punto di forza perché s’intende continuare a raccogliere tutte le sensibilità politiche nel coinvolgimento pieno della responsabilità di governo e con esse anche le riflessioni che vengono dai partiti per portarle ad un punto di modernità avanzata che le riassuma nella definizione dell’azione concreta.
    Non dobbiamo infatti dimenticare che le migliori pratiche di governo si perseguono sfruttando tutte le possibilità che le norme e le opportunità ci offrono.
    Proprio sul tema della modernità ci giochiamo gran parte del nostro futuro perché, come insegna anche la nostra storia recente, i processi si leggono e si anticipano poiché inseguire quasi sempre porta alla sconfitta.

    E’ modernità, ad esempio, perseguire l’obiettivo di una progressiva pedonalizzazione del centro storico, obiettivo per il quale bisogna creare le condizioni effettive che si chiamano parcheggi (di prossimità, di scambio, di sosta oraria) senza che però questi costituiscano impedimento alla fruibilità delle belle piazze aquilane, alla valorizzazione del patrimonio culturale o, peggio, che portino al peggioramento della vita dei residenti nel centro, al riaccendersi di conflitti con la parte produttiva del settore commerciale. La svolta deve venire dall’approvazione del Piano Urbano della Mobilità e con esso da un’idea dei parcheggi e della mobilità pubblica, frutto di una nuova discussione da parte di questa amministrazione.
    Senza confondere la parola "continuismo" con "necessità", questo deve essere un metodo improntato ad onestà intellettuale posto che non possiamo rifondare L’Aquila.
    Ma modernità è soprattutto esplorare nuove sfide; penso ad esempio al rilancio più forte del capitolo delle politiche energetiche.

    I NODI DA SCIOGLIERE. DAL METODO AL MERITO
    PRG – Resta l’obiettivo principale dell’Amministrazione.
    Le risorse erano state opportunamente previste sin dal bilancio del 2008, però la necessità di chiudere i precedenti rapporti con i professionisti dell’ufficio del piano (coordinatore e tecnici) hanno fatto slittare al 2009 la fase di avvio. Il bilancio corrente contiene già lo stanziamento necessario. L’ufficio del piano sarà anche la regia del processo che riguarda le aree a vincolo decaduto. Ma sarà coinvolto anche nella discussione dei grandi progetti strategici che riguardano gli assetti del territorio. Questo per tenere insieme l’assolvimento di un dovere per anni ignorato, prima che si trasformi in disastro, con una visione pianificatoria generale a cui non si intende derogare.
    Resta in piedi la parte riservata all’approfondimento politico con il tavolo tecnico già affrontato in altre discussioni.

    L’URBANISTICA CONTRATTATA (termine di uno squalificante squallore) non è mai stata un metodo dell’Amministrazione. Nessun atto assunto e nessuna proposta avanzata sino ad oggi è riconducibile a ciò. Non è intenzione alcuna barattare il territorio per tornaconto economico. Quindi la guida è la pianificazione generale con la mano pubblica che informa tutti i processi. Tuttavia non si vuole rinunciare alle opportunità che la legge mette a disposizione, ma che comunque sempre devono prevedere l’interesse pubblico per quanto concerne il reperimento di risorse. La discussione in tal senso sarà frutto di confronto politico. In questo caso vale riposizionare il pensiero più in termini di opportunità che di obbligo.

    AZIENDE. Serve richiamare la scellerataggine con cui vennero create le Aziende del Comune e come queste siano state usate dalla destra (bilanci in rosso, organici gonfiati, debiti che avanzano).
    Un primo passo è stato compiuto nella riduzione dei membri dei CdA (troppo in fretta si dimentica) quando non era richiesto dalla legge. E poi il contratto di servizio con l’ASM con la quale vigeva il full cost recovery.
    Un ulteriore passo consiste nella delibera di riorganizzazione delle Aziende, in discussione nelle commissioni consiliari, e nella vendita del Centro Turistico. Tutto questo lo ha fatto la volontà della politica. Il futuro delle Aziende sarà il frutto di questa discussione, con l’obiettivo, anche nel confuso e complesso contesto dell’attuale legislazione in materia, di mettere al riparo i servizi pubblici a rischio di depauperamento e di privatizzazione.

    POLITICHE SOCIALI – WELFARE – LAVORO. Come si accennava, le difficoltà dell’Italia, di cui L’Aquila non è immune, impongono una riorganizzazione delle azioni che riguardano il Sociale in tutte le sue propaggini ed articolazioni, riassumendole in un’unica delega del Welfare che nel contempo permetta di prestare più attenzione al lavoro con un apposito, nuovo, assessorato preposto alle POLITICHE DEL LAVORO, in grado di seguire sia le Aziende in crisi, nei tavoli che si tengono, che tutte le opportunità che le leggi mettono a disposizione degli Enti Locali.

    POLITICHE CULTURALI. E’ importante tenere conto della ricchezza culturale della città, superando la contrapposizione tra le istituzioni storiche e le altre forme di organizzazione e di sperimentazione culturale, che rappresentano l’humus del futuro della città. Così come avevamo scritto nel Programma di Mandato, l’Amministrazione, nei prossimi anni, incentiverà le collaborazioni fra grandi e nuove istituzioni ed associazioni. Sarà inoltre accelerata la predisposizione definitiva del nuovo regolamento per l’accesso ai contributi.
    Nei prossimi mesi, inoltre, si affronterà insieme la ricerca di un’organica soluzione circa la messa a disposizione di spazi per le attività culturali.


    IL BILANCIO. Il bilancio del Comune appare oggi uno strumento ingessato, rigido, conseguenza "degli anni della spensieratezza" e dell’allegra gestione. Pesano come macigni su di esso la gran mole di debiti potenziali come pesano i costi delle Aziende partecipate. Per il trasporto pubblico locale, ad esempio, il Comune trasferisce annualmente all’AMA oltre 2 milioni di euro (Pescara 600.000,00, Chieti 500.000,00, Teramo 90.000,00) dato che il contributo regionale è fermo al dato storico del 1982. E’ assente qualsiasi ricorso a finanziamenti di carattere europeo e soprattutto necessita di azioni di recupero sul fronte dell’evasione d’imposta. Molto si potrebbe ancora scrivere sul bilancio ma quello che più conta è che l‘Amministrazione si è riappropriata della conoscenza tecnica della materia per metterla a disposizione della politica. In questo modo il bilancio diventa uno strumento partecipativo e condiviso dove la tecnica aiuta la politica nel raggiungimento degli obiettivi che questa si propone.

    MACCHINA AMMINISTRATIVA. Rappresenta un grande cruccio per la complessità che essa presenta. Tanto per citare alcuni numeri, il Comune ha all’incirca 480 dipendenti che, in termini di bilancio, significano oltre 23 milioni di euro su un totale (al netto di investimenti extra) di scarsi 100 milioni. Sappiamo di doverci impegnare molto su questo fronte. Il 5 maggio scadranno i contratti per i Dirigenti (16 unità) e quello sarà un primo passo significativo. Si pensa che a quell’appuntamento si possa giungere anche con una proposta di riorganizzazione degli Uffici. Preme però anticipare che le scelte saranno solo frutto di necessità e valutazioni tecniche e non saranno ammesse intromissioni diverse da esse.

    EX SERCOM E TRAMVIA. Non serve richiamare in questo caso le tante cose fatte, ma proviamo a separare questi due temi dal contesto generale.
    Per la TRAMVIA si è seguito fedelmente il mandato di programma (nuovo percorso), la necessità di ricomprenderla in una strategia più ampia della mobilità cittadina, l’analisi dello stato autorizzativo messo in piedi dalla precedente amministrazione, ma frutto di varie sentenze contrarie. Si è rescisso il contratto con la Ditta esecutrice, come di dovere, dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Non vogliamo passare per la città che ha dilapidato 20 milioni di euro: non sarebbe mai perdonabile, ancor di più in questo momento di carenza di finanziamenti pubblici. Tuttavia bisogna esperire ogni azione utile per recuperare l’opera alla città. Quando sarà chiaro il percorso, con tanto di costi per il completamento, l’esercizio o lo smantellamento, apriremo certo una discussione per rivolgerci, se necessario, anche alla città attraverso lo strumento del referendum. Tutti i cittadini, però, dovranno conoscere bene ogni aspetto tecnico, ma soprattutto finanziario, di questa "tragedia".
    Per la cosiddetta ex SERCOM, sono valide le stesse riflessioni.
    Prima di procedere a qualsiasi atto bisogna pesare quale effettivamente è l’interesse pubblico prevalente e questo riguarda una valutazione dell’immobile, delle aree, del contenzioso potenziale, del riassetto generale del luogo inteso come comparto. Si vuole però rassicurare che il processo sarà guidato dalla mano pubblica e la decisione finale, quando tutti gli elementi saranno chiari, rimessa alle valutazioni del Consiglio.

    LE FERITE DELL’ANIMA
    Infine una riflessione di natura più personale, da uomo di sinistra che ha scelto una professione più vicina al dolore umano che alle agiatezze della vita. Spesso mi sono trovato e, soprattutto, sentito solo, ma invece di sfuggire quella condizione, invalidante per chiunque, io l’ho accettata come nemesi ed abbracciata, confinandomi in una solitudine che ha minato spesso persino la mia serenità.
    Mi sono sentito solo soprattutto quando, mi è parso, spero erroneamente, che altri non comprendessero sino in fondo la reale situazione nella quale è precipitata, e nella quale abbiamo raccolto, la nostra città e di quanta generosità, passione, disinteresse e sacrificio, sì, sacrificio, ci fosse bisogno. Questa è stata certamente la causa che spesso mi ha posto in sordo contrasto con le persone con le quali condivido da tanti anni le tensioni della politica.
    Ma da uomo di sinistra credo fermamente che noi possiamo spendere al meglio la nostra storia se accettiamo fino in fondo e insieme la sfida di cambiare le tante Italie della nostra nazione, se scomponiamo gli interessi di caste e li ricomponiamo in progetti di interessi generali. Il mondo non aspetta noi; se aspettiamo possiamo andare più in affanno di come siamo adesso. Ho compiuto certamente degli errori, ma anche questi fanno parte della natura degli esseri viventi. Ho comunque misurato l’ampiezza che corre tra la storia personale e la diceria, quando mi sono state riferite frasi sul mio conto che, a me per primo, avvicinavano più ai comportamenti che ho sempre combattuto e avversato che a quello che effettivamente sono e che continuerò ad essere anche quando la politica non farà più parte della mia vita. E’ stata una coltellata nell’anima, una ferita che porto ancora aperta. Per questo motivo, ho veramente pensato di lasciare il mio incarico di difendere liberamente la mia storia di uomo di sinistra. Così come ero pronto a lasciare quando ho misurato il rischio di non avere più una maggioranza. Non sono, non siamo qui per sopravvivere, la città non lo merita. La città ha bisogno di un governo solidale, convinto, onesto, forte. Ma soprattutto non lo meritano e non lo capirebbero coloro che ci hanno dato il loro voto. Non lo capirebbe il popolo del centrosinistra che ha mostrato di essere stanco ormai di perdere la speranza. Vi confesso questo perché credo che se la politica, la nostra, vissuta per antiche scelte di passioni e valori, non riassume una dimensione umana, siamo tutti condannati a finire in un tritacarne che coinvolge anche la tranquillità delle nostre famiglie e la serenità dei nostri figli. Io oggi guardo loro, i miei figli, e penso che ha ancora un senso battersi per restituire valori alla società, laddove persino quelli più profondi sembra vogliano strapparceli di dosso. In questi mesi di sofferenza di papà Beppino Englaro ho capito che non possiamo arrenderci, che le nostre scaramucce sono poca cosa di fronte alla violenza di chi, ai miei occhi di padre, medico e cattolico, piega il dolore umano all’interesse politico. Non possiamo lasciare l’Italia in quelle mani. E’ per tutto questo che, pur consapevole di tante difficoltà, ogni mattina, entro in Comune orgoglioso della grande responsabilità, ma soprattutto forte. Perché sono consapevole che ancora una volta, nonostante tanti nostri errori, tutti noi siamo quelli che stanno dalla parte giusta.

    MpL Comunicazione @ 13:39
    Filed under: News MpL

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