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    Crolli, gravi responsabilit

    Posted on martedì 24 maggio 2011

    E’ ripreso il processo riguardante il crollo del palazzo in via Generale Rossi dove il sisma uccise 17 persone. Il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accettato la richiesta da parte degli avvocati degli imputati di dare avvio ad una super-perizia non prima di aver ascoltato le parti. Particolarmente interessante e’ stata l’audizione di Salvatori che ha descritto cio’ che ha ravvisato nel filone d’inchiesta riguardante appunto il crollo della palazzina di via generale Francesco Rossi. Per l’esperto (capo del pool dei consulenti e docente universitario) l’edificio sarebbe crollato per “l’aumento del peso della copertura in latero-cemento, ovvero del tetto, realizzato successivamente all’edificazione del fabbricato in muratura irregolare scadente, non in grado di supportare le sollecitazioni della massa in copertura, come accaduto nel sisma di due anni fa”. Per Salvatori la maggiore altezza dell’edificio (proprio in virtu’ del tetto in cemento armato), l’appesantimento dello stesso e la maggiore eccentricita’, hanno comportato il crollo.
    Ma il discorso generale. Qualita’ del calcestruzzo scadente, errori di progettazione e calcolo soprattutto nella parte riguardante la sistemazione dei telai non sistemati nelle direzioni cardinali che avrebbero dovuto “reggere” ad un eventuale sisma. Sarebbero questi i fattori che maggiormente hanno influito nel collasso degli edifici finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica dell’Aquila, stando a quanto riferito dallo stesso Salvatori (insieme a Francesco Benedettini ha coordinato il “pool” di 30 consulenti della Procura).
    “Dal punto di vista del terreno – ha detto ancora l’esperto – posso dire che sostanzialmente il terreno aquilano e’ piuttosto omogeneo e ricco di brecce, di brecce aquilane che hanno una buona resistenza sismica”. Insomma sono stati i materiali scadenti ed i pesanti cappellacci di cemento armato a provocare i crolli, e non il terreno non idoneo. Sempre Salvatori a supporto delle proprie tesi, ovvero che il terremoto poco c’entra con il collasso degli edifici, ha portato l’esempio della palazzina “gemella” ubicata a fianco a quella che ospitava la Casa dello Studente: “L’edificio che dista pochi metri da quello collassato – ha detto l’sperto – e’ rimasto in piedi perche’ il progettista non solo e’ diverso ma perche’ tutte le normative in vigore erano state seguite alla lettera. Non e’ un caso se meno dell’uno per cento degli edifici realizzati in cemento sono crolalti, cio’ significa che il terremoto non c’entra nulla”.
    L’uomo della strada si chiede:
    1.perch per molti anni, in tutti i lavori di ristrutturazione, i leggeri tetti in legno sono stati sostituiti con i cappellacci in cemento armato?
    2.perch nessun Ente preposto non ha sconsigliato, vietato, soluzioni che appesantivano gli edifici, in un’area chiaramente sismica?
    3.perch nessun Ente preposto ha controllato la qualit del calcestruzzo, generalmente scadente come dicono le perizie?
    4.perch nessun Ente preposto ha obbligato soluzioni idonee (tetti in legno o comunque strutture leggere, cemento di qualit, ferro in abbondanza, ecc.) alle caratteristiche di un territorio sismico?
    5.perch i lavori di ristrutturazione degli edifici sono stati, per lo pi, pittura e leccate, e non si badato, in un territorio a forte sismicit, agli aspetti di consolidamento strutturale delle abitazioni?
    6.perch devono pagare solo i pesci piccoli? Dalle perizie emerge una verit incontestabile: i crolli sono dovuti a stratificazioni di responsabilit che non possono fermarsi a imprese e progettisti. Ci sono santuari che non si devono toccare?

    MpL Comunicazione @ 11:15
    Filed under: News MpL

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