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    Corte dei Conti su spesa

    Posted on giovedì 26 giugno 2008

    Ridurre la spesa pubblica, e quindi le tasse, sembra un’impresa impossibile. Almeno in Italia. La relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato 2006 mostra un’Italia fuori controllo. Il nostro paese, a differenza di Germania e Francia, ha disperso nella spesa pubblica il bonus di 70 miliardi che aveva risparmiato aderendo all’Euro.  "L’euro – ha spiegato il relatore della Corte, Fulvio Balsamo – ha consentito al nostro paese di ridurre il peso della spesa per interessi sul pil di più di quattro punti (poco meno di 70 miliardi di euro". Ma, mentre Germania e Francia hanno ridotto la spesa corrente (rispettivamente di 3,6 punti e di 0,7 punti), "in Italia la spesa corrente primaria e cresciuta di 1,5 punti" e molto più della metà dell’intero bonus dell’euro "è stato disperso in incrementi della spesa pubblica complessiva, anziché per alleggerire il fardello del debito pubblico".

    La spesa pubblica italiana, ha aggiunto Balsamo, va ridotta nei "grandi comparti", con regole rigide che la mantengano "su tassi di incrementi inferiori al tasso di crescita del Pil" altrimenti c’è il rischio di "dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazione negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori della produzione". La Corte dei conti esprime anche un giudizio positivo sulla "ininterrotta crescita delle entrate finali (soprattutto tributarie)", il cui miglioramento "è sicuramente riconducibile anche al recupero di consistenti basi imponibili tradizionalmente erose, eluse o evase". Tuttavia non manca un invito alla prudenza per gli effetti del gettito nel futuro.

    Senza controllo sulla spesa, il rischio è di non poter alleggerire la pressione fiscale e gravare quindi sulla crescita, scrive ancora la Corte dei Conti. "Il rischio di mancare ancora una volta – spiega la relazione – gli obiettivi di controllo della spesa pubblica si riflette, naturalmente, in quello, non meno grave, di dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazioni negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori di produzione".

    "La materia del personale pubblico – afferma il relatore – è attraversata da problematiche che riflettono, per un verso, la necessità di ammodernare l’assetto delle relazioni sindacali nel settore pubblico e per l’altro l’esigenza di accrescere i nessi tra la spesa e le retribuzioni, la produttività del lavoro e la funzionalità delle amministrazioni". La Corte dei Conti mette in risalto che la crisi del sistema delle relazioni sindacali nel settore del pubblico impiego è resa palese dalla sostanziale sospensione della contrattazione collettiva per il biennio 2008-2009 nell’attesa di pervenire a modifiche che consentano da un lato di non predeterminare in legge finanziaria le risorse destinate alla contrattazione e dall’altro riportare a tre anni (dai due attuali) la durata dei contratti collettivi.

    Secondo la Corte dei conti, pur decelerando rispetto agli anni passati, la spesa sanitaria presenta però ancora "variazioni di rilievo che richiedono l’estensione delle misure di contenimento ad altri settori (specialistica e diagnostica) e il mantenimento dei meccanismi di responsabilizzazione regionale introdotti negli ultimi anni". La Corte sottolinea: "Il processo di rientro dai disavanzi strutturali è ancora problematico: solo alcune delle regioni interessate hanno fornito ai tavoli di monitoraggio elementi promettenti sulla strutturalità dei risultati ottenuti; due regioni dimostrano difficoltà di rilievo ad affrontare le cause profonde degli squilibri finora evidenziati".

    Al 31 dicembre 2006, ha denunciato ancora Furio Pasqualucci, Procuratore Generale presso la Corte dei Conti nella sua requisitoria orale, restavano ancora aperti 110 enti considerati inutili e tra questi alcuni di rilievo come Inam Enaoli, Onmi, Gescal e Enalc. Le procedure di liquidazione di questi istituti sono iniziate negli anni ’70, ma il contenzioso conta ancora 20 mila pratiche irrisolte nel 2006. Quella degli enti inutili è una segnalazione di inefficienza alla quale Pasqualucci ne ha aggiunto un’altra sull’esistenza di troppi micro Comuni. Secondo il relatore della Corte, permane l’esigenza di accorpamento dei piccoli municipi, tenuto conto che attualmente sono quasi 6.000 quelli al di sotto dei 5.000 abitanti.

    MpL Comunicazione @ 19:49
    Filed under: News MpL

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