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    Corte dei conti, i commenti

    Posted on venerdì 24 luglio 2015

    L’antefatto: gravissime  inadempienze della regione nei consuntivi e nella gestione dei conti (vedi precedente articolo). Le reazioni….

    FEBBO: “LA CORTE DEI CONTI SANCISCE L’INCAPACITA’ DI QUESTA GIUNTA”

    “La delibera della Corte dei Conti sancisce in modo inesorabile l’assoluta incapacità di questa Giunta regionale, in primis dell’assessore Silvio Paolucci, mettendo in luce tutte le inadempienze in tema di Bilancio: la ciliegina sulla torta di un anno di amministrazione caratterizzato solo da brutte figure”.

    E’ questo il commento del Presidente della Commissione di Vigilanza, e consigliere di Forza Italia Mauro Febbo.

    “Innanzitutto – spiega Febbo – il Conto Consuntivo 2013 doveva essere approvato dal Governo D’Alfonso in quanto la Giunta Chiodi non avrebbe potuto durante il periodo della competizione elettorale; per questo la scadenza (di norma fissata al 31 luglio 2014) era stata posticipata al 31 dicembre 2014.

    Lo stesso discorso vale per il Consuntivo 2014 non ancora approvato dalla Giunta (scadenza 30/4/2015) e sicuramente non sarà mai licenziato dal Consiglio regionale entro la fine dell’anno”.

    “Le responsabilità di queste omissioni – sottolinea il Consigliere regionale di Forza Italia – sono da attribuire principalmente all’assessore Silvio Paolucci che in questi 13 mesi di governo si è dedicato esclusivamente alla Sanità (dimenticando che ci sono un Commissario ad acta e un sub Commissario) e a quella “macelleria sociale” rappresentata dalla chiusura dei Punti nascita e all’introduzione dei ticket socio-sanitari, pur di appuntarsi sul petto la medaglietta per l’uscita dal Commissariamento (che certo non potrebbe essere merito suo ma di chi lo ha preceduto). Di contro ha completamente trascurato la sua delega al Bilancio, sicuramente più gravosa e impegnativa”.

    “A questo punto – conclude Febbo – mia auguro che il Presidente del Consiglio dei Ministri prenda in seria considerazione, ove ci fossero gli estremi, la possibilità di sciogliere il Consiglio regionale in base ai dettami dell’articolo 126 della Costituzione”.

    MOVIMENTO 5 STELLE: ‘’LO AVEVAMO DETTO DA TEMPO”

    “Nulla di nuovo. Il Movimento 5 stelle lo aveva denunciato in sede di approvazione del bilancio regionale nella notte del 23 dicembre 2014. Presentammo centinaia di emendamenti e denunciammo quella che secondo noi era una #FinanziariaAlBuio della Giunta D’Alfonso”.

    Lo afferma la consigliera regionale del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi”.

    “Noi criticammo – prosegue Marcozzi – proprio il mancato riaccertamento dei residui attivi e passivi che ci costringevano a votare convintamente contro la Legge di Bilancio e contro la Finanziaria. Colpe gravi ereditate dalla Giunta Chiodi alle quali la Giunta D’Alfonso con le medesime colpe non ha posto rimedio”.

    “Ora che lo accerta la Corte dei Conti – prosegue Marcozzi – forse le nostre parole avranno più valore nell’affermare l’inadeguatezza dei ‘professionisti competenti’ della politica a svolgere il loro mandato! Secondo la Corte, la Regione veloce di D’Alfonso è a bivio tra lo scioglimento e i poteri sostitutivi del Governo centrale. Il commissariamento del commissario sarebbe davvero il colmo!”.

    In un altra nota i consiglieri regionali del Movimento cinque stelle sottolineano che “nella delibera la magistratura ha messo in evidenza svariate lacune da parte del Governo regionale nel recepimento delle norme e nell’elaborazione dei bilanci; lacune che, in molti casi, sono state oggetto di diverse segnalazioni e, ciononostante, mai colmate dagli organi della Regione. Si va dal mancato accertamento dei residui alla non conformità del ciclo di bilancio alla tempistica prevista dalla legge fino alla mancata iscrizione del disavanzo effettivo di gestione. Una serie di inadempimenti talmente ampia da aver meritato un giudizio fortemente negativo da parte della Corte dei Conti che ha sottolineato la particolare gravità del comportamento della Regione soprattutto in riferimento alla pervicace ed ostinata volontà di non rispettare i principi fondamentali della finanza pubblica nonostante le sollecitazioni ricevute più volte in tal senso”.

    “È assai doloroso – concludono i consiglieri del M5S – dover prendere atto che l’Abruzzo continua a conquistare il titolo di pecora nera tra le regioni italiane, nonostante i proclami di D’Alfonso e le mirabili promesse di una Regione facile e veloce della campagna elettorale. Ma soprattutto ci spiace dover constatare che questa maggioranza di Governo continua ostinatamente a portare avanti le proprie posizioni anche a rischio di errori di estrema gravità che possono compromettere il futuro della nostra Regione, ignorando, volutamente ed irragionevolmente, il nostro contributo e le nostre giuste proposte. Un atteggiamento di ottusa chiusura che non fa bene, di certo, all’Abruzzo e che pone pesantissime responsabilità sul presidente D’Alfonso”.

    LIRIS: “D’ALFONSO CHIEDA SCUSA”

    “Se non fosse una tragedia, ci sarebbe tanto da ridere. Mentre D’Alfonso e la sua Giunta annunciano, con comunicati altisonanti, l’uscita dal Commissariamento relativamente alla Sanità, la Corte dei Conti chiede il Commissariamento dell’intera Regione Abruzzo”.

    E’ il commento del vicepresidente regionale di Forza Italia e consigliere comunale dell’Aquila Guido Quintino Liris.

    “È questa la Regione Veloce e Facile di D’Alfonso? – prosegue Liris – quanto prodotto dalla Corte dei Conti è allarmante e denuncia una superficiale e disinvolta gestione della ‘cosa pubblica’; “comportamenti omissivi” in ambito di contabilità regionale che non possono non allarmare i cittadini abruzzesi”

    “Mi aspetto un “mea culpa” – aggiunge Liris – da parte del Partito Democratico e di un centrosinistra che oggi più che mai dovrebbe chiedere scusa alle donne e agli uomini che hanno avuto la cattiva sorte di essere amministrati da una classe dirigente arrogante e impreparata. La sinistra a tutti i livelli, dalla Regione al Comune dell’Aquila, sta dimostrando una grave incapacità amministrativa denunciando la sua vera natura, e cioè l’essere molto più brava a polemizzare e criticare, più che a governare e gestire le criticità del nostro territorio. Cialente e D’Alfonso, che in questo momento vanno così a braccetto, nel continuo esercizio di depauperamento del territorio aquilano, hanno la necessità di un lungo bagno di umiltà. I cittadini comuni – aggiunge – abituati quotidianamente a pagare per gli errori che commettono nelle rispettive professioni, sono stufi di dover prendere atto della ‘non idoneità’ di avventurieri e dilettanti allo sbaraglio”.

    “Matteo Renzi – conclude Liris – non scioglierà il Consiglio Regionale, figuriamoci: ciò che mi addolora è la ‘figuraccia’ a livello nazionale, cui ci costringe l’attuale classe dirigente “sinistra”.

    ANTIMAFIA ABRUZZO: “ATTEGGIAMENTO GRAVISSIMO”

    Stefano Moretti dell’osservatorio Antimafia Abruzzo, annuncia un esposto alla magistratura: “ritengo l’atteggiamento sia gravissimo e debba essere immediatamente verificato anche dalla Procura della Repubblica di Pescara alla quale scriveremo dettagliatamente un esposto circostanziato”.

    DI STEFANO: ”ABRUZZO REGIONE… FACILONA”

    ” La Regione “facilona” é talmente distratta che deve ringraziare il blog maperò di un attenta giornalista quale Lilli Mandara per accorgersi del brutto pasticcio che ha combinato”.

    Lo dichiara in una nota il parlamentare di Forza Italia Fabrizio Di Stefano, parafrasando lo slogan del presidente D’Alfonso in campagna elettorale “Abruzzo Regione Facile”.

    ” Il documento della Corte dei Conti – spiega infatti Di Stefano – datato 17 luglio 2015 e relativo alla Regione Abruzzo fa capire che, se fossero stati attenti in Regione, avrebbero loro stessi reso pubblica la notizia e, contestualmente, indicato quali azioni avrebbero voluto intraprendere per scongiurare quanto previsto dall’articolo 126 della Costituzione e cioè lo scioglimento del Consiglio Regionale”.

    “Così non è stato – conclude Di Stefano – e, evidentemente, o davvero in Regione non si sono accorti della gravità della situazione oppure, in mala fede, si pensava che passasse sotto silenzio. Io, ritenendo per l’ appunto la Regione ‘facilona’, credo che non se ne siano neppure accorti”.

    ACERBO: “VECCCHIO TRUCCHETTO DENUNCIATO NEGLI ANNI DA RIFONDAZIONE”

    “La delibera della Corte dei Conti conferma quanto ho sostenuto a nome di Rifondazione Comunista per anni e anni inascoltato con interrogazioni, interventi in Consiglio regionale, conferenze stampa. Nell’estate del 2012 denunciai che mancavano all’appello i consuntivi 2009, 2010, 2011. Nel 2013 feci l’ennesima interrogazione”.

    Lo ricorda l’ex consigliere regionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo.

    “Il trucchetto di non approvare i consuntivi – spiega Acerbo – è di lunga data alla Regione Abruzzo e la responsabilità ampiamente bipartisan quindi consiglierei all’attuale opposizione di centrodestra di non fare demagogia. In sintesi si era sempre in ritardo di due-tre anni con i consuntivi e quindi bilanci approvati sono stati sempre taroccati”.

    “In Abruzzo – prosegue Acerbo – a questo vizietto si erano abituati perchè in base allo sciagurato federalismo sostenuto per un decennio da tutti (solo Rifondazione in parlamento fu apertamente contraria) non vi era sorveglianza diretta da parte della Corte dei Conti. Come avevo inutilmente avvertito – evidenziando che l’Abruzzo non era ancora la Regione “virtuosa” come Chiodi voleva far credere – l’entrata in vigore delle norme sul pareggio di bilancio avrebbe costituito un gigantesco problema”.

    “Voglio esser chiaro – coclude Acerbo – se questo disordine finanziario fosse servito a scopi sociali potrebbe anche essere difeso da parte di chi come me non condivide le politiche di rigore dei governi italiani e europei. Purtroppo però un fiume di denaro è stato sperperato in ruberie, sprechi clientelari, privilegi assurdi, favori a imprese amiche. Credo che sia fondata la dichiarazione di Paolucci sullo scarso rischio di tornare alle elezioni, assai meno quella con cui dice che è in corso risanamento economico della Regione. Mi sembra che in questo campo ci sia continuità con la precedente giunta con poco coraggio, immaginazione e progettualità e a farne le spese sono i ceti medio bassi”.

    PAOLUCCI: ”NESSUN PERICOLO DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE”

    “Non c’è alcun pericolo di scioglimento del Consiglio regionale. Ferma restando la consapevolezza delle difficoltà della Regione a perseguire l’allineamento del ciclo di programmazione finanziaria, derivante in grandissima parte dai ritardi accumulati negli anni passati, l’attuale Giunta regionale ha raggiunto l’importante obiettivo di approvare il riaccertamento dei residui al 31 dicembre 2013. La deliberazione, la numero 546, è stata assunta il 26 giugno scorso ed è in fase di trasmissione alla Corte dei Conti”.

    Lo afferma l’assessore regionale al Bilancio Silvio Paolucci.

    “L’approvazione del riaccertamento dei residui – prosegue Paolucci – costituisce l’atto propedeutico per il completamento della procedura inerente l’approvazione del disegno di legge regionale relativo al rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2013 che la Giunta avrà modo di approvare a breve, in quanto l’istruttoria è in via di completamento”

    “La conclusione del procedimento di riaccertamento – speiga poi Paolucci – dei residui al 31 dicembre 2013, inoltre, costituisce elemento propedeutico anche per l’attivazione del procedimento di riaccertamento ordinario dei residui al 31 dicembre 2014 e del riaccertamento straordinario dei residui al 1 gennaio 2015 previsto dal Decreto legislativo 118 del 2011”.

    Paolucci tiene poi a ribadire che “non c’è alcun pericolo di scioglimento del Consiglio regionale: questa legislatura è la legislatura della cura e del risanamento finanziario e contabile. Alcuni elementi evidenziati dalla Corte dei Conti costituiscono ostacoli già superati dalla Regione ed altri sono in fase di superamento”.

    “Resta ovviamente da lavorare ancora – ammette l’assessore – per poter delineare organizzazione e procedimenti idonei per superare tutte le altre criticità evidenziate dalla Corte. Ad ogni buon conto è il cas‎o di ribadire che la Regione Abruzzo, anche in considerazione del quadro nazionale e nel contesto delle altre Regioni, ha messo in campo un’azione di forte risanamento dei conti sia per quanto riguarda il bilancio sia per quanto riguarda la sanità e che, in virtù dei dispositivi normativi del decreto sugli enti territoriali (cui il governo regionale ha dato un contributo importante), l’ammortamento del disavanzo – che verrà definito con precisione – sarà sostenibile”.

     

    www.ilcapoluogo.it  –  La Corte dei conti brucia D’Alfonso. La pronunzia della Corte dei Conti, i possibili scenari e le scelte ormai obbligate di D’Alfonso.

    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, recita l’antico proverbio. E di sordi di questa specie deve essere piena la Regione Abruzzo, se dopo la tegolata della Corte dei Conti le prime “reazioni” degli amministratori regionali sono improntate alla minimizzazione, alla sicumera, al fare finta. Eppure la tegolata c’è, è evidente, e c’è poco da svicolare e minimizzare come si affannano a fare l’assessore Paolucci ed il Presidente del Consiglio Di Pangrazio.
    La lista delle contestazioni fatte dalla Corte ai vertici regionali è pesantissima, è lunghissima, è scandalosa. Disegna un quadro regionale, sia politico che amministrativo, fatto di menefreghismo, intriso di pressapochismo, illuminato da comportamenti omissivi se non apertamente dolosi.

    C’è poco da minimizzare, c’è invece molto da chiarire da parte della Regione.

    La sentenza evidenzia una serie impressionante di inadempimenti talmente vasta e talmente grave da aver spinto magistrati notoriamente seri e prudenti, come quelli della Corte dei conti, a chiedere al Governo di valutare la possibile applicazione della pena massima per questi casi, ovvero lo scioglimento del Consiglio regionale, pure considerata la pervicace ed ostinata volontà da parte della Regione di non rispettare i principi fondamentali della finanza pubblica e della trasparenza contabile, nonostante le sollecitazioni ricevute più volte in tal senso dalla Corte stessa. C’è poco da minimizzare, c’è invece molto da vergognarsi.

    E stufi di vergognarsi di essere abruzzesi sono i cittadini di questa disgraziata regione che, ormai da anni, è preda di una sistematica malagestio della cosa pubblica, contrassegnata da una serie infinita di scandali, ruberie di ogni genere e regalie clientelari. Siamo studi di essere considerati dagli italiani normali come pecore nere superstar, perché come dice la Corte il disastro contabile che si è visto in Abruzzo negli ultimi quattro anni non si rileva in nessuna altra Regione dello stivale.

    Ora sarà il Governo a decidere se sciogliere o meno il Consiglio regionale, ma non è questo il punto. Comunque vadano le cose, la frittata è fatta, la tegola ha colpito, l’immagine del Governatore D’Alfonso – che per ora tace – ne potrebbe uscire irrimediabilmente compromessa. La Regione “facile” della campagna elettorale è diventata “facilona”, e D’Alfonso rischia davvero di perdere la fiducia da parte delle istituzioni nazionali, e la fiducia è un capitale indispensabile per dar corso ai sogni di gloria che lo vedono proiettato verso un futuro di Ministro o Sottosegretario.

    Ora per D’Alfonso è il momento delle rapide scelte. Può accollarsi la croce, ed allora il suo destino sarà segnato, oppure può legittimamente richiamare all’ordine chi poteva operare e non ha operato, chi poteva fare e non ha fatto. Sono due gli anelli deboli della catena di comando e controllo che ha portato a questo sfacelo: l’assessore e la presidenza del Consiglio. Paolucci è un ottimo e preparato assessore, ma aveva ragione chi sin dall’inizio della legislatura ha osservato che è impossibile seguire insieme due deleghe pesantissime, come la Sanità ed il Bilancio. La delega di Bilancio, a questo punto, dovrebbe essere assegnata ad un tecnico, con il solo scopo di rendere alla Regione la perduta credibilità.

    E poi c’è il problema del Consiglio, sulla cui funzionalità già da mesi si sollevano molti dubbi. Il vertice del Consiglio c’entra eccome, in questa brutta faccenda. Per legge e statuto, il Consiglio regionale è depositario delle funzioni di controllo. Funzioni di controllo che hanno ad oggetto l’attività posta in essere – o in questo caso non posta in essere – dalla Giunta regionale, l’analisi dell’attuazione delle leggi, la valutazione degli effetti delle politiche e la verifica del raggiungimento dei risultati previsti. In questa grave vicenda, insomma, il Consiglio è apparso quanto meno distratto, per non dire supino agli ordini dell’esecutivo, per non dire di peggio. Insomma, per farla breve, D’Alfonso non può restare silente ed inerte di fronte alla sentenza della Corte dei conti. Potrà forse salvare le penne, e risarcire la sua immagine, se riassegna la delega al Bilancio e se apre una serissima riflessione, in seno alla maggioranza, sull’efficienza e sull’efficacia della conduzione del Consiglio regionale. Non ha alternative, l’inerzia lo distruggerebbe, anche perché la vicenda mostra pure un gravissimo malfunzionamento nei rapporti giunta-consiglio che, inevitabilmente, andrebbe in futuro a ripetersi. E questo D’Alfonso non può davvero permetterlo: errare humanum est, perseverare autem diabolicum…
    di L. S.

    MpL Comunicazione @ 12:43
    Filed under: News MpL

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