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    Comunit Montane dimenticate

    Posted on sabato 7 giugno 2008

    Il 30 giugno è il termine fissato dal governo Prodi per la riforma delle Comunità Montane.  Termine previsto dalla Finanziaria 2008 e confermato ieri dal Ministro Tremonti. E l’Abruzzo?

    Annunciato in pompa magna dall’assessore D’Amico, il progetto della giunta regionale di riordino delle Comunità Montane è scomparso nel nulla. Ingoiato da un buco nero. Scomparso in una SuperNova.  Riemergerà in Consiglio regionale all’ultimo minuto com’è costume di Del Turco? Sarà posto ai voti soltanto sulla base della fiducia, con la solita formula approvare oppure tutti a casa? Mangiare la minestra o buttarsi dalla finestra?  Questo è lo stile al quale ci ha abituati l’allegra brigata che sgoverna un Abruzzo sempre più malandato….

    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. La Giunta regionale vorrebbe procedere nell’attuazione di un progetto di legge sulle  Comunità Montane che, nel merito, danneggia le aree interne e viola palesemente le prescrizioni della Legge Finanziaria 2008. La Finanziaria, infatti, obbliga le Regioni a provvedere con legge, entro il 30 giugno di quest’anno,  al riordino delle Comunità montane.   Lo spirito della legge è quello di contenere i costi e finalizzare meglio le scarse risorse per la montagna. Anche in Abruzzo, pertanto, dobbiamo puntare alla riduzione della spesa corrente per il finanziamento delle Comunità montane  per via della riduzione del numero delle Comunità, del numero dei componenti degli organi e delle indennità.


    La finanziaria  prevede pure dei criteri automatici di riforma delle Comunità Montane, che scattano automaticamente ove le regioni non dovessero adeguarsi alle prescrizioni di legge. Si tratta di criteri assolutamente condivisibili, a nostro modo di vedere, e da assumere come linee guida per il riordino degli Enti. Anzi sarebbe meglio non fare nessuna legge: in questo caso scatterebbero i criteri previsti dalla finanziaria. In caso di inerzia  delle Regioni,  scatta automaticamente  la soppressione delle Comunità montane che non corrispondono a precisi criteri altimetrici e di quelle costituite da meno di 5 Comuni; scatta la decadenza dalla partecipazione alle Comunità dei Comuni capoluogo di Provincia, di quelli costieri e di quelli con più di 20.000 abitanti; si riduce  drasticamente il numero dei consiglieri e degli assessori.
    In particolare, applicando i criteri previsti dalla legge finanziaria, ne risultano soppresse le Comunità montane nelle quali almeno la metà dei Comuni non sono situati per almeno l’80% della loro superficie al di sopra di 500 metri di altitudine sul livello del mare. Criteri dunque assolutamente condivisibili, se si vuole riservare alla Comunità Montana il ruolo di governo della montagna ed eliminare le Comunità Montane sul mare. 

    Va sottolineato che, seppure in modo contorto le Comunità montane vengono di fatto rilanciate dalla Finanziaria, che consente finalmente di porre mano a due aspetti che hanno mostrato nel corso degli anni tutta la loro criticità:

    -l’eccessiva numerosità delle comunità  e la presenza nel loro ambito di Comuni estranei alla montagna;
    -l’eccessivo numero di componenti  degli organi amministrativi, il  che finisce per assorbire la maggior parte delle risorse per le spese correnti.

    Applicando i criteri della Finanziaria alle attuali Comunità abruzzesi, non sono rispettati i criteri:

    -nella provincia di Pescara, dal  57% dei Comuni membri (16 comuni su 28 non rispettano i parametri minimi);
    -nella provincia di Teramo, dal 72% dei Comuni membri (21 comuni su 29 non rispettano i parametri minimi);
    – nella provincia di Chieti, dal 32% dei Comuni membri (19 comuni su 61 non rispettano i parametri minimi);
    -nella provincia dell’Aquila, dal 13% dei Comuni membri (14 comuni su 108 non rispettano i parametri minimi).

    La decisione di sopprimere le Comunità Montane delle province di Pescara e Teramo ne risulta naturale, anzi obbligata.  Si tratta quindi di una scelta che la Regione deve compiere in ragione di una semplificazione e razionalizzazione degli enti territoriali, ad iniziare da quelli che vanno ad interferire con l’assetto degli enti locali evitando il rischio di duplicazioni e sovrapposizioni. Basti pensare alle interferenze che nascono tra l’attività di pianificazione territoriale e dello sviluppo posta in capo alle province e quella prevista in capo alle Comunità montane; si tratta di una sovrapposizione palese che rischia di provocare duplicazioni e contraddizioni tali da vanificare l’efficacia dello strumento programmatorio. Ciò vale anche per tutti gli atti di pianificazione delle risorse per lo sviluppo economico e sociale del territorio.

    La soppressione delle Comunità montane non intacca minimamente lo specifico status dei pochi comuni davvero montani (con altitudine superiore ai 500mt) ricadenti in aree dove la Comunità risulta essere soppressa.  Ciò che cambia è il soggetto titolare degli interventi a favore dei comuni montani, non più le comunità che per la loro ridotta dimensione e la loro debolezza strutturale si sono spesso rivelate insufficienti per dare corso ad una politica attiva a favore dei territori montani.
    I comuni montani appartenenti a comunità montane soppresse mantengono, quindi, la loro specificità e la loro rappresentatività politica, solo che saranno le province a rappresentare le loro istanze ed i loro bisogni e non più le comunità. In questa maniera si realizzerà anche una sorta di perequazione tra comuni montani; non ci saranno più comuni montani penalizzati dal fatto che le risorse per la montagna vengono destinate a pioggia, a Comunità che di montano hanno soltanto il nome.

    Né accadrà che comuni montani, inseriti in “comunità costiere”,  risultino penalizzati rispetto a quelli facenti parte di comunità  più grandi ed attrezzate. Tutti i comuni montani di ciascuna provincia avranno quindi le medesime opportunità e possibilità.  L’applicazione dei criteri oggettivi previsti dalla Finanziaria porta alla soppressione del 42% delle Comunità Montane abruzzesi (da 19 a 11), centrando in pieno gli obiettivi posti dalla legge. In particolare,  nella provincia dell’Aquila l’applicazione della Finanziaria porterebbe alla soppressione di una Comunità Montana (da 8 a 7), e non della metà delle Comunità come previsto dal progetto di legge della Giunta regionale. Nella provincia di Pescara l’applicazione della Finanziaria porterebbe alla soppressione di 2 Comunità Montane (ovvero tutte). Nella provincia di Teramo si dovrebbero sopprimere 3 Comunità Montane (ovvero tutte). Nella provincia di Chieti si prevede la soppressione di 2 Comunità Montane (da 6 a 4).

    Porta invece a risultati del tutto diversi l’applicazione dei criteri previsti dalla legge di riordino in corso di elaborazione da parte della Giunta regionale (ass. D’Amico). Tale progetto di legge, infatti, cancella pilatescamente all’incirca la metà delle Comunità montane, per ciascuna provincia.  Un criterio che contrasta con la legge finanziaria e, inoltre, inaccettabile nella logica del riequilibrio territoriale. Applicando tale criterio, infatti, risultano fortemente danneggiate le Comunità Montane  aquilane e chietine. Paradossalmente si andrebbero a cancellare le Comunità davvero montane, per lasciare quelle nel pescarese ed alcune di quelle che insistono nel teramano,  che in realtà di montano hanno soltanto il nome.

    Si prevede battaglia in Consiglio regionale, dove la Federazione di centro – se il progetto danneggerà soltanto L’Aquila e Chieti – voterà contro. E non solo la Federazione di centro: voteranno contro pure Bruno Evangelista ed un altro consigliere che, per ora, preferisce restare anonimo. Del Turco faccia bene i conti, perché sulle Comunità Montane la minestra di Lamberto Quarta e di Giovanni D’Amico non la mangerà nessuno.  Un voto  imposto su un provvedimento preconfezionato sarebbe  una sfida al Consiglio ed un forte rischio per la malmessa  maggioranza.

    P.S.C.

    MpL Comunicazione @ 10:55
    Filed under: News MpL

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