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    Compagno L (Letta)

    Posted on sabato 27 settembre 2008

    Ci sarà un motivo se dall’altro ieri il braccio destro di Silvio Berlusconi è diventato «il compagno Gianni Letta», se da Walter Veltroni a Guglielmo Epifani la sinistra ha preso ad elogiarlo. Non è solo un segno di gratitudine per l’atteggiamento che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sta tenendo nella fase più delicata del negoziato su Az. È piuttosto la dimostrazione che «il compagno L» – definizione di Francesco Cossiga – è ormai diventato il «check point Charlie» del bipolarismo italiano, il punto di contatto tra due leader divisi da un Muro che non cade. Sbaglierebbe Veltroni se davvero pensasse di separare Gianni Letta dal Cavaliere, perché il «compagno L» è l’essenza del berlusconismo, il suo alter ego.


    Pare fosse un altro il messaggio che il capo dei Democratici abbia voluto lanciare, sostenendo che «in questo esecutivo Letta è poco più di un libero professionista»: l’obiettivo – secondo autorevoli dirigenti del Pd – era quello di alludere alle due linee che dividono il governo. Dal confronto estivo sul federalismo fiscale, Letta era parso uscire un po’ ammaccato, dopo che Berlusconi in Consiglio dei ministri aveva preso le parti di Giulio Tremonti. Ma il caso Az l’ha riconsegnato al ruolo di protagonista. Cossiga dice che «Gianni è determinante nelle trattative. Sa accontentare tutti, sa benedire come un monsignore e contemporaneamente salutare da compagno con il pugno chiuso. Non che la faccenda Alitalia si sia risolta, anzi. I problemi maggiori devono venire. E siccome il ministro dell’Economia ne è consapevole – chiosa malizioso il Picconatore – ha deciso di non esporsi».


    È una tesi che nel Pd sostengono da tempo. Paolo Gentiloni non a caso sottolinea «l’assenza del Tesoro dalla trattativa» prima di omaggiare Letta: «È onnipresente, è dialogante, è cultore delle istituzioni e delle mediazioni. Peccato stia di là». «Di qua», cioè dal loft veltroniano, sanno di avere nel «compagno L» più che un interlocutore affidabile. Una sponda. Goffredo Bettini lo chiama «il decisivo»: «Chiamatemi il decisivo per favore». È successo ancora giovedì. Non è chiaro se dovesse parlargli di Alitalia o di Rai, è certo che il sottosegretario ha risposto, e sebbene in sottofondo si avvertissero voci concitate, Letta ha discusso al telefono con il dirigente del Pd, confidandogli infine di sentirsi «un po’ stanco»: «Sono cinque notti che non dormo». Con oggi fanno sei. Roberto Colaninno, che da una settimana condivide la stessa sorte, dopo averlo visto all’opera da vicino ne ha tessuto le lodi sull’Unità. È vero, il patron di Cai ha elogiato tutti, Veltroni ma anche Berlusconi, «che non mi ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento e ha sempre creduto al successo della cordata italiana ». Tuttavia, se la trattativa è arrivata al passaggio decisivo, «è per merito di Gianni Letta»: «Non ha mai mollato».


    Quanto ad Epifani, Cossiga arriva tardi. È da tempo che il segretario della Cgil ha fatto outing. Due anni fa andò in televisione e dichiarò: «Se potessi, strapperei Letta al centrodestra ». A dirla tutta, una settimana fa, e sempre in tv, Epifani ha ringraziato anche Altero Matteoli «per l’atteggiamento che ha tenuto durante la trattativa». «In altri tempi – ha sorriso il ministro di An guardando la trasmissione – l’avrebbero cacciat o dalla Cgil». Sarebbe però un errore ritenere che Letta sia un mediatore accomodante. In Consiglio dei ministri, nei giorni dello strappo di Epifani, il sottosegretario alla presidenza espresse giudizi severi verso il sindacalista e i dirigenti democratici: «Sono false e inaccettabili le accuse che vengono dalla Cgil e dal Pd. Ho letto le dichiarazioni dell’onorevole Piero Fassino, le trovo infondate». E nel ricostruire le fasi della trattativa, rivelò un dettaglio: «Non è vero che si sia lavorato per spaccare le organizzazioni del lavoro. Perché, quando è stato necessario, non ho esitato – cosa per me insolita – ad alzare la voce con il ministro Sacconi in presenza dei rappresentanti sindacali, per dimostrare che c’era e resta la volontà di dialogare». Ecco perché Letta era e resta il braccio destro di Berlusconi. E al premier non dispiace che sia diventato il «compagno L». Se è vero che è il suo alter ego, ne trarrà beneficio.


    Francesco Verderami (www.corriere.it)

    MpL Comunicazione @ 20:40
    Filed under: News MpL

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