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    Ceci sul ruolo del Comune

    Posted on martedì 25 agosto 2015

    Il “Comune”.  Centro servizi o solo struttura di controllo e  di indirizzo politico dei territori? Pubblichiamo una interessante riflessione di Giampaolo Ceci sul ruolo, e la degenerazione, dei Comuni.

    Il tempo produce concetti nuovi che spesso si sovrappongono ai vecchi, mutandone l’originario significato fino a farne perdere l’originaria memoria.

    Perché ci stingiamo la mano quando ci salutiamo e perché invece i militari si salutano in altro modo? Perché le donne portano la gonna, perché si fa uso di cartamoneta per gli scambi? Pochi saprebbero rispondere compiutamente.

    Tra i numerosi casi, oggi, vorrei riflettere sulle originarie funzioni del “Comune” inteso come “Municipio”.

    I Municipi hanno origine antichissima che risalgono alla romanizzazione dei territori Italici, la stessa parola ha origine latina: “municipium”, infatti, deriva dal latino munera (munia) capěre: “assumere i doveri, gli obblighi, gli impegni” in questo caso, del cittadino romano.

    Essere “Municipium” di Roma era un onore quindi perché attestava la piena appartenenza ad una comunità più ampia.

    In epoca medioevale “il comune” ha assunto in Italia una valenza utilitaristica, poiché solo una struttura “comune” consentiva di difendere meglio o offendere “gli altri” con più efficacia, indipendentemente se la sua organizzazione interna fosse guidata da un consiglio o da un “signore”.

    I comuni del dopoguerra in Italia nacquero per svolgere due funzioni principali: la prima è l’amministrazione dei territori, in un quadro dettato dalle leggi dello Stato, la seconda era quella d’indirizzo politico locale (decentrato).

    Le funzioni obbligatorie si riducevano ad ottemperare le incombenze richieste dallo Stato Centrale (anagrafe, leva, statistiche ecc). Col tempo però a queste si sono gradatamente aggiunte altre funzioni/servizi che riguardavano attività comuni, quali la costruzione e gestione delle fogne e degli acquedotti, strade, scuole, illuminazione, verde, cimiteri ecc).

    Queste funzioni “pratiche” andavano ad integrare quelle già presenti di analisi “politica” finalizzate ad analizzare il contesto locale prima, e delineare, coi comuni vicini, la migliore strategia per lo sviluppo delle attività locali poi, con l’intento di pianificarle e governarle in un’ottica lungimirante (commercio, viabilità, nuove lottizzazioni, ecc)

    Il comune quindi è nato principalmente come appendice decentrata dello Stato per assolvere a meri compiti organizzativi e solo dopo é divenuto anche una struttura d’indirizzo politico territoriale e ancor dopo una struttura erogatrice dei pubblici servizi non essenziali.

    Per esemplificare, il Comune è equiparabile ad un còndominio dei condomìni. Come un condominio, infatti, amministra le cose comuni.

    Unica differenza col condominio é che ha accentrato al suo interno i lavori deliberati dall’assemblea, seppure questi sono ottenibili nel libero mercato. Questo passaggio organizzativo è importante perché ha causato il suo sovradimensionamento di mezzi e personale nonché gli sprechi ed inefficienze che tutti conosciamo.

    Fornire servizi e realizzare lavori in maniera efficace ed economica sono, infatti, attività tipica d’impresa che richiede capacità organizzative e gestionali specifiche che non tutti possiedono.

    Gli attuali comuni sono ora assimilabili a veri e propri centri multiservizi snaturando la loro originaria funzione.

    Una scelta strategica che si è rivelata anche politicamente errata da un punto di visita macroeconomico, perché così facendo i comuni svolgono una funzione socialmente deleteria, in quanto tolgono una parte del mercato alle altre aziende del territorio che operano nel libero mercato e fornendo essi stessi gli stessi servizi, ne limitano la crescita.

    Si dice che si fa così perché i servizi comunali organizzati internamente costano meno, ma è vero? Da un punto di vista macroeconomico non lo é certamente, perché poco importa se in un territorio le risorse siano distribuite ad una ditta piuttosto che ad un’altra; l’importante è che le risorse impiegate restino in zona per promuovere la sua economia.

    Non ha importanza neppure se i costi siano maggiori o minori, anzi paradossalmente sarebbe meglio che fossero maggiori perché l’economia locale girebbe meglio dovendo le imprese che eseguono i servizi, comunque impiegare (distribuire) in zona gli utili prodotti. (Importante è invece che il carico fiscale sia equamente distribuito)

    Il supercondominio da ente gestore é diventato imprenditore per i servizi che doveva gestire, da promotore di crescita e sviluppo il “comune” si é trasformato col tempo in una struttura che, spesso inconsapevolmente, toglie risorse alla crescita delle imprese locali.

    Nasce il problema tutto politico: é meglio che il Comune torni ad essere una mera struttura di controllo e indirizzo liberandosi del fardello di essere anche fornitore dei servizi o deve organizzarsi per essere una società di servizio moderna ed efficiente, che però sia consapevole che, così facendo, diventa un freno per la crescita delle imprese locali?

    ing.Giampaolo Ceci, direttore Centro studi edili – Foligno)

    MpL Comunicazione @ 15:17
    Filed under: News MpL

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