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    Cazzullo sui tre anni dopo

    Posted on lunedì 2 aprile 2012

    A pochi giorni dall’anniversario uno degli editorialisti di punta del Corriere della Sera fa il punto sulla situazione nel cratere ripercorrendo gli eventi che dal 6 aprile di tre anni fa hanno scandito le vicende della comunità aquilana e provando a sciorinare, con qualche errore in buona fede,  numeri e fatti del post terremoto. A partire dai quelle 314 persone ancora in albergo che sono un pò un simbolo del singhiozzare della ricostruzione e anche dell’ingolfamento del sistema di risposta emergenziale. Giovani e anziani, tra problemi del crescere in un paesaggio suburbano e martoriato e quelli di invecchiare senza più il solido sistema relazione costruito in un’intera vita. Cazzullo sembra centrare con grandissima chiarezza i problemi e a spiegarlo con altrettanta efficacia. “Chi ha paura a entrare in un luogo chiuso, chi non prende più l’ascensore. Sono cresciuti anche gli incidenti stradali: prima metà degli aquilani giravano solo a piedi, in un centro storico tra i più vasti d’Italia; ora girano solo in macchina”. “Immaginate una città rimasta senza Cattedrale e senza Comune, senza liceo, università, biblioteca, Poste, teatro, senza ristoranti, bar, caffè, pub, pizzerie” chiosa Cazzullo quasi chiedendo agli italiani, e forse anche a chi li governa, uno sforzo di comprensione, e un ulteriore sforzo di solidarietà. La solidarietà, e il giornalista del Corriere apre in tal senso una delle pagine più brutte, quella degli aiuti dall’estero, la famosa lista dei 44 monumenti da adottare, rimasti lettera morta fatta eccezione per Canadesi, tedeschi, kazakhi, giapponesi e pochi altri. Fatta questa doverosa e dolorosa promessa si passi al grande tema della ricostruzione pubblica e privata, e alle infinite discussioni tra Chiodi e Cialente. “Risulato? – chiede Cazzullo – Due anni gettati via”. Non poteva mancare nel punto del Corriere una parentesi sulle imminenti elezioni comunali, le prime dopo la grande scossa. Ed inifine i nostri due biglietti da visita, come sanno bene fuori da questa città, la Cultura e l’Università, con un ultimo richiamo alla responsabilità: “il dramma e la speranza dell’Aquila ci riguardano, che la storia parla di noi. Perché l’intero Paese, per come l’abbiamo visto e raccontato in questi tre mesi, assomiglia un po’ a questa città. Anche l’Italia, come l’Aquila, ha subìto un colpo duro, e talora si è lasciata andare. Anche l’Italia ha davanti a sé un tempo lungo per ricostruirsi, ma ha risorse – a cominciare dai suoi giovani – per farcela. Anche nel momento più duro, sarà bene ricordarsi che c’è anche un Paese che tiene, c’è anche un’Italia che – proprio come l’Aquila – resiste.”

    MpL Comunicazione @ 20:11
    Filed under: News MpL

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