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    Candidati deludenti

    Posted on venerdì 14 marzo 2008

    Dai malumori che circolano un pò in tutti gli ambienti politici regionali, e non solo, perché la situazione è comune in tutto il Paese, dopo la presentazione delle liste, prendiamo spunto per alcune riflessioni che riteniamo importanti per capire la situazione. L’accusa che viene fatta è che poche persone abbiano deciso tutto, con parametri che gli stessi interessati, ovviamente quelli esclusi dal gioco, contestano vivacemente. Certo è che c’è abbastanza confusione riguardo ai pesi usati per far muovere la bilancia. Cosa è contato di più? L’esperienza amministrativa, la capacità di attrarre consensi, l’affidabilità morale, la fede negli ideali, il lavoro già fatto nell’ambito politico? Oppure la vicinanza al potente di turno, gli intrecci più o meno oscuri che legano i personaggi di vertice, le lobby interessate a particolari progetti che hanno bisogno di garantirsi con presenze in Parlamento in grado poi di alzare la mano al momento giusto? Non lo sappiamo e non po tremo mai saperlo. Il ruolo che ci tocca, al massimo, è quello del notaio: dobbiamo certificare, e dare valore, ciò che altri hanno presentato. Il fatto diventa un pò paradossale se si pensa che la fine della democrazia partecipata è di fatto arrivata nel momento in cui sono nati due nuovi grandi partiti che invece proprio alla più larga partecipazione hanno detto di ispirarsi. Il Pd era partito benissimo con le primarie, e il Partito del Popolo addirittura era nato in mezzo alla strada. Non ci hanno messo molto poi, al vertice come in periferia, a riportare tutto nelle stanze delle segreterie, dove poche, pochissime persone hanno preso le redini ed hanno portato il carro dove volevano loro, per tutelare gli interessi ristretti delle rispettive botteghe. Questa è la brutta realtà. A questo punto non ci danno di certo preoccupazione, né tanto meno siamo disposti a strapparci le vesti per loro, i lamenti di chi è finito fuori gioco, dopo però averci a lungo partecipato e raccolto tutti i frutti possibili. Ci allarma invece la caduta di una democrazia condivisa dalla base e realmente partecipata. Senza arrestare questa caduta si finisce nel baratro dell’antipolitica. E se questo resta l’andazzo si potrà parlare di un vero e proprio suicidio verso il quale la politica lentamente, ma decisamente, si sta avviando forse senza nemmeno rendersene conto.
    Gino Di Tizio
    MpL Comunicazione @ 12:35
    Filed under: News MpL

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