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    Caimano&caimani

    Posted on martedì 14 ottobre 2008

    L’attore invisibile responsabile di cento sconfitte e di vari inciampi giudiziari, quello che viene tirato in ballo ogni volta che un politico finisce in mezzo ai guai, da ieri è un po’ meno invisibile e un po’ meno misterioso….

    Ottaviano Del Turco l’ha chiamato in causa anche lui come mandante del suo arresto il 9 settembre scorso dall’aula di palazzo di giustizia mentre si stava celebrando l’incidente probatorio. Lui, P.F. ma declinato al plurale, cioè ”poteri forti”, ha un identikit al quale da ieri è facile dare nomi e cognomi. Perchè l’ex presidente della Regione Abruzzo nel suo primo giorno da obbligato speciale di Collelongo, ha riparlato di poteri forti ma per fortuna aggiungendo particolari utili all’identificazione. Ha detto che i P.F. sono all’opposizione ma anche nella maggioranza, ansiosa di farlo fuori. Ha puntato il dito contro il partito dell’acqua e quello dell’autostrada, e contro chi «pensava di avere in tasca l’appalto per i palazzi della Regione». Acqua, autostrada, palazzi della Regione: cioè Donato Di Matteo, Carlo Toto e Luigi Pierangeli. E cioè ancora Luciano D’Alfonso segretario regionale del Pd a sua volta indagato per corruzione, concussione e un’altra bella sfilza di reati, vicino al patron di AirOne e delle autostrade dei parchi. E anche Enrico Paolini, amico di Pierangeli e testimone-chiave dell’accusa. Sarebbero loro secondo Del Turco i poteri forti che lo avrebbero impallinato, evidentemente in combutta con la procura di Pescara, accusandolo di aver intascato sei milioni di tangenti. I colpevoli sono lì, ha detto Del Turco a chi pensava fino a quel momento che poteri più forti di un presidente di Regione non esistessero, lì nelle liste delle Regionali: basta guardarle.

    Il ”complotto” quindi ha nomi e cognomi. Con cui Del Turco non vuole più avere niente a che fare. Tornerà a fare politica ma non in Abruzzo, ha detto. «La politica è diversa, è una cosa alta», non come in Abruzzo. Però non si sa con chi: lui la tessera di partito l’ha rispedita al mittente in aperta polemica con un Pd che non gli ha espresso molta solidarietà. Invece ieri il deputato Pdl Giuliano Cazzola che con lui aveva militato nella Cgil, gli ha offerto il braccio: «I suoi accusatori di oggi dovranno presto chiedergli scusa». E’ facile che Del Turco trovi una sponda politica nel Pdl, facile anche che spunti una candidatura.

    Dunque fatto fuori da imprenditori della sanità, delle autostrade, dal ”fuoco amico” della maggioranza, dal suo vice, dal segretario Pd e da tutti quelli che non volevano che lui «rimettesse le regole»: un vero e proprio complotto planetario. Neppure una parola per gli abruzzesi feriti e umiliati da uno scandalo sanitario che si è consumato sulla loro pelle. E che comunque vada a finire, pagheranno molto caro.

    Lilli Mandara (www.ilmessaggero.it)

    MpL Comunicazione @ 20:00
    Filed under: News MpL

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