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    Approvato bilancio 2008

    Posted on venerdì 7 marzo 2008

    Il bilancio di previsione 2008 è stato approvato dal Consiglio comunale. E’ stato enfaticamente presentato dal Sindaco Cialente come una svolta epocale. In realtà, tutto quello che fa il Sindaco viene presentato come realizzazione del programma e come una rivoluzione copernicana, ma a ben vedere, si tratta generalmente di chiacchiere morte. Il  bilancio 2008 non fa, purtroppo, eccezione. Il documento è di  ordinaria amministrazione, con lo stesso impianto di quelli del passato, mostrando, anche per tale via, il sostanziale continuismo tra Cialente e Tempesta.   Di modestissimo impatto la riduzione delle imposte: 5% in meno sulla Tarsu; l’1% sull’Ici, ma solo se la casa è affittata agli universitari. Una norma, quest’ultima, probabilmente incostituzionale:  perché chi affitta la casa ad un disoccupato, oppure ad handicappato, ovvero ad una famiglia a basso reddito,  non potrà godere dello sconto?   E poi si crede davvero che riducendo l’Ici dell’1% – una miseria di euro/anno – vengano fuori gli affitti in nero agli studenti? Per ironia della sorte mentre si dice che la (modestissima) riduzione dell’Ici risponde ad una presunta politica a favore dell’Aquila, Città universitaria, contemporaneamente il Consiglio regionale approva – Cialente silente – un Pian Sanitario che è un vero atto di guerra contro l’Università aquilana, avviando nei fatti lo smantellamento della Facoltà di Medicina e Chirurgia a favore di quella di Chieti-Pescara (vedi altri articoli).

    In realtà gli aquilani sono sempre più tartassati ed i servizi comunali sempre più scadenti. Un aquilano versa ogni anno nelle casse comunali 700 euro circa, con un incremento record della pressione fiscale del 100% rispetto a dieci anni orsono.  Resta nel Bilancio 2008 del tutto irrisolta la questione di fondo: a fronte dell’iperbolico livello della tassazione comunale e dell’iperbolico numero di dirigenti, gli aquilani non percepiscono alcun miglioramento dei servizi forniti dal Comune. Attendevamo dal nuovo Sindaco meno proclami e più regole sui tempi massimi dei procedimenti amministrativi, che rendessero gli aquilani cittadini e non sudditi del Comune. Speravamo nell’introduzione di un sistema di controllo della gestione non solo formale, finalizzato alla eliminazione dei mille sprechi della macchina amministrativa ed al perseguimento dell’efficacia gestionale. Ritenevamo importante l’introduzione di sistemi premianti per i dirigenti collegati alla produttività,  e non solo alle scartoffie annuali riempite.  Aspettavamo come urgente una riorganizzazione dell’Ente, ed abbiamo visto solo un progetto banale, pasticciato e superficiale, senza né capo né coda. 

    Il Bilancio 2008 non dà nessuna risposta a nessuno dei  problemi della città.  Dalla raccolta dei rifiuti alla gestione della mobilità, dai parcheggi agli asili nido, dalle infrastrutture alle misure per il sociale, tutto appare come prima ovvero del tutto insoddisfacente. Ma almeno, dieci anni orsono,  si pagava la metà per il "funzionamento" del Comune.  All’aumento spropositato della tassazione non ha corrisposto una maggiore e migliore erogazione di servizi finali al cittadino ed alle imprese, ma semplicemente il forte aumento delle spese indirette. L’Amministrazione comunale e le pletoriche burocrazie collegate (società controllate e partecipate) costano oggi  il 40% in più di  dieci anni orsono. Il costo delle funzioni amministrative di base, nell’epoca dell’informatica e della telematica che dovrebbero portare a consistenti risparmi di gestione, è invece cresciuto del 45% in dieci anni.

    La spesa corrente è un’idrovora che macina tutto, mentre le risorse utilizzate per tutti i servizi (strade, asilo nido, illuminazione, manutenzioni, sostegno alle imprese, sostegno ai poveri, al sociale, allo sport, ecc.) restano quelle di prima.  Certamente i debiti fuori bilancio non sono colpa di Cialente, ma in sede di presentazione del Bilancio 2008 ci saremmo atteso l’annuncio dell’avviamento di azioni repressive e di recupero  nei confronti di chi si è reso responsabile di tali evidenti disfunzioni ed inefficienze, prima che tutto vada in prescrizione.  Ed a noi pare davvero singolare che il Comune, per fare chiarezza sui propri conti, abbia deciso di incaricare una società di consulenza esterna. Il Comune è dotato di dirigenti e funzionari nel settore Bilancio, di un assessore al ramo, di un Segretario generale e, da ultimo, si è pure assunto un "city manager",  la cui azione positiva sulle casse comunali – sia in termini di risparmi sui costi che di incrementi di ricavi – continua a sfuggire al senso comune. Si tratta di una struttura ponderosa e costosa che dovrebbe essere perfettamente in grado di analizzare i conti e di relazionare "pro veritate" sulla situazione finanziaria, economica e patrimoniale dell’amministrazione. Si era pure detto da parte di Cialente – ma di balle ne dice tante ogni giorno che è difficile ricordarle tutte –  che la figura del city manager avrebbe portato, grazie alla sua virtuosa azione, alla razionalizzazione della spesa del Comune ed all’incremento delle fonti finanziarie comunitarie, date le particolari competenze del soggetto su tale materia. In verità, sui progetti UE poco o nulla abbiamo visto, mentre sulla razionalizzazione della macchina comunale stendiamo un velo (anzi un materasso) di pietoso silenzio.  

    Non è con il maquillage di un’accorta comunicazione che si risolvono i problemi. Il bilancio 2008 non rappresenta dunque alcuna svolta né inversione delle perniciose tendenze del passato.  Il Sindaco non ha avuto il coraggio di aggredire con decisione le spese correnti, l’unica via per ridurre davvero le tasse comunali. Tirare fuori la troppa polvere nascosta sotto i tappeti del Palazzo significa auspicare il "mea culpa" di chi ha sottovalutato e minimizzato accadimenti gravissimi come le voragini nelle casse comunali e nelle società collegate, dovute ad amministrazioni disinvolte se non dissennate. Fare chiarezza su tutto: operazioni finanziarie spericolate e mancati controlli, cattiva amministrazione e partecipazioni collusive, strapotere di alcuni dirigenti e colpevole accondiscendenza della politica. Se per troppi anni sono saltate le regole ed i controlli, questo coinvolge indubbiamente responsabilità personali da appurare, ma pure responsabilità politiche molto diffuse. 

    Occorreva dunque un forte segnale di discontinuità e di cambiamento. Gli aquilani lo attendevano. Un segnale che è del tutto mancato. Ridurre le spese improduttive si può, comprimere le spese di funzionamento amministrative è possibile, semplificare la catena di comando e riorganizzare gli uffici è semplice, aumentare le entrate da fonti comunitarie è un dovere.  Occorre però la capacità di farlo, ed è questa  la parte difficile della questione.

    Piero Carducci

     

     

     

    MpL Comunicazione @ 14:40
    Filed under: News MpL

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