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    Bertolaso stupefatto

    Posted on venerdì 31 luglio 2009

    Nella serata del 28 luglio scorso gli organi di informazione hanno diffuso dichiarazioni del Dott. Bertolaso, poi riprese dai quotidiani del giorno successivo, attraverso le quali il Capo della Protezione Civile ha espresso il suo stupore circa il fatto che ad oggi i cittadini aquilani hanno presentato presso il Comune non più di due o trecento domande per la riparazione degli immobili distrutti o danneggiati dal sisma, nonostante le relative ordinanze siano state emanate “nei tempi stabiliti”.

    Mi permetto di stupirmi dello stupore del Dott. Bertolaso, poiché, se è vero che le popolazioni del meridione d’Italia faticano a scrollarsi di dosso una certa tendenza all’assistenzialismo, è pur vero che chi ha avuto la triste ventura di occuparsi in termini applicativi della legislazione post-sisma in generale e delle ordinanze della Protezione Civile in particolare è dovuto imbattersi suo malgrado nei veri motivi che hanno prudentemente indotto i cittadini all’attesa, pur dinanzi alla necessità di ciascuno di noi di tornare ad occupare le proprie abitazioni.

    Ne indicherò i più comuni tra quelli emersi nelle numerose assemblee condominiali che si sono svolte nelle ultime settimane, nella speranza che chi di dovere abbia davvero la volontà di affrontare nel concreto i problemi degli aquilani ed offrire le auspicate soluzioni.

    1)    IMMOBILI AI QUALI E’ STATA ATTRIBUITA LA CATEGORIA “A”.
    E’ noto che per tale tipologia l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3778 prevede un contributo, per i soli possessori di abitazione principale, fino a € 10.000 per la proprietà individuale e fino a € 2.500 a condomino per le parti comuni. La scelta di imporre questo tetto, oltre che illegittima, si è subito rilevata di ostacolo ad una pronta riparazione dei fabbricati lievemente danneggiati.
    Per dimostrare l’illegittimità della norma sarà sufficiente richiamare il testo dell’art. 3, comma 1, lett. a), della L. 24.6.2009 n. 77 che, nel disciplinare le provvidenze per la cosiddetta “prima casa”, recita: <>.
    L’ordinanza, in quanto applicativa della legge sopra richiamata, dovrebbe muoversi esclusivamente all’interno dell’ambito delineato da questa e dunque, nel prevedere dei limiti al rimborso (€ 10.000 + € 2.500) espressamente esclusi dal legislatore, si pone al di fuori della norma alla quale dovrebbe, per l’appunto, dare applicazione.
    La conseguenza è di facile lettura: in diversi condomini classificati con la lettera “A” (in taluni casi anche per la superficialità di chi ha eseguito i sopralluoghi) i possessori dei piani bassi hanno avuto danni superiori ai limiti di rimborso imposti dall’ordinanza, sicchè molto avvedutamente chi si trova in una tale condizione ha rinviato la presentazione della domanda di contributo in paziente attesa di un intervento chiarificatore che dirima ogni possibile iniquità. A volte si è sospesa anche ogni decisione circa gli interventi da eseguire sulle parti comuni per evitare che la volontà della maggioranza obblighi i condòmini più deboli a subire conseguenze patrimoniali sfavorevoli. In altri casi si è chiesta una nuova ispezione dei tecnici della Protezione Civile al fine di ottenere il declassamento della categoria dell’immobile da “A” a “B” ed evitare così la limitazione di cui si è detto. Coloro infine che possiedono una seconda casa classificata “A” danneggiata e non hanno le risorse necessarie per la sua riparazione preferiscono rinviare i lavori di restauro.
    E’ evidente che tutto questo ha comportato e comporterà inevitabili ritardi, tuttavia non mi sembra che essi possano ragionevolmente essere imputati ai cittadini aquilani.

    2)    PUBBLICAZIONE DEGLI INDIRIZZI PER L’ESECUZIONE DEGLI INTERVENTI.
    L’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3779, relativa agli immobili classificati con le lettere “B” e “C”, reca la data del 6 giugno 2009, dunque le lamentele del Dott. Bertolaso sull’inerzia degli aquilani sembrerebbero a prima vista fondate, visto che ormai sono trascorsi quasi due mesi.
    Purtroppo le cose non stanno così.
    Infatti solo il 17 luglio scorso, cioè solo undici giorni prima dell’esternazione di Bertolaso, la Protezione Civile ha reso noti gli “indirizzi per l’esecuzione degli interventi di cui all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3779 del 6.6.2009” che – è scritto nel provvedimento – <>.
    L’individuazione di tali elementi, quali ad esempio i criteri relativi alla valutazione del danno (art. 2), ovvero alle tipologie di intervento ammesse (art. 5), o al computo dei costi degli interventi (art. 6), sono determinanti ai fini della costruzione di un corretto quadro d’insieme necessariamente prodromico a qualsiasi ulteriore attività.
    Di ciò deve successivamente essersi convinto anche chi ci governa se, melius re perpensa, quando un mese dopo ha emanato l’ordinanza n. 3790 relativa agli immobili i cui rilievi di agibilità hanno fornito esito di tipo “E”, ha disposto che i termini per la presentazione delle relative domande decorressero solo <> e non più dalla pubblicazione dell’ordinanza.
    Se dunque la Protezione Civile, ispiratrice delle ordinanze presidenziali attraverso un ufficio legislativo di cui è appositamente dotata, ritiene i suddetti indirizzi indispensabili al punto di far slittare la presentazione della domanda ad un momento successivo alla loro adozione, come fa poi il suo capo, senza temere che si possa dubitare della sua buona fede, a stigmatizzare chi, nell’analoga situazione riguardante gli immobili classificati “B” e “C”, ha prudentemente atteso proprio la pubblicazione di tali indirizzi?
    Con rammarico mi sembra di scorgere nelle critiche del Dott. Bertolaso un comportamento che prelude ad una futura presa di distanza da ineludibili responsabilità, ora che si comincia fondatamente a temere che a settembre saranno ben pochi coloro che potranno far ritorno nelle proprie abitazioni.

    3)    CONTEMPORANEO POSSESSO DI UN’ABITAZIONE DI TIPO “B” o “C” E DI UN’ALTRA DI TIPO “E”.
    Non è infrequente nella nostra città il caso di chi è proprietario di più case, una delle quali classificata “E” a seguito delle verifiche di agibilità.
    Poiché, com’è noto a chi si trova in questa scomoda situazione, tranne in rari casi solo una delle due abitazioni è ammessa a contributo, è più che evidente che per poter operare una scelta consapevole tra, ad esempio, la riparazione di una “prima casa” classificata “B” o di una “seconda casa” classificata “E”, il cittadino dovrà quanto meno attendere la pubblicazione degli indirizzi del Commissario relativi a quest’ultima tipologia di immobili. A meno che non voglia procedere con il lancio della moneta ed accettare il responso del fato. Per non parlare di chi è proprietario di due immobili di cui uno nel centro storico, che sarà costretto ad attendere i criteri con i quali si procederà agli indennizzi chissà per quanto altro tempo.
    E’ colpa degli aquilani se nell’incertezza del quadro normativo e nell’assenza di quello regolamentare restano in attesa di lumi?

    4)    LA VEXATA QUAESTIO DELLE PARTI COMUNI.
    Nonostante i tentativi di interpretazione delle norme relative al rimborso delle spese per la riparazione delle parti comuni nei condomini, la situazione odierna è ancora oscura.
    Né la legge, infatti, né le ordinanze nn. 3778, 3779 e 3790 chiariscono se i contributi statali per le parti comuni saranno concessi a tutti ovvero solo ai possessori di abitazioni principali.
    Mentre in molti nelle passate settimane hanno tentato di argomentare a favore dell’una o dell’altra tesi, per gli immobili di categoria “B” e “C” sono intervenuti gli indirizzi del Commissario il quale, tirando fuori il coniglio dal cilindro, anziché chiarire l’intendimento del legislatore sull’una o l’altra delle scelte, decide di percorrere una terza via, cioè quella di limitare il rimborso a tutti (art. 4, ultimo comma) alle sole “parti strutturali”, che sono ovviamente qualcosa di meno delle “parti comuni”. Se tale scelta verrà confermata anche per gli immobili classificati “E” non è difficile prevedere il sorgere di un contenzioso fratricida che determinerà ulteriori tensioni sociali di cui davvero non si avverte il bisogno.
    Infatti, i condòmini che non beneficieranno delle provvidenze statali nè potranno permettersi di intervenire con risorse proprie, pur essendo obbligati dalle delibere condominiali che saranno adottate, non contribuiranno al pagamento dell’impresa provocando il blocco dei lavori e l’impossibilità anche per tutti gli altri di far rientro nelle loro abitazioni.
    Questo aspetto della vicenda riveste maggiore importanza di quanto non sembri in apparenza.
    Vero è, infatti, che non è scritto da nessuna parte che lo Stato debba necessariamente risarcire i cittadini dei danni di un sisma. Pur tuttavia non si può negare il sacrosanto diritto di una persona che ha subito un rilevante danno patrimoniale di tenersi il bene danneggiato così com’è, senza cioè dover procedere obbligatoriamente alla sua riparazione.
    E’ per tale motivo che, in occasione del terremoto dell’Umbria e delle Marche, si è optato (art. 4 L. 30.3.1998 n. 61) per l’accollo da parte dello Stato delle spese di riparazione di tutte le parti comuni degli immobili, persino di quelli con unico proprietario, a prescindere se contenessero abitazioni principali o “seconde case”, di proprietà di residenti o meno, nei centri storici o in periferia. In tal modo coloro che per reddito o tipologia di immobile non sono stati ammessi al contributo, ben hanno potuto decidere, in relazione alle proprie esigenze, se riparare la loro proprietà individuale con soldi propri o con forme di finanziamento, ovvero se tenersela danneggiata.
    E’ lecito o no che l’amministratore di condominio che si trova a dover gestire la situazione sopra descritta si mostri titubante ad attivare procedure che, anziché risolvere i problemi dei condòmini che rappresenta, potrebbero causare a taluni di essi ulteriori danni oltre a quelli provocati dal terremoto?

    5)    CHI EFFETTUERA’ GLI ESBORSI?
    E’ stato da più parti sottolineato che gli indirizzi del Commissario per la riparazione degli immobili classificati “B” e “C” dispongono l’anticipazione da parte del cittadino delle spese necessarie per pagare imprese e progettisti.
    Leggiamo la norma (art. 10 – Documentazione dei lavori eseguiti): “La documentazione da presentare per riscuotere il contributo consisterà in: … – documenti di spesa costituiti da: a) computo metrico estimativo redatto sulla base del prezziario regionale; b) fatture di pagamento; c) documenti attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture …”.
    Non c’è nulla da interpretare, perchè in claris non fit interpretatio.
    Delle due l’una: o il Dott. Bertolaso ha inteso gravare i cittadini aquilani delle anticipazioni delle spese necessarie per la ricostruzione, ovvero la sua diversa volontà è stata del tutto stravolta da una formulazione della norma che qualificare infelice è per lo meno un eufemismo e che pertanto induce a considerare l’ufficio legislativo della Protezione Civile assolutamente inadeguato a fornire il dovuto supporto sul piano giuridico.

    Alla luce di tali incontestabili evidenze sembra quanto meno fuori luogo chiedere agli aquilani di attivare con prontezza e fiducia le procedure per la riparazione delle loro abitazioni confrontandosi con un interlocutore che, nella migliore delle ipotesi, agisce con tanto pressappochismo.
    Si sarebbe potuto partire dall’esperienza di precedenti terremoti per adottare un impianto normativo già collaudato, possibilmente migliorandolo con l’apporto di tutti. Si è voluto invece, correndo tutti i relativi rischi, percorrere strade diverse e per certi versi di maggior effetto mediatico. Solo il tempo dirà se chi lo ha fatto si è fermato alla cosiddetta “cultura del fare” o se ha abbracciato l’etica del “fare bene”, cioè del fare nell’interesse della comunità.
    Sentirsi dire, però, che è strano che i cittadini aquilani hanno presentato solo due o trecento domande, così insinuandosi il dubbio nell’opinione pubblica che siamo una comunità incapace di provvedere a noi stessi, quando in realtà l’inerzia è determinata prevalentemente dall’incertezza del quadro normativo di riferimento, è davvero troppo!
    Avv.Luciano Dell’Orso

    MpL Comunicazione @ 09:36
    Filed under: News MpL

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