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    Aumenti autostrade, ancora!

    Posted on martedì 30 dicembre 2014

    Il regalo di fine anno alle autostrade non si nega mai, che governi Monti o Letta o Renzi, la musica è la stessa. Anche quest’anno scatterà l’aumento delle tariffe autostradali abruzzesi, che sono già tra le più care d’Italia. 

    Forse non sarà l’iperbolico aumento richiesto dal gestore. Forse sarà contenuto all’1,5%, ma scatterà. E’ inevitabile. E’ in linea con la legge assurda che regola le tariffe autostradali.

    Il fatto è che la legge permette di aumentare costantemente le tariffe, ogni anno. Il “trucco” (perfettamente legale essendo previsto da una legge….) è quello di mantenere le autostrade in perenne manutenzione. Così le tariffe aumentano sempre, anche se per lunghi tratti della nostra autostrada mancano le stazioni di servizio, né gli utenti percepiscono quali siano i miglioramenti per i quali ogni anno veniamo spremuti. Aumenti che scattano anche se le autostrade vengono chiuse quando fanno quattro fiocchi di neve, il che capita praticamente ogni anno.

    Alle autostrade non si chiede di risparmiare né si chiede maggiore efficienza, questo si chiede solo a pensionati e terremotati.

    E’ l’effetto di leggi perverse che non stanno dalla parte del cittadino. Leggi perverse che generano gare perverse che creano gravi disagi agli utenti, portano all’aumento delle tariffe e spingono alla realizzazione di lavori di dubbia utilità.  Percorrendo le autostrade abruzzesi non si può non fare i conti con i disagi provocati dagli infiniti  lavori di manutenzione. Possibile che tali lavori, che provocano gravi disagi agli utenti-vittime,  siano davvero tutti utili e necessari ed improcrastinabili?

    Ora, i casi possono essere solo due: o si tratta di investimenti fatti dal gestore per rispettare standard qualitativi minimi, e come tali non vanno ad alzare il livello dei pedaggi. Oppure si tratta di lavori concordati con l’Anas (ovvero con il regolatore)  e vanno remunerati con idonei adeguamenti tariffari.  La prima ipotesi è illogica, quindi logicamente da escludere:  poiché i lavori sono continui, i costi aggiuntivi per il gestore troppo zelante sarebbero semplicemente rovinosi, data la durata dei lavori e le risorse impegnate.  Resta la seconda ipotesi: si tratta di lavori concordati dal gestore con il regolatore,  per spuntare incrementi tariffari compreso un “giusto profitto”.

    Si tratta in definitiva di costi sostenuti dal gestore, ma  debitamente remunerati con adeguamenti delle tariffe.

    Insomma, noi paghiamo pure per il disagio sopportato, perché spesso i lavori svolti risultano essere incomprensibili sotto il profilo del miglioramento del servizio. Oppure  vi è qualche gigantesca responsabilità da appurare, qualche macroscopico errore di progettazione, se queste autostrade hanno bisogno di continui e ripetuti investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria.   Chi ha pagato in passato, e perché ha pagato, per tale catastrofica progettazione o erronea esecuzione dei lavori?   Ma anche questa ipotesi non regge: per quanto difettose, le nostre autostrade non possono aver bisogno di lavori infiniti. In un decennio di continui lavori, qualsiasi difetto è correggibile, e qualsiasi difetto avrebbe dovuto ormai essere corretto.

    Ma a cosa servono insomma questi lavori?  Soprattutto, a chi servono? Sono stati sbagliati pure i  progetti di manutenzione? Si fanno lavori su lavori per correggere errori continui? E se sono stati fatti errori su errori, si chiede l’utente-vittima, forse l’Anas dovrebbe chiedere il conto a qualcuno.  E chi risponde degli ingenti danni causati all’utenza, in termini di tariffe iperboliche e tempo perduto? Pure sarebbe interessante calcolare i costi delle Autostrade, tra tempo perso e lavoro infinito.

    Un’ipotesi possibile è che l’ammontare annuo dei lavori di manutenzione che vanno remunerati con aumenti di tariffa sia, per il gestore,  una costante da mantenere nel tempo. Questo  per evitare che il pedaggio diminuisca, una volta ammortizzata l’opera. Infatti in Abruzzo, ma anche nel resto dell’Italia, i pedaggi aumentano sempre e non scendono mai, a differenza degli altri paesi civili, laddove i pedaggi si riducono sensibilmente una volta ammortizzato il costo iniziale dell’opera. In Germania, ad esempio, gli autostrasportatori non pagano o pagano poco.  Ma si sa che, appunto, gli altri paesi sono civili, mentre l’Italia per molti aspetti non lo è.

    Infatti paghiamo pedaggi a salasso, per servizi certamente non migliorati. Basti pensare alle ricordate code, ai continui disagi, alle colonnine  SOS spesso guaste ed alla massiccia sostituzione degli operatori ai caselli con Telepass o con macchinette automatiche che non accettano spiccioli o banconote superiori a certi tagli.  E perché? Così accade che se nel portafoglio ho solo spiccioli di piccolo taglio ovvero solo una banconota da 100 euro – moneta  legale ed in corso –  il gestore si arroga il diritto di impedirmi di uscire da un casello ad “elevata automazione”, dove sono chiamati ad “elevata automazione” quei caselli muniti esclusivamente di porte automatiche. Come dire, un modo per essere quasi obbligati a comprare il Telepass.

    Il caso dei lavori infiniti e del servizio sempre uguale se non peggiore, rispecchia una situazione tipica italiana. L’impegno della Regione e del Governo dovrebbe essere quello di meglio controllare l’Anas ed i  contratti che l’Anas stipula con i gestori. Una questione non  più procrastinabile, per pagare pedaggi giusti, evitare lavori inutili e liberare risorse pubbliche per interventi davvero urgenti nel settore.  E magari recuperare qualche euro per la ricostruzione dell’Aquila che, per Letta così come per Monti così come per Renzi, non appare essere una priorità. E neppure una cosa da fare. La priorità è investire sule autostrade, a spese nostre. I gestori godono e ringraziano.

    Italia, il paese delle lobbies. A spese nostre.

     

    MpL Comunicazione @ 19:52
    Filed under: News MpL

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