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    Aumenta la povert

    Posted on mercoledì 22 ottobre 2008

    Nonostante le chiacchiere ed i programmi roboanti, la distribuzione del reddtito peggiora. I poveri sono sempre più poveri, i ricchi sono sempre più ricchi. Soprattutto in Italia.  Le diseguaglianze nella distribuzione del reddito sono aumentate nel tempo e il rischio povertà è al 15 per cento per le famiglie con figli.

    La politica sembra distratta da altri argomenti, come l’infinita telenovela della nomina di un giudice costituzionale  oppure i trist salotti di Vespa. La politica dovrebbe invece occuparsi di come dare un concreto sostegno ai poveri ed alle famiglie bisognose. Occorre anzitutto un sostegno finanziario per quelle famiglie i cui redditi da lavoro non bastano ad evitare il rischio povertà,  rimpiazzando i diversi dispositivi esistenti , spesso iniqui  ed a pioggia.  In Europa, governi conservatori e progressisti, in altri termini, hanno fatto proprio l’obiettivo di dare una risposta al disagio sociale delle famiglie. In Italia siamo indietro. In Abruzzo siamo allo zero: la Regione acquista palazzi, ma non sostiene i poveri. Grandi discorsi, per entrambi gli schieramenti,  che poi si traducono in ben poca quando in termini di misure di governo.

    Il rapporto dell’Ocse sulla povertà dovrebbe bastare per convincere le forze politiche dell’importanza di misure di contrasto alla povertà.  Le disparità di reddito tra ricchi e poveri sono maggiori in Italia che nella media dei paesi Ocse:  restando nel campo dei redditi da lavoro, il reddito medio del 10% delle famiglie italiane più ricche è 10 volte quello del 10%  più basso. Se aggiungiamo i redditi da capitale e da rendita, la distribuzione del reddito peggiora ancora. Inoltre, le diseguaglianze nella distribuzione del reddito sono aumentate nel tempo. Se l’aumento più forte è quello intervenuto all’inizio degli anni Novanta, con la svalutazione della lira, la mazzata è arrivata con l’introduzione dell’Euro e la tendenza continua negli anni più recenti.  A perdere terreno sono le famiglie in condizioni disagiate, ovviamente, ma la povertà riguarda anche le classi medie. Una famiglia con due stipendi "normali", casa in affitto o mutuo da pagare,  e tre figli, se abita a Milano o Roma, è sulla soglia della povertà.

    Oltre il 10 per cento della popolazione è a rischio povertà, in base a una soglia pari alla metà del reddito mediano (circa 14mila euro all’anno per una famiglia di 4 persone nel 2005). Il rischio povertà sale al 14 per cento per le famiglie con figli, e al 16 per cento per le persone con meno di 18 anni.

    Un terzo delle famiglie italiane dichiarava di non potersi permettere una settimana di vacanza fuori casa all’anno, e una proporzione simile di avere difficoltà ad arrivare a fine mese: un indice composto di diverse privazioni materiali registra in Italia valori superiori a quelli degli altri paesi Ocse, e prossimi a quelli di alcuni paesi dell’Europa orientale. Più che altrove, la collocazione dei figli nella distribuzione dei salari è legata a qualla dei loro padri, a conferma che in Italia la famiglia di origine condiziona in modo preponderante le prospettive di ascesa sociale delle nuove generazioni. Chi ha la famiglia benestante ha opportunità, chi no è condannato.

    Unico punto positivo, la casa. Quasi l’85% delle famiglie italiane è proprietaria della casa in cui vive, il che risulta in una ricchezza patrimoniale superiore, e in una minore diseguaglianza nella sua distibuzione, rispetto agli altri paesi con cui un confronto è possibile.

    Considerando redditi e patrimoni, il 10 per cento delle famiglie italiane più ricche detiene il 45% della richezza. 

    L’immagine fornita da questi indicatori è quella di un disagio diffuso e di diseguaglianze importanti ed in crescita. Il disagio è ancora più evidente quando si guardi alle percezioni soggettive: oltre la metà degli italiani interpellati concordano con l’affermazione che "tutti sono esposti al rischio povertà in un qualche momento della loro vita"e oltre un terzo pensa di affrontare tale rischio in prima persona. La povertà aumenta dall’Abruzzo in giù.

    La risposta al disagio delle famiglie deve essere anzitutto la crescita economica più forte. L’Italia è il fanalino di coda tra i paesi Ocse in termini di crescita del Pil negli ultimi tre anni, e la debole crescita pesa come un macigno sui bilanci familiari. Ma quando esaminata su un periodo di venti anni, la crescita del volume del reddito disponibile delle famiglie è pari alla metà di quella del Pil: una differenza enorme. E la crescita del reddito delle famiglie è ancora più risicata quando si consideri il forte aumento dei nuclei familiari: la crescita dei redditi familiari per unità di consumo è la metà di quelle dei redditi per abitante.

    Quindi la crescita occorre, ma da sola non basta. Le ragioni del malessere sociale delle famiglie sono note da anni. Da un lato, un mercato del lavoro duale, in cui quasi il 10 per cento della popolazione (esclusi quanti vivono in nuclei con capofamiglia anziano) vive in famiglie in cui nessuno ha un impiego; e in cui anche un lavoro a tempo pieno spesso non basta a scongiurare il rischio povertà: il 16 per cento delle persone appartenenti a famiglie con una persona occupata sono a rischio povertà, un proporzione che resta elevata (all’8 per cento) quando quella persona lavora a tempo pieno. Dall’altro, un sistema di welfare fortemente squilibrato a favore delle pensioni di anzianità e vecchiaia, il cui valore è proporzionale ai salari percepiti durante la carriera lavorativa e quindi, per definizione, poco redistributivo. E poi troppe tasse, che restringono il reddito disponibile anche alle famiglie disagiate. Tasse che diventano poi spesa pubblica improduttiva.

    In assenza di risposte adeguate, il rischio è di un incremento dell’area dell’economia sommersa ed ai limiti della legalità, diuna chiusura su sé stessi, di pressioni protezioniste. 

    MpL Comunicazione @ 10:12
    Filed under: News MpL

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