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    Aree interne: un problema di tutti

    Posted on mercoledì 16 agosto 2006

    peggiora la situazione della montagna interna. La Regione che fa?

    I primi dati statistici sul  2006 confermano quel che scriviamo da mesi:  l’Abruzzo cresce poco, le aree interne non crescono per nulla, ed anzi regrediscono complici le gravissime crisi aziendali, come a L’Aquila ed a  Sulmona, nonché il mancato decollo di settori importanti ma non valorizzati (come il turismo). 
    Il dualismo territoriale danneggia tutti, ed affrontare  la questione del riequilibrio significa salvaguardare l’interesse generale dell’Abruzzo. In effetti, gli squilibri territoriali danneggiano indubbiamente il sulmontino o il comprensorio aquilano, come dimostrano  gli indicatori statistici, ma anche le fasce costiere. L’area di Pescara-Chieti si sviluppa a ritmi accelerati, ma pure soffre  in termini di eccessiva conurbazione e saturazione del territorio, per i costi impossibili delle aree industriali ed edificabili, per il crescente inquinamento e diseconomie varie.  Se le infrastrutture fossero migliori (Teramo-mare,  SS17, ferrovia , ecc.) e  se le aree interne fossero come contesto istituzionale più favorevoli all’iniziativa economica,  molti imprenditori della costa e marchigiani troverebbero conveniente investire nelle aree interne, molto meno congestionate del corridoio adriatico e ben  dotate di risorse umane di qualità. Del resto, l’esempio luminoso della Micron di Avezzano dimostra che anche nelle aree montane, nonostante le indubbie difficoltà di contesto e l’assenza delle politiche regionali,  è possibile attrarre imprese innovative e realizzare manifatture di altissima tecnologia e qualità. 
    Se l’obiettivo è, come dovrebbe essere, quello di una crescita armonica, economica e civile,  di tutta la Regione, non si può lavorare per la fascia costiera senza lavorare per la provincia aquilana, e lavorare per L’Aquila significa lavorare per Pescara. Riconoscere la specificità delle problematiche delle aree interne significa destinare risorse specifiche alla soluzione della questione del dualismo territoriale. E destinare risorse alla  montagna significa fare una scelta programmatica di fondo, che il precedente governo regionale non ha voluto fare per precisa scelta politica, e non ha potuto fare per l’insufficienza delle politiche poste in essere.  In altri termini, le politiche economiche finora realizzate sono state insufficienti come risorse e tali, negli esiti, da accompagnare le dinamiche di mercato. Il risultato è stato quello di considerare montagna praticamente tutto l’Abruzzo, e quindi le limitate risorse spese hanno finito per  rafforzare gli squilibri in essere, penalizzando ulteriormente le aree più deboli della Regione. 
    Le proposte del programma elettorale di Del Turco per la montagna apparivano forti e condivisibili:  la maggiore selettività degli interventi di politica, puntare sull’economia della conoscenza, valorizzare il binomio ambiente-cultura, migliorare le infrastrutture ed i servizi. Ma in questi 18 mesi di governo regionale abbiamo visto poco, o nulla, per il riequilibrio territoriale.
    E’ ora di cambiare passo.  Destinare risorse alle aree montane e marginali, in sintesi, deve significare ricondurre lo squilibrio agli assetti istituzionali esistenti, e non  alla struttura del territorio. Questa impostazione dovrebbe essere di esempio, a nostro modo di vedere, per ogni provvedimento regionale, sia perché il riequilibrio territoriale costituisce indubbiamente un interesse primario di tutti gli abruzzesi, sia perché  gli assetti istituzionali sono, ad oggi, la vera fonte dello squilibrio. E’ del tutto evidente che i fondi strutturali europei abbiano  fallito l’obiettivo del riequilibrio,  e che  lo sforzo della Regione e delle istituzioni locali deve essere quello di contrastare esplicitamente le dinamiche di mercato che operano automaticamente e spontaneamente per l’allargamento del dualismo territoriale. 

    Il riequilibrio territoriale è un’esigenza di tutta la Regione, ed è primario compito della politica indicare le priorità ed assumersi responsabilità. La situazione richiede uno sforzo straordinario e nuovi investimenti, quantomeno  per iniziare a colmare squilibri non più tollerabili.  Per l’Abruzzo che vogliamo, unico e solidale, e non per gli Abruzzi a più velocità.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 08:36
    Filed under: News MpL

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