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    Aree interne: cooperare per crescere

    Posted on giovedì 8 agosto 2019

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    Le aree interne abruzzesi hanno enormi potenzialità di crescita ma vengono punite anzitutto da mancanza di vision e da troppa litigiosità politica. Superare i personalismi, gli egoismi e gli steccati, avviare davvero il metodo della condivisione e della cooperazione. Solo così potremo cogliere l’obiettivo dello sviluppo e del riequilibrio territoriale, per una migliore qualità della vita.

    La Pira diceva che “amministrare una città ed un territorio è importante, ma ancora più importante è dare loro un ruolo”. E per dare un “ruolo” ad un territorio occorre come premessa che tutti i portatori di interesse (sindaci, associazioni, corpi intermedi, partiti, cittadini….) lavorino insieme per un obiettivo comune e condiviso.  Essere comunità ed agire come comunità è fattore essenziale dello sviluppo locale. La comunità si esprime nella capacità di elaborare strategie e nella voglia di fare degli attori locali, nel remare tutti nello stesso senso e verso la costruzione di un migliore futuro possibile. Dove non c’è comunità c’è permanente conflitto e non attecchisce un duraturo sviluppo. Basti pensare al caso delle aree interne abruzzesi: l’aquilano, la Marsica, la Valle Peligna e l’Alto Sangro non sono “comunità” da almeno 40 anni, si dividono e si beccano anche al loro interno come i capponi di Renzo, e anche per questo declinano. Quando la comunità funziona – come nel caso tra molti altri della provincia di Treviso – le differenze diventano opportunità, i politici non esprimono interessi solo particolari ma sono direttori d’orchestra di un disegno condiviso di sviluppo radicato nello specifico contesto locale, operano forti relazioni tra cittadini e istituzioni.

    Una comunità cresce se valorizza il suo “Capitale Territoriale Locale” (risorse umane, ambientali, culturali…) proprie dello specifico contesto. Questa esigenza di ri-creare anzitutto reti di attori, integrando le migliori esperienze di sviluppo anche delle aree interne, costituisce il presupposto per una crescita economica duratura, proprio perché centrata sui valori e potenziali locali.

    Alcuni territori crescono, altri declinano, alcune città si sviluppano, altre muoiono:  possiamo gestire o subire, sta a noi decidere. Il primo compito che politici ed amministratori illuminati dovrebbero svolgere è quello di coinvolgere i “corpi intermedi”  nell’elaborare e proporre qualsiasi progetto rilevante di trasformazione del territorio. E’ un lavoro duro e impegnativo ma di sicuro successo, quello di  coinvolgere i portatori di interessi – come Associazioni di categoria, Fondazioni, Aziende, Banche, studiosi e singoli cittadini –  che si impegnino per dare vita ad una qualità territoriale diffusa.  E’ un lavoro impegnativo ma di successo, quello di stimolare  forme originali di partecipazione pubblico-privato, aventi ad oggetto progetti di cooperazione allo sviluppo, solidarietà sociale, progetti pubblici, eccetera.

    La crescita o la decrescita di una “comunità” da questo dipendono: dalla sua capacità di fare sistema, nella capacità degli attori locali di non perdersi in distruttive (ed anche ridicole) polemiche ma di coordinare azioni positive verso un disegno condiviso.  In tal modo si costruisce e accumula capitale sociale territoriale, un bene immateriale motore primo della crescita civile prima che economica.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 00:44
    Filed under: News MpL

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