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    Aquilani tartassati

    Posted on lunedì 14 gennaio 2008

    Il Comune delle tasse: il bilancio 2008 non presenta sostanziali novità rispetto all’anno precedente. Pannicelli caldi la minima riduzione delle imposte comunicata con la solita ed esagerata enfasi dal Sindaco. Ma davvero si crede che riducendo l’ICI dell’1% vengano fuori gli affitti in nero agli studenti?  Nulla invece è stato detto sull’eventuale revisione degli estimi catastali, che porterebbe ad ulteriori aumenti dell’ICI.  La verità è che gli aquilani sono spremuti ed i servizi restano assolutamente carenti.  Nulla è stato fatto, o quasi, per ridurre le spese correnti e per introdurre il controllo della gestione.  Nulla è stato fatto o predisposto per ridurre i tempi dei procedimenti amministrativi,  mentre il Comune si è "incartato" in un progetto di riorganizzazione senza senso.

    La pressione fiscale nel Belpaese è già insopportabile, tra le più alte d’Europa: ciascun Italiano lavora per il fisco dal 1 gennaio al 20 giugno di ciascun anno, e versa (mediamente) ad Amministrazioni tanto voraci quanto inefficienti il 43,1% del reddito percepito (cui si aggiunge IVA, accise, pedaggi autostradali, ecc. ecc.). Se poi alle tasse statali e regionali, aggiungiamo pure le imposte comunali, allora gli aquilani ne escono davvero malconci. Un aquilano versa ogni anno nelle casse comunali 700 euro, con un incremento record della pressione fiscale del 100% rispetto a dieci anni orsono. Poco consola il fatto che il Sindaco abbia annunciato, per il 2008, correttivi minimi nelle imposte comunali, come la riduzione del 5% della Tarsu ed un modesto sconto ICI (pari all’1%) a chi affitta la casa agli studenti con regolare contratto. Si tratta di quisquilie e pinzillacchere. Resta invece del tutto irrisolta la questione di fondo: a fronte dell’iperbolico livello della tassazione comunale, gli aquilani non percepiscono alcun miglioramento dei servizi forniti dal Comune. Dalla raccolta dei rifiuti alla gestione della mobilità, dai parcheggi agli asili nido, dalle infrastrutture alle misure per il sociale, tutto appare insoddisfacente, come e più di dieci anni orsono, quando però si pagava la metà per il "funzionamento" del Comune. E questo semplicemente perché all’aumento spropositato della tassazione non ha corrisposto una maggiore e migliore erogazione di servizi finali al cittadino ed alle imprese, ma semplicemente il forte aumento delle spese indirette. L’Amministrazione comunale e le pletoriche burocrazie collegate (società controllate e partecipate) costano circa 60milioni di euro, con un incremento del 38% in dieci anni. Il costo delle funzioni amministrative di base, nell’epoca dell’informatica e della telematica che dovrebbero portare a consistenti risparmi di gestione, è invece cresciuto del 45% in dieci anni. La spesa corrente è di 420milioni di euro, mentre le risorse utilizzate per tutti i servizi comunali (strade, asilo nido, illuminazione, manutenzioni, sostegno alle imprese, sostegno ai poveri, al sociale, allo sport, ecc.) non superano i 124milioni.

    E nonostante questi stratosferici aumenti di "spese correnti", e quindi di tasse per gli aquilani, non si può certamente dire che l”Amministrazione comunale sia una macchina che macina bene: il controllo di gestione è solo formale, la valutazione dei dirigenti un rituale inefficace, i debiti fuori bilancio una voragine. Certamente i debiti fuori bilancio (secondo una stima prudente ammontano a  67mln di Euro) non sono colpa di Cialente, ma in sede di presentazione del Bilancio 2008 ci saremmo atteso l’annuncio dell’avviamento di azioni repressive e di recupero  nei confronti di chi si è reso responsabile di tali evidenti disfunzioni ed inefficienze, prima che tutto vada in prescrizione.  Ed ancora: la gestione del patrimonio comunale è del tutto insoddisfacente.  Eppure una buona gestione dei beni potrebbe aiutare a recuperare risorse per la riduzione delle imposte comunali, come pure utile sarebbe una gestione manageriale della dirigenza ed un sistema di controlli davvero efficace.

    Ed a noi pare davvero singolare che il Comune, per fare chiarezza sui propri conti, abbia deciso di incaricare una società di consulenza esterna. Il Comune è dotato di dirigenti e funzionari nel settore Bilancio, di un assessore al ramo, di un Segretario generale e, da ultimo, si è pure assunto un "city manager". Si tratta di una struttura poderosa e ponderosa che dovrebbe essere perfettamente in grado di analizzare i conti e di relazionare "pro veritate" sulla situazione finanziaria, economica e patrimoniale dell’amministrazione. E’ illusorio credere che una società esterna possa portare a risultati miracolosi; solo per capirci qualcosa, nella palude della finanza comunale, i consulenti esterni impiegheranno qualche mese. E chi conosce le sabbie mobili amministrative conosce pure l’arte, molto sviluppata al Comune, di mischiare le carte, impicciare i problemi, aggrovigliare ciò che è semplice, pur di non far acclarare la situazione.

    Non è con il maquillage di un’accorta comunicazione ed il ricorso alle "prestigiose" società esterne che si risolvono i problemi. Occorre la volontà politica di fare chiarezza nei troppi angoli bui dell’amministrazione cittadina. Il Sindaco non ha avuto il coraggio di aggredire le spese correnti, l’unica via per ridurre davvero le tasse comunali. Tirare fuori la troppa polvere nascosta sotto i tappeti del Palazzo significa auspicare il "mea culpa" di chi ha sottovalutato e minimizzato accadimenti gravissimi come il troppo presto dimenticato scandalo della Perdonanza e le voragini nelle casse comunali e nelle società collegate, dovute ad amministrazioni disinvolte se non dissennate. Fare chiarezza su tutto: operazioni finanziarie spericolate e mancati controlli, cattiva amministrazione e partecipazioni collusive, strapotere di alcuni dirigenti e colpevole accondiscendenza della politica. Se per troppi anni sono saltate le regole ed i controlli, questo coinvolge indubbiamente responsabilità personali da appurare, ma pure responsabilità politiche molto diffuse sulle quali si dovrà meditare. Occorre dunque un forte segnale di discontinuità e di cambiamento. Ridurre le spese improduttive si può, comprimere le spese di funzionamento amministrative è possibile, semplificare la catena di comando e riorganizzare gli uffici è semplice. Occorre però un forte indirizzo politico, ed è questa è la parte difficile della questione. Fare conferenze stampa ogni settimana per inondare gli aquilani di chiacchiere morte  è facile, migliorare veramente  le cose è invece difficile. Richiede coraggio e capacità.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 19:04
    Filed under: News MpL

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