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    Ancora su FIRA

    Posted on mercoledì 8 novembre 2006

    Su richiesta di numerosi lettori, riproponiamo un articolo di Piero Carducci apparso ieri su alcuni quotidiani regionali (ed anticipato in una versione leggermente differente una settimana orsono da www.mpl.it)

    La pubblica amministrazione è un problema cruciale
    Il caso FIRA tra politica e burocrazia
    La politica o subisce o vuole un’amministrazione debole

    di Piero Carducci – Economista

    Vicende gravi come quelle della FIRA possono accadere per il concorso di diversi attori:  criminali che le concepiscono, politici che le subiscono o le coprono e se ne avvantaggiano,  dirigenti e tecnici compiacenti che partecipano alla spartizione.  Il disegno criminoso messo a punto da alcuni elementi, in altri termini, non si sarebbe potuto avviare né reiterare senza una rete di connivenze, omessi controlli e diffusa omertà di livello politico ma non solo politico.   Certamente alla base dei mancati controlli vi è pure la  scarsa qualità della Pubblica Amministrazione.  Quante leggi di spesa vengono piegate ad interessi particolari, quante buone idee muoiono, quanti cattivi progetti vengono finanziati, quanta creatività invece si disperde, a causa di strutture pubbliche rilassate o inadeguate, di regole obsolete, di norme medioevali. Certo, molti funzionari pubblici fanno con scrupolo il proprio lavoro, pure in condizioni operative spesso difficili. Ma troppi dipendenti pubblici costituiscono una casta privilegiata che si autotutela, interpreta le norme con ampi margini di arbitrio,  condiziona pesantemente le scelte di indirizzo politico,  impedisce qualsiasi cambiamento della gestione. Nella realtà i politici con funzione di amministrazione sono immersi nella frenetica routine del quotidiano, se non nella soluzione delle beghe politiche interne a maggioranze sempre più confuse e  litigiose. Troppe volte la funzione politica, unica titolare dell’indirizzo,  si rassegna (oppure è complice) di un andazzo diffuso che vede sempre più l’attenuazione della distinzione tra indirizzo politico ed amministrazione operativa. Troppe volte il politico con responsabilità di amministrazione  o finisce per “dipendere” da uno o più dirigenti, come se la dimensione tecnica potesse assorbire e sostituire quella politica, oppure trova il suo tornaconto nella disinvoltura gestionale delle proprie strutture operative.  In entrambi i casi, gli Amministratori cadono in una trappola mortale: la dimensione tecnica, infatti, persegue fini propri, trova i soldi o non li trova a suo piacimento, aggiusta o non aggiusta a sua discrezione, persegue fini politici spiccioli legittimando una primazia di fatto della gestione particolare su quella generale. L’Amministratore che cade in questa trappola perde il controllo della situazione e la stessa amministrazione si frammenta in settori autonomi, dove i dirigenti svolgono un ruolo politico improprio, ed operano al di fuori della cornice strategica e degli scopi ultimi, portando all’indebolimento dell’indirizzo politico e dell’unitarietà, che dovrebbero invece essere a fondamento dell’azione amministrativa. 
    La vicenda FIRA dimostra che per  troppi anni sono saltate le regole, e per troppi anni sono saltati pure i controlli. Questo coinvolge indubbiamente responsabilità personali da appurare,  ma pure responsabilità politiche diffuse sulle quali si dovrà meditare. Ora occorre dare voce ad un’aspirazione diffusa:  fare chiarezza negli angoli bui dell’amministrazione regionale. Non basta spostare un direttore regionale da un settore ad un altro per rinnovare e cambiare la Regione. Non basta il maquillage per cambiare la burocrazia abruzzese. Occorre tirare fuori la troppa polvere nascosta sotto i tappeti dei pubblici palazzi, indagare sulla sanità privata, sui piani formativi regionali, sulle leggi a favore dell’imprenditoria femminile, su alcuni enti strumentali, solo per citare casi dove la politica potrebbe essere stata succube (o complice) di amministrazioni temerarie.  E questo significa pure auspicare il “mea culpa” di chi ha sottovalutato e minimizzato accadimenti gravissimi come lo scandalo FIRA e le voragini  nelle casse regionali dovute ad amministrazioni disinvolte se non dissennate.  Fare chiarezza su tutto: operazioni spericolate e mancati controlli, cattiva amministrazione e partecipazioni collusive, strapotere di alcuni dirigenti,  accondiscendenza della politica.
    Fare chiarezza è una via obbligata per il governo regionale. I bisogni sociali determinano una pressione crescente in termini delle cose da fare da parte dell’Amministrazione e, quindi, la capacità di scegliere le priorità facendo funzionare bene la macchina pubblica diventa un elemento cruciale ai fini del mantenimento e l’accrescimento nel tempo del consenso politico degli abruzzesi. La Regione dovrà vincere una grande sfida: gestire più servizi a parità di imposizione fiscale e di più elevata qualità, per favorire la crescita del sistema produttivo. Mentre si riduce progressivamente l’area di intervento dello Stato, si accelererà l’autonomia finanziaria e tributaria delle amministrazioni locali, sempre più protagoniste del loro sviluppo. E’ una grande sfida che potrà essere vinta soltanto con un indirizzo politico ed una burocrazia radicalmente diversi, con controlli efficaci, con una forte e diffusa tensione verso l’efficienza e l’efficacia della gestione, sia da parte dei politici che dei dirigenti.  La  FIRA insegna che c’è molto, ancora troppo, da fare.
    MpL Comunicazione @ 19:22
    Filed under: News MpL

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