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    Posted on domenica 31 agosto 2008

    "Il piano è solido e serio. Dietro c’è una vera strategia-Paese, non un banale interesse di bottega. Per questo non accetto che si dica che è un imbroglio, o un favore fatto a Berlusconi. Semmai è un favore fatto all’Italia, alla sua industria, al suo futuro". Corrado Passera, AD di Intesa San Paolo, ha una bella gatta da pelare…

    I tanti, autorevoli interlocutori che in queste ore hanno avuto occasione di parlargli, non possono non cogliere la legittima soddisfazione di chi sente di aver portato a termine una "missione impossibile". Ma Passera è anche il primo a sapere che siamo solo all’inizio di un percorso lungo e difficile. Per poter considerare davvero risolto il caso Alitalia "le prossime due settimane saranno decisive", continua a ripetere. C’è da definire ila governance, il partner estero. C’è da incassare il consens dei sindacati, con l’ostilità pregiudiziale della CGIL.

    Ma Passera ci crede. Ha una fiducia enorme nel progetto. Non è un caso che venerdì scorso, nel bagno di folla del meeting di Cl a Rimini, ai tanti amici che gli andavano a stringere la mano per complimentarsi per Alitalia continuava a ripetere: "La tiriamo fuori, è sicuro. Abbiamo il piano, abbiamo gli uomini, abbiamo gli alleati, abbiamo i soldi. E stata ed è ancora una fatica pazzesca, ma stavolta la tiriamo fuori sul serio". Forse è proprio per questa fiducia, proprio per la passione e l’impegno personale che ci ha buttato dentro, che il super-banchiere oggi si irrita di fronte alle obiezioni sollevate da giornali e centrosinistra.

    Il "Piano Fenice", secondo Passera, è questo progetto. E adesso può e deve spiccare il volo. Nonostante tutte le critiche, lo considera "il migliore possibile". E a chi in queste ore gli obietta che il piano Air France era molto più conveniente risponde a muso duro: "Chi fa questi ragionamenti dice una bugia e non tiene conto di una realtà oggettiva: il piano Air France è nato con un petrolio a 80 dollari al barile, il nostro con un petrolio a 115 dollari al barile".

    La prima, appunto, è quella del partner.  Passera sta lavorando tra Air France,  Lufthansa e British Airways. Questione di giorni, e il nodo verrà sciolto. Ma una cosa è chiara, e Passera ci tiene a ribadirlo ai suoi interlocutori: "L’accordo è per una quota di minoranza, perché Alitalia resta italiana". E non è pensabile neanche un patto a termine, più o meno segreto: si entra oggi con il 5 o il 10%, e tra due o tre anni il partner rileva le quote dei soci italiani e si mangia l’Alitalia. Su questo il vertice di Intesa – Sanpaolo è inequivoco: "Per i soci italiani c’è un vincolo di cinque anni. Scaduto il quale, non sono previsti diritti di prelazione, per nessuno".

    E questa è però la seconda incognita. Non è ancora chiaro il modello di governance della nuova Compagnia Aerea Italiana. Ci dsaranno quattro o cinque soci maggiori, che investiranno ciascuno 150 milioni di euro. Tra questi ci sarà ovviamente Intesa-Sanpaolo, Benetton e Colaninno. Ma non è previsto patto di sindacato. E poi Mediobanca e Morgan Stanley.

    Infine c’è la terza incognita: gli esuberi. "La gestione degli esuberi avverrà come da prassi, e secondo le leggi vigenti in materia: quindi cassa integrazione e mobilità. Nient’altro. Se poi nel frattempo si profilassero altre opportunità di reinserimento, anche in questo caso attraverso l’attivazione delle normative già in vigore sulla riqualificazione e il reimpiego dei lavoratori svantaggiati, allora tanto meglio. Ma non c’è e non ci sarà alcuna forma di assistenzialismo".

    Ma convincere Cgil-Cisl-Uil, più le rappresentanze dei piloti e le altre sigle del trasporto aereo, sarà una fatica immane. Passera, come gesto di distensione e segno di attenzione, ha definito subito il via libera dei sindacati "pregiudiziale" ai fini della riuscita del Piano Fenice. Così dice. 

    MpL Comunicazione @ 20:18
    Filed under: News MpL

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