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    Agricoltura&Turismo, binomio di successo

    Posted on mercoledì 3 aprile 2019

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    Nell’immagine il triangolo d’oro del Prosecco della Valdobbiadene. Un modello virtuoso di sviluppo che integra e valorizza i fattori distintivi del territorio: agricoltura, industria, turismo e cultura.

    Agricoltura&Turismo. Un binomio che crea sviluppo ed occupazione laddove se ne è compreso il valore.  Il caso del Prosecco della Valdobbiadene. E l’Abruzzo? Siamo all’anno zero.

    Agricoltura&turismo,  un binomio intrigante e di grande successo se politici ed amministratori ne comprendono  il valore aggiunto.  Il caso che viene alla mente è di eccellenza: il Prosecco della Valdobbiadene. E’ un triangolo d’oro, quello tra le località di Valdobbiadene, Asolo e Conegliano veneto.  L’economia del Prosecco Superiore DOCG ha garantito a quel territorio  uno sviluppo integrato: agricoltura, turismo e cultura, con una crescita del reddito pro-capite e di capitale umano quantitativo e qualitativo, molto più elevata che nel  resto del territorio della regione Veneto. Una caso di successo studiato in tutta Europa ed oggetto di approfondito studio nei suoi fattori di eccellenza da parte della SDA Bocconi (vedi: http://www.trevisotoday.it/economia/conegliano-valdobbiadene-territorio-modello-di-sviluppo-economico.html).

    Perché non provare a realizzare qualcosa di analogo, in Abruzzo, terra di eccellenze agroalimentari ancora poco valorizzate?  L’Abruzzo è ovunque conosciuto per le sue eccellenze, ma non riusciamo a fare sistema.  Non lo diciamo noi, ma istituti accreditati che monitorano le qualità dei territori. Secondo Coldiretti  – che redige uno specifico censimento nazionale –  sono ben 148 le eccellenze enogastronomiche abruzzesi conosciute in tutto il mondo. Nella lista troviamo prodotti di grandissima tradizione, noti e blasonati: si va dalle diverse versioni di Montepulciano e vini bianchi, i pecorini e le salsicce; dalle mandorle di Navelli alle olive Intosso passando per l’aglio rosso di Sulmona all’amaro di Genziana e alle ciliegie di Raiano. Ma nel lungo elenco di specialità ci sono anche le patate (Turchesa, di montagna del medio sangro e degli Altipiani d’Abruzzo), il peperone secco e  rosso, la “scapece”,  i lupini pettinari, le castagne, senza dimenticare la pasta di Fara e la mortadella di Campotosto.

    E poi le eccellenze industriali: l’industria automotive della Val di Sangro, i wafer di silicio della L-Foundry di Avezzano  e la Pharma Valley aquilana.  E poi le eccellenze ambientali e culturali:  la natura incontaminata, le montagne ed i bacini sciistici, i laghi ed i parchi nazionali, la teoria dei magnifici borghi, i trabocchi turchini, le emergenze architettoniche di assoluto pregio come la Rocca di Calascio ed i numerosi castelli, la magnifica basilica di Collemaggio, le incredibili abbazie ed i conventi monumentali.

    Purtroppo la riconosciuta bellezza e le tante eccellenze sono una precondizione necessaria per generare attrattività, ma non certamente sufficiente e la Regione come entità amministrativa non è finora riuscita a costruire un prodotto turistico ed una promozione di alto profilo.  Ed i dati sono sconfortanti. Il contributo del settore al PIL dell’Abruzzo è solo l’8% contro la media nazionale del 12%.  La valorizzazione delle eccellenze  locali è  tra le priorità programmatiche della nuova amministrazione regionale – almeno sulla carta – e tanto tempo perduto va recuperato.

    Come mettere in campo  azioni comuni volte a sviluppare un originale modello locale centrato su specifiche suscettività e competenze distintive del territorio? Come promuovere l’attrattività dei nostri territori per nuove attività d’impresa e supportare la competitività delle attività in essere?

    La competitività delle imprese – ormai lo sappiamo – proviene  dai legami che esse hanno con il territorio: le attività di successo si sviluppano solo dove si attivano i reali fattori distintivi e competitivi del territorio, innescando una spirale virtuosa di crescita economica e qualità della vita.  La valorizzazione delle risorse tipiche del territorio implica un modello di programmazione dello sviluppo locale centrato sulla coesione territoriale e sul gioco di squadra tra attori pubblici e privati, nella convinzione che “fare sistema” richiede passare dalla competizione alla cooperazione,  e significa accelerare un cambiamento culturale profondo nella gestione della cosa pubblica e nel management dell’impresa privata per ricondurre a fattore comune le opportunità che ciascuna area detiene.

    Noi dobbiamo ragionare sui territori esattamente come se fossero un brand (https://www.glossariomarketing.it/significato/brand/)

    La parola chiave deve essere quella di aumentare il capitale sociale territoriale, inteso come capacità intrinseca del territorio di acquisire una vocazione e un posizionamento riconoscibili, di attrarre investimenti nei settori tipici, pensando al territorio come  “soggetto strategico” dotato di conoscenza, competenza e capacità di generare e distribuire il valore aggiunto. Come in Valdobbiadene, appunto. Loro lo hanno fatto, perché non farlo anche noi?

    Ogni partizione del territorio abruzzese è  “riconoscibile” per i suoi caratteri di unicità e la sua forte entità territoriale, ma oggi queste unicità non sono valorizzate. L’Abruzzo è ricco di agricoltura, cultura,  borghi rurali, eccellenze archeologiche, capitale umano,  tutti elementi che, messi a sistema, potrebbero costituire importanti “attrattori turistici”.

    Ma gli stakeholder territoriali, gli operatori turistici e le associazioni culturali non riescono a “fare sistema”, e raggiungere uno standard minimo di integrazione tra i servizi offerti.  Agricoltura, turismo e cultura rappresentano fattori integrati di crescita dell’economia locale, in quanto elementi costitutivi del capitale sociale territoriale. Il capitale territoriale deve essere inteso come la capacità intrinseca del territorio  di acquisire una vocazione ed un posizionamento chiari, di esprimere un valore identitario riconoscibile, di attrarre investimenti nei settori correlati alle specificità territoriali.

    Occorrono però oculate politiche regionali di promozione turistica, strettamente collegate allo sviluppo della filiera agroalimentare, per proiettare l’Abruzzo nel circuito delle destinazioni turistiche per viaggiatori italiani e stranieri, anche in virtù del vasto patrimonio paesaggistico e delle emergenze culturali presenti sul territorio.

    Lo sviluppo agroalimentare può essere coniugato con quello turistico, ma questo non è un fatto che accadrà da solo. E’ una questione di volontà politica di livello regionale, di strumenti idonei e di governance locale. Facciamo un solo esempio: sulla base della vigente normativa, i distretti turistici possono essere costituiti quasi esclusivamente nei territori costieri!  Come si fa a sviluppare il turismo nelle aree montane ed interne, senza un distretto, ovvero senza una zona a burocrazia zero, dove i soggetti economici operanti nella filiera godono di importanti  agevolazioni e semplificazioni in materia fiscale, amministrativa e  finanziaria? In particolare, le aree interne sono state per troppo tempo considerate “marginali” dal decisore regionale e statale. Benché racchiudano elementi di potenzialità, che vanno ben oltre le pur importanti valenze ambientali, sono poco conosciuti e poco interessati da flussi turistici rilevanti. Pur conservando elementi di grande pregio ambientale e culturale, queste aree sono caratterizzate da fenomeni di spopolamento dovuto alle scarse opportunità occupazionali, e alla rarefazione dei servizi.

    Valorizzare il brand “territorio” significa valorizzare un mix irriproducibile di prodotti agroalimentari,  tipicità alimentari, tradizioni, emergenze artistiche, borghi rurali, beni paesaggistici,  méte religiose e della memoria…  Ma questo richiede politiche economiche di livello sopra-comunale che, sinora, non ci sono state.

    Si evidenzia quindi la necessità di intervenire con un progetto integrato di animazione e promozione territoriale finalizzato a favorire l’elaborazione di proposte turistiche innovative e calibrate sulle diverse peculiarità dei luoghi, attente ad avere il minimo impatto ambientale, a portare duraturi e diffusi benefici economici alle popolazioni residenti e a contribuire alla conservazione e valorizzazione delle risorse locali.  Speriamo che la nuova Regione  sia meno cieca e meno sorda e maggiormente sensibile sul grande tema dello sviluppo delle aree interne e più in generale del binomia cultura-turismo.  Adattare le best practices,  lavorare insieme, cooperare fra gli operatori e fra le aree, potrà consentire l’elaborazione e sperimentazione di prodotti e proposte originali, autentiche, innovative e di fortissimo impatto. Una concreta opportunità per i giovani.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 10:53
    Filed under: News MpL

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