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    Acqua, bene prezioso e trascurato

    Posted on martedì 30 aprile 2019

    Risultati immagini per acqua bene pubblico

    La governance dell’acqua dovrebbe essere priorità della politica.  A causa dei cambiamenti climatici tutta l’area del Mediterraneo andrà incontro ad una riduzione della disponibilità delle risorse idriche e ad un aumento della loro variabilità a causa di più intensi e frequenti fenomeni estremi sia di piogge intense ed alluvionali sia di prolungati periodi di mancanza di precipitazioni. Nel frattempo la domanda d’acqua e gli usi dell’acqua tenderanno, viceversa, ad aumentare e la disponibilità d’acqua è scarsa e diventerà ancor più scarsa in futuro. Una questione cruciale e rilevante che non può essere certamente affrontate da un singolo Comune o da un singolo ente. La governance dell’acqua va affrontata quindi in tutti i suoi aspetti, dalla captazione, alla distribuzione, al risparmio nei consumi alla depurazione.  La Regione deve giocare un ruolo primario.

    Uno dei primi obiettivi della amministrazione regionale dovrebbe essere quello di mettere ordine in un settore molto trascurato in Abruzzo: basti pensare alla cattiva gestione dei depuratori. Occorre assicurare al più presto  una “governance” complessiva e coerente delle risorse idriche locali, sempre più scarse per le ricorrenti siccità e sempre più da regolare per le frequenti  alluvioni.  Gestione integrata significa condurre a comune denominatore, ed è la competenza regionale, le molte (troppe) autorità, organismi, enti e comitati che operano nel campo dell’acqua.

    1.La prima questione importante che occorre affrontare è quella degli enti gestori.  Dopo anni di “distrazione”,  occorre una operazione verità sui conti delle società di gestione, premessa indispensabile  per il loro rilancio e per la ripresa degli investimenti del ciclo idrico integrato.  La gestione dell’acqua, bene collettivo primario, deve restare saldamente in mano pubblica tutelando i lavoratori ed evitando lo spettro del fallimento dei gestori sostenuto sovente da chi vuole aprire le porte alla privatizzazione anche in questo delicato settore.

    L’Abruzzo deve gestire la sua acqua, un bene comune che, altrimenti,  sarebbe  gestito sulla base di mere logiche di profitto, un male per tutti come insegna l’esperienza di altre regioni che hanno aperto le porte a giganti stranieri.

    2.La seconda questione importante che occorre affrontare è quella della governance locale dell’acqua.  Il risanamento delle società di gestione, ci riferiamo a quelle in difficoltà,  permetterà ai sindaci di poter disporre di un importante “player territoriale”, ovvero di un braccio operativo che renda fattuale la complessa normativa di gestione del distretto idrografico, porti a rapida revisione/approvazione i piani di gestione dei bacini distrettuali e relativi programmi di azione.  Il buon governo dell’acqua è l’obiettivo finale,  fondamentale pilastro della sostenibilità nell’uso delle risorse naturali, ma anche l’elemento decisivo per il benessere sociale e per la crescita economica.

    Grande il lavoro da fare: investire sulla depurazione, tema centrale per la salute pubblica e per fare una agricoltura di qualità.   Occorre redigere i Piani di gestione dei distretti idrografici, per un miglior monitoraggio della qualità delle acque e alla riproduzione su mappe dei livelli di qualità nei corpi idrici sotterranei.  Abbiamo da riaprire il fascicolo della governance, che allo stato non funziona, con una profonda riforma e semplificazione dell’ERSI. Da gestire e prevenire i dissesti idrogeologici,  insieme alla razionalizzazione della irrigazione.  Abbiamo da risolvere l’annosa questione relativa all’utilizzo dell’acqua potabile, spesso geologica e quindi di elevatissima qualità, per i processi industriali e per usi irrigui.

    Abbiamo molti e gravi problemi, perché, la governance dell’acqua non è stata affrontata, almeno come questione organica, né da molti comuni né dalla Regione.   Tutto ciò, al di là degli aspetti formali di non corretto recepimento delle direttive europee in materia, rappresenta un campanello di allarme per porre rimedio ad un fondamentale problema che l’Abruzzo deve, al più presto, risolvere in materia di risorse idriche.

    È il problema della governance locale dell’acqua nei suoi diversi profili, che richiede da una parte  chiarezza di ruoli  dei diversi attori coinvolti e dall’altra di adeguatezza degli strumenti attuativi da utilizzare nei diversi campi di intervento settoriale. E i diversi profili di gestione riguardano nel merito una varietà di aspetti che vanno dalla tutela delle risorse, compresi gli ecosistemi, alla qualità dell’acqua nei diversi corpi idrici, dalla difesa del suolo in relazione alla prevenzione dei rischi da inondazioni e di dissesto idrologico, alle soluzioni che bisogna individuare per rispondere alle esigenze dei diversi utenti dell’acqua, soprattutto in relazione a condizioni di siccità o di scarsità.

    3.La terza questione importante  è quella della consapevolezza. E’ mancata sinora la consapevolezza che il buon governo dell’acqua rappresenta non solo un fondamentale pilastro della protezione ambientale e della sostenibilità nell’uso delle risorse naturali, ma anche e soprattutto l’elemento decisivo sia per il benessere sociale e la salute dei cittadini anche sotto il profilo igienico sanitario, che per la crescita economica e le attività produttive. L’acqua è un bene comune di essenziale importanza per la sostenibilità dello sviluppo di un territorio e della qualità di vita della popolazione nel lungo periodo.

    La gestione della risorsa idrica richiama la centralità della pianificazione, un momento complesso che coinvolge una pluralità di enti e che si impernia sui gestori locali.  Questo anche per affrontare compiutamente il problema, per noi abruzzesi rilevante, del rischio idraulico.  La pianificazione di bacino e la gestione del sistema di protezione civile devono andare quindi di pari passo.  La scelta obbligata di agire sulla base di una visione unitaria è del resto coerente a tutta la legislazione in materia.

    Sulle risorse idriche ci sono due fattori di pressione: da una parte i cambiamenti climatici, e dall’altra parte le crescenti esigenze di acqua per lo sviluppo industriale e le esigenze civili.  Noi sappiamo che  a causa dei cambiamenti climatici tutta l’area del Mediterraneo andrà incontro ad una riduzione della disponibilità delle risorse idriche e ad un aumento della loro variabilità a causa di più intensi e frequenti fenomeni estremi sia di piogge intense ed alluvionali sia di prolungati periodi di mancanza di precipitazioni. Nel frattempo la domanda d’acqua e gli usi dell’acqua tenderanno, viceversa, ad aumentare e la disponibilità d’acqua è scarsa e diventerà ancor più scarsa in futuro.

    Questi problemi   dovranno  essere affrontati presto, perché troppo tempo si è inutilmente perduto.  Sono sfide alle quali non possiamo sottrarci, se è vero com’è vero che la protezione dell’ambiente e la salvaguardia delle caratteristiche del nostro territorio sono la garanzia non solo del mantenimento della qualità dei nostri stili di vita, ma anche di preservazione delle peculiarità dell’ambiente “antropico e culturale” che ci derivano dalla nostra storia, dalla nostra cultura e della tipicità del “made in Italy”.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 13:19
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